lunedì, ottobre 29, 2007

Silvia Scrive

Silvia Scrive:

Hai una forza che non so come riprodurre. Credo dipenda dal tipo di visione, dal punto di vista o da una sorta di microscopio allucinato attaccato alla tua parte vedente.
 
Non so bene dove tu ti metta, ma fai partire linee. Strane, strabiche, puntinate, non so, sono linee che fanno traslare ma non danno mai la sensazione che si parli d'altro. Così facciamo viaggi speciali, partiamo da un punto e ce ne procuriamo uno diverso e nulla sembra essere cambiato.
 
La cosa, infatti, è sempre lì che ci guarda. Ha cambiato le scarpe, si è messa ad accarezzare due gatti, ha incrociato le braccia, accende il gas per fare un caffè. Dopo il mezzogiorno di amore scende furente dalle scale, ha aperto la porta del cinema, sbatte la cartella davanti al naso del tipografo, si è cambiata il numero di telefono con una telefonata come di lampo. E ancora.
 
Ma è sempre lì che ci guarda. Partita per la guerra o per qualunque ricorso dal giudice di pace, sentenziante tiritere con gli amici al bar o sotto processo dalla parrucchiera, o nel supermercato che la spanna, è sempre li che ci guarda.
 
Ha visto cadere foglie bilobate dal ginko. Ha aspettato tre minuti per bere l'aspirina. Ha raccolto tutta la polvere del tuo appartamento percosso e fa come giochi di prestigio di bambagia. Ha steso la lunga gamba nera di traverso nel corridoio, ti ha offerto l'ultimo sorso di birra che le restava. L'hai vista in bagno sciacquare il viso sudato e muovere le mani come a togliersi una ragnatela.
 
Cosa ti ha mosso il volere di vederla spostata?
 
Io credo tu abbia al centro un organo che sparge. Accumula e distribuisce pezzetti consoni, non troppo disintegrati. Mette una sua luce nel momento che asporta, lo fa entrare in una storia perplessa senza mai mancare la mira. Espone, scatafascia ma non rompe, il pezzo si infila gentilmente nella tua operazione e dice che va bene esser smembrati quando il membro poteva dissociarsi e ricomporre. Io credo tu abbia un potere anche magico di sezionare dove non si credeva questo potesse essere fatto, un muscolo ctonio quasi senziente, un incidente maestro che punta il coltellino (ma forse è un dito) dove una sorta di incrocio del pensiero forma nuclei separabili. O ricongiungibili. Io credo tu sappia dove si trovino tutti i segreti di Goethe.
 
Lui si occupa di riportare a galla e tu affondi. Lui mette alla luce e tu oscuri. Lui mette lo scuro in vista e tu la luce in nero. Ah! Che negredo! Tu non sai cosa fai, eh, non lo sai. Ti viene molto morbida questa lingua che imprime le immagini sui vari supporti messi a disposizione, ti viene facile e si dice che il facile non conti. Tutti fare riferimento a questo codice qui, dicono che così ci capiamo. E se ogni settore ha la sua lingua elfica tu, che ne hai una proprio così, non conti. Poi hanno anche ragione, che tu non conterai. Vai, vai.
 
Vai sulle linee del tuo cantar perduto, della tua conta spasima di echi, della bella scordata sotto le acque ruvide, del cielo e il suo bicchiere per la valle scostata e la bambina sudata petaletti sulle dita, vai col mondo autoctono a spargere spergiuri e morbidi e secchi assetti di immaginette, vai con dio nei gesti strani dell'incontrare perso vaghi scorci di fiamma penetrativa e di umore consenziente, e di scazzo spirituale e pudore primitivo e sinistra malinconia e pietoso invito e grandine imponente e poco dolore spiccio e portentoso animo e sottile provocazione e spento motivo e solenne imitazione e principiante crasi ed infinito conforto e sporco privilegio e bell'amore. E sporc'amore. E odio pulito.
 

Postato da Alessandro Ansuini
13:45 |||

 

 

domenica, ottobre 28, 2007

I cadaveri degli inserzionisti

"I only stick with you
because there are no others"
Radiohead


Canto I
(Del disincanto)

Per gli insignificanti corpicini
che cadono ieratici a suolo
Per le tue ballerine e i gomiti
Maldestri che cozzano nella notte
Contro fronti che si trovano
In sospensioni d’ombra impreviste
Per le esecuzioni parziali per l’uomo
Che voleva vendermi 4 Dalì
In piccolo formato 10 euro, perdo
Tutti gli occhiali da sole un guanto alla
Volta lo perdo lo lascio in un bar, e così
Le sciarpe e tutta la mia serenità
Accade sempre qualcosa
Ma poi torna a posto
La schiena si torce alla sedia
E feroce
La educa e seduce.


Canto II
(Della volontà)

Sayonara
Nessuno ha visto niente
Erano tutti a guardare la partita a sistemare
Un termosifone
Tutti i vecchi e i bambini sono ingannati
Gli altri ingannano
Ventuno secoli di parole una sopra all’altra
Non sono servite a portarci
al barattolo della marmellata
Volontariamente non m’accade nulla
Il resto lo impongo, come dire
Oralmente
D’altronde non esiste verità
Che non può esser detta e una cosa
Per accadere ha bisogno proprio di questo.

Quando tutti radunati in massa intonano
Sia fatta la tua volontà
Stanno parlando con te.


Canto III
(Delle mansioni)

Non perdermi nemmeno per un secondo
Una fotografia che ti avviene
È una fotografia che accade
L’avventura è in questa pioggerella
Di tacchi sotto al balcone
In quella che scende alla fermata successiva
Dopo averti respirato vicinissima
Dove stanno andando tutti quanti?

Pare che abbiano urgenza di raggiungere qualcosa
Che sta già cercando qualche altra cosa.

Una sovrastruttura, in gergo edilizio
È qualcosa che metti per avverare i tuoi desideri.
Se pensi a cosa produci, o a quanto ti sprechi
Ti affondi dentro e non ti trovi più,
allora ti danno qualcosa da premere, qualcosa
da toccare, qualcosa da controllare,
tutte spintarelle d’eternità fasulle
come gettare una moneta in un abisso.

Canto IV
(Della circostanza)

Le correzioni e le farfalle
Appoggiate ai vetri delle finestre
Ciò che proviamo non è necessariamente
Quello che significa, i tassisti
Sono persone tranquille, la tua bruttissima
Poesia ha emozionato un cinquantenne chi
Ha paura delle metamorfosi?

Il 21esimo secolo sarà celebrato
Per essere la pietanza che cosse
Sul fuoco – verso indistinto
Di una tosse nervosa.

Chi ci ha anticipato soccorreva
Gli stessi bisogni, “La latrina
È una.” disse un uomo
Con un tono di voce molto severo
Di chi è parte della tragedia in corso.

Qualcosa come 200 anni fa.

E tutti quanti
Ci dirigemmo verso l’acqua.

Lo stiamo ancora facendo.



Canto V
(Dell’amore)

Proprio questa notte disse
Senza margine d’orrore
Lei le sue scarpe avevano le punte
Io avevo appena acquistato
Dodici armi sottilissime che vendevo
Dopo averle attaccate ai muri
Proprio questa notte disse lei
Che interpretava entrambi con un unico
Cuore perché questo fanno le donne
Si riproducono, anche quando
Non ti contengono
Ma ti sono solo attorno
Non c’era nessun margine il verso
Non si esauriva si sarebbero
Potute fissare ragazzine con la stessa
Intensità con cui si guarda un tramonto
Senza il bisogno di toccarlo e io e lei
Proprio quella notte saremmo stati
Certi, la nostra condizione di uovo
Avrebbe formato il terzo a noi
Ciò che componevamo da tempo
Con la bocca spalancata dei cani.

Le stelle ballano tutto il tempo
E non hanno nemmeno le mani.

Postato da Alessandro Ansuini
14:26 |||

 

 

sabato, ottobre 27, 2007

Radiohead - All I need (traduzione)

 

 

 

 

Io sono il prossimo atto
In attesa nelle ali
Io sono l’animale
Intrappolato nella tua macchina calda
Io sono le vacanze
Che hai scelto di ignorare
 
Tu sei tutto quello
Di cui ho bisogno
Tutto quello
Di cui ho bisogno
Sono nel mezzo della tua fotografia
Sdraiato nelle canne
 
Io sono la falena
Che vuole solo condividere la tua luce
Io sono solo un insetto
Che prova a uscire fuori dalla notte
 
Io voglio conficcarmi in te
Perché non esiste nessun altro.
 
Tu sei tutto quello
Di cui ho bisogno
Tutto quello
Di cui ho bisogno
Sono nel mezzo della tua fotografia
Sdraiato nella brezza
 
È tutto giusto
È tutto sbagliato
È tutto giusto
È tutto sbagliato
È tutto giusto
È tutto sbagliato
È tutto giusto
È tutto sbagliato
 

Postato da Alessandro Ansuini
08:37 |||

 

 

lunedì, ottobre 22, 2007

poesia sul frigorifero

you-are-my-naked-penis-anim

Poi sempre le 7 e mezza le 11 e un quarto le 2 48 la sera e la notte i cani rognosi le scale le piazze delle città famose le fotografie le cartoline i pareo non servono a niente i quadri illuminati da dietro  dei ristoranti cinesi i cinesi che non muoiono una ragazza giapponese bianca dai la manina dei piedini sottili non parlava nell’inchino mugolava piccole lacrime squittii la posizione del pollo un missionario me la portò via perdo tutto piramidi gingilli biglietti mi chiamano le ditte telefoniche che vogliono corrompermi arrestano il re dei prosciutti mi crolla una casa dentro non viene nessuno ad aiutarmi i pompieri i vigili le poliziotte sono tutti impegnati in una cosa che fa la guerra con loro da me non viene nessuno è crollato tutto m’adeguo mi dico che tutto sommato magari espatrio sogno una bara una bandiera il mio funerale ho dell’insalata in frigo chiusa con una molletta per favore mangiala tu per favore non sprecare

Postato da Alessandro Ansuini
02:42 |||

 

 

lunedì, ottobre 15, 2007

Ok Foto - Personale Fotografica di Alessandro Ansuini

locandina2

Postato da Alessandro Ansuini
22:14 |||

 

 

giovedì, ottobre 11, 2007

Io no, io preferisco l'autunno

poesia mamma del delitto la ragazza viene dopo
plastici come ai tempi di Sabrine M. e Nyla Thai
sotto le lenzuola bagnate di corpi fantasma
lune di dicembre e giochi di carte
oppure anima di carta battuta a macchina
in Europa e in America le ragazze arrivano da Marte
io ho sognato di avere un cazzo dentro il cazzo
ho preso in bocca il terzo
guida a come diventare omosessuale in 24 poesie
una ragazza con la gonna blu
con dentro una ragazza con le calze rosse
qualunque occhio possa distinguerle
non può dipingerle ma può provare l'orgasmo
del punto poetico nelle ossa
di pollo o di farfalla, A.A.-
"le fotografie sono-" le ore in Inghilterra
la riproduzione di te spalancata,
l'inverno è il progetto d’un corpo
che può armonioso dirsi io
"io no, io preferisco l'autunno"
barba lunga di un pomeriggio
 -ma tu non dormi mai -
"per una visita medica mi piaceva ballare"
sbiancata come una puttana insicura di-
 

 

 

nota: cut up di francesco ghezzi su 24 h, ma in realtà, come lui giustamente annota, sembrano scritte da lui, oppure scritte da Borroughs e ricopiate da me per farle sembrare scritte da lui, oppure scritte da me imitando lui con il risultato di assoimigliare a Borroughs, oppure...

Postato da Alessandro Ansuini
17:06 |||

 

 

venerdì, ottobre 05, 2007

caucaso media

vietato-fumare

Stiamo lavorando per noi.

Postato da Alessandro Ansuini
03:36 |||