Facciamo che da oggi tengo aggiornato il ramo poetico qui, su myspace.
Si passa dal supporto cartaceo all'mp3, ovviamente scaricabile, che si può ascoltare col walkman oppure scomodamente seduti in salotto, accertandosi che il volume dell'audio sia "brillante".
Pare che stia per uscire un libro su T.S. Eliot che, basandosi sulle moltissime lettere scritte dal poeta americano, dovrebbe far luce sull'ambiguità che da sempre lo caratterizza, ricordando che di lui hanno detto: fascista, nazista, antisemita, cornuto, omosessuale e pare anche insensibile. Roba che nemmeno a berlusconi hanno mai detto tutte queste cose insieme. Ma d'altronde lui si occupa di tutto quello che non è poesia e, come dice Benigni, per fare poesia basta saper fare una sola cosa: tutto.
Poi che altro. Con ogni probabilità venerdì parto per Londra, il 10 sarò a Parigi, e attorno al 19 a Trieste.
Ho degli intenti: finire di leggere e recensire V.M.18 di Isabella Santacroce, che mi sono prefissato come scopo, e fare un qualche centinaia di foto, più altre cosette nella perfida terra d'albione. Dovrei avere internet.
Buone vacanze a tutti, belli e brutti.
da microcritica, di Massimo Sannelli:
forse non avrei mai dovuto accendere dei blog: il Gotha non li considera letteratura, ecc. chi ha un blog, è fuori dal Gotha, ecc. - ma dal Gotha sono uscito nel 1998 (avevo 25 anni): dopo due traduzioni per il melangolo (l'emozione di vedere il tuo nome sull'«Espresso», sul «Domenicale» del «Sole 24 ore», sull'«Unità»... com'eri ingenuo, allora, da filologo che non conosce la vita, vergine in tutti i sensi...), dopo tre servizi per Crocetti (il primo nel numero di ottobre 1994 di «Poesia», su Michaux - con alcune revisioni redazionali), articoli su «Medioevo Romanzo» e altrove. non so che cosa sia successo, dopo: il dottorato, inutile (vinto all'ottavo tentativo, già nel 2001 - era facile capire il significato di questo ritardo: non è per te), tante entrate e uscite, che hanno ferito me e altri. e poi il disprezzo, mio per altri, e di altri per me, e il passaggio da amore a disprezzo e da disprezzo ad amore. nessuno è mai passato tanto facilmente dall'essere chiamato maestro al disprezzo. segno certo: che non c'era nessuna maestria seguìta, ma persone, che parlano a persone, che difendono giustamente persone, che attaccano giustamente o ingiustamente persone, ecc. - e io pensavo che il lavoro (fatto: un FATTO) fosse lavoro, e i libri gli articoli le recensioni le conferenze erano cose certe - potevano bastare per l'introibo (mi dicevo); non bastavano, e non basteranno mai. bisogna coltivare rapporti, molti, ma serve la salute (e prima della salute: il desiderio di coltivarli, perché ti rendono migliore, è certo; devi essere una PERSONA). è certo che università e Gotha poetico si sono chiusi, molto presto. Piero Cudini morì più tardi, e il suo dottore dottore la sua voce è inconfondibile rimane nell'aria; e non mi porti i suoi libri li tenga per un'occasione migliore - allora professore le porterò cioccolato dalla Svizzera (telefono di domenica, e dialogo sull'ultimo concorso universitario tentato; e Cudini morì quattro o cinque giorni dopo, solo in casa). e ora sono stanco: il copione si svolge uguale da molti dei pochi anni che ho. è tempo di (brutta metafora) voltare la carta, saltare l'ostacolo, andare oltre, ecc. - come è certo che non posso continuare così, ecc.
Caro Massimo, è davvero un fatto singolare leggere questo tuo outing (dalla letteratura, dalla poesia, dai salotti, ma non dal corpo) proprio in un momento, appena due giorni fa, in cui ho preso una decisione che, immediatamente presa, mi ha dato un tale sollievo che ora mi pare folle il perché di tutto questo mio imbarazzo nel prenderla. Ma ogni cosa ha il suo tempo per mostrarsi. Ho deciso, caro Massimo, di non pubblicare mai più un libro di parole, né per l'editoria ufficiale, alla quale non ho mai dato molta importanza, né per la mia amata officina di libretti neri cuciti a mano, e ti spiego il perché. La scintilla che mi ha illuminato è soggettiva, non ci interessa in questo momento. Io ho sempre odiato scrivere Massimo. Non ho mai vissuto questa cosa come un sollievo, un piacere, un diletto, un hobby. Mai. Da quando sono rimasto orfano ho usato la scrittura come una mano nuda che si infila nella gola e tira fuori il tumore che dentro c'è nascosto. Giorno dopo giorno. Tu sai benissimo che giorno dopo giorno può significare qualcosa. Nel mio caso ha significato 19 anni. 19 anni di scrittura. Se escludiamo il prima, la magica ispirazione, il brivido, il sentirsi stalker lancitatore di fazzoletti in terra inesplorata, sentire le parole arrivare, captarle, e al dopo, la vanità della cosa che hai scritto, chi dice bello, chi dice brutto, chi dice maestro. Ma fra il primo e il dopo c'è l'atto dello scrivere, anche se mi verrebbe da dire, cade l'ombra. Scrivere è tu davanti al vuoto, che con un dito tremante mimi geroglifici per l'aria.
Prima e dopo se ne può discutere, discutiamone, discutetene, dite anche, il mio libro, io ho fatto questo. Io non so tu perché scrivi massimo. Io scrivo per curarmi. Dal mio punto di vista, se voi non esisteste, io scriverei le stesse cose. Ho permesso alla scrittura di usarmi per 19 anni, e ora, ora che la fotografia m'è discesa nella mani, (oramai due anni or sono) ho capito che posso cominciare a usare la scrittura. Ora posso dire, vi vendo una foto. Prima mi seccava moltissimo vendere i miei tumori per denaro. Il solo prodigio di essermeli cavati dal corpo mi pareva già una bella ricompensa. Sarà per questo che ho preso l'abitudine di urlarli in faccia alle persone, con della musica sotto. Non dico che non scriverò più, perché avrei la presunzione di avere una scelta in questo, e questo no, non succede: la scrittura viene da te. Però posso scegliere di usarla in maniera funzionale ad altre cose che voglio fare, fotografia, video, cinema. Non mi viene alla mente un poeta o uno scrittore che si sia convertito alla fotografia. D'altronde non mi interessa neanche molto. Non ti sto dando nessun consiglio Massimo, chi può dare consigli? Ti sto portando la mia esperienza parallela. Siamo in un epoca in cui il gotha, come lo chiami tu, ha le assi dell palafitta marcia, perché sotto passa una corrente potentissima, il potere debole, che sta rodendo gli ultimi lembi delle zampe traballanti di questa bestia imbalsamata. In quella corrente mi trovo bene, nessuno di noi ha una faccia più potente delle altre, si fanno le cose per farle, non per dire di averle fatte, è c'è una bella differenza, per me. Sai quando è nata la bellezza massimo? Quando l'uomo ha cominciato a scegliere.
Io ho scelto di togliermi l'ultima vanità, con la scrittura, perché no, non sono mai riuscito a scherzarci con lei, non ho mai potuto prenderla in giro. E continuerò a non farlo. Scelgo di non pubblicare più libri, Massimo. Se tu mi chiedi, ora, tu, cosa sei?
Io sono un fotografo.
E non ho mai avuto tanto a che fare con la poesia come in questo momento.
TO LOSE THE EARTH
"To lose the earth you know, for greater knowing; to lose the life you have, for greater life; to live the friends you loved, for greater loving; to find a land more kind than home, more large than earth…"Thomas Wolfe
The wreckage of Europe or the birth of Africa,
The old palaces, the wallets of the tourists,
The Common Market or the smart cafés,
The boulevards in the graceful evening,
The cliff-hangers, the scientist,
And the little shops raising their prices
Mean nothing to me.
Each day I think only
Of this place, only this place
Where the musician works.
He plays his flute in a cave
That a pharaoh built by the sea.
He his blowing on light,
Each time for the first time.
His fingers cover the mouths of all the sopranos,
Each a princess in an exact position.
If you can find it,
The music takes place in a grotto,
A great hole in the earth.
You must wait outside the mouth hole for hours
While the Egyptian boatman howls the password
and the sea keeps booming and booming.
At that point you will be in a state of terror
Moaning, "How can we?"
For you will see only the unreliable chain
That is meant to drag you in.
It is called Waiting on the Edge.
At the moment of entry
Your head will below the gunwales,
Your shoulders will rock and struggle
As you ship hogsheads of water.
"Here?" you will ask,
looking around for your camera and shoes
and then you will not need to ask
for the flutist is playing.
This is the music that you waited for
In the great concert halls,
Season after season,
And never found.
It is called Being Inside.
It is close to being dead.
Although you had expected pain
There will be no pain,
Only that piper, that midwife
With is unforgettable woman's face.
The left side of the flute cannot be seen
.It grows into the wall like something human.
It is driven into the wall like a pipe
That extends, some say,
Into the sun.
The flutist sucks and blows.
He is both a woman
And a man,
Abandoned to that great force
And spilling it back out.
He is the undefiled.
The eternal listener
Who has cried back into the earth.
In the distance other travellers,
Others like you who came out of simple curiosity,
Remain for generations.
From all sides of the cave
You will notice the protruding fingernails
of the dead.
From their coffins
As stale as cheap cigars,
Through the tons of suffocating dirt,
They heard
And dug down immediately and persistently.
They scratched down for centuries
In order to enter.
At the far right,
Rising from an underground sea,
His toes curled on a black wave,
Stands the dwarf;
His instruments is an extension of his tongue.
He holds it fast
As if it would get away,
Wet and cold and slippery as it is.
He is the other half.
The one you hadn't expected.
You will jump up and point at him
Shouting,
"It is you!"
But he will not listen.
He plays his own song, cursing the wind
With his enormous misshapen mouth.
And you, having heard,
You will never leave.
At the moment of entry
You were fed –
- and then you knew.
PERDERE LA TERRA
"Perdere la terra che conosci, per una più grande conoscenza; perdere la vita che hai, per una più grande; lasciare gli amici che ami, per amare di più; trovare un posto più gentile che casa, più grande della terra…"Thomas Wolfe
Il naufragio d'Europa o la nascita dell'Africa,
gli antichi palazzi, i portafogli dei turisti,
il Mercato Comunale o i caffè eleganti,
i viali nelle sere deliziose,
gli scalatori, gli scienziati,
e i piccoli negozi che alzavano i loro prezzi
non significano niente per me.
Ogni giorno io penso a quel posto,
solo quel posto,
dove il musicista suonava.
Lui suonava il suo flauto in una grotta
Che un faraone costruì nel mare.
Lui soffia sulla luce, ogni volta come fosse la prima.
Le sue dita coprono le bocche di tutte le soprano,
ogni principessa nell'esatta posizione.
Se riesci a trovarlo,
la musica accade in una grotta
un grande buco nella terra.
Tu devi attendere fuori dalla bocca del buco per ore
Mentre il barcaiolo Egiziano urla la formula
E il mare rimbomba ancora e ancora.
A questo punto tu sarai in uno stato di terrore
Gemendo:"Come possiamo?"
Per te che vedrai solo l'inaffidabile catena
Ansiosa di assumerti.
Questo si chiama Attendendo sul limitare
All'entrata
La tua testa sarà sotto il parapetto,
le tue spalle si sfasceranno e lotteranno
come imbarcassi barili d'acqua.
"Qui?" chiederai
guardandoti intorno alla ricerca della tua
macchina fotografica e delle tue scarpe
e poi non avrai più bisogno di chiedere
affinché il flautista suoni.
Questa è la musica che stavi aspettando
Nelle grandi sale da concerto
Stagione dopo stagione
Senza trovarla mai.
Questo si chiama Essere dentro.
È qualcosa di simile all'essere morti.
Nonostante ti aspettassi il dolore
Lì non c'è dolore,
solo quel pifferaio, quell'ostetrica
con la sua indimenticabile faccia umana.
Il lato sinistro del flauto non può essere visto.
Cresce nel muro simile a qualcosa di umano.
È infilato nel muro come un tubo che si estenda , dicono,
fino al sole.
Il flautista aspira e soffia.
Lui è al tempo stesso una donna
E un uomo
Posseduto da quell'enorme forza
Che gli fuoriesce da dentro.
Lui è l'incorrotto,
l'eterno ascoltatore
che ricacciò il suo urlo nella terra.
A distanza altri viaggiatori,
altri come te, venuti per semplice curiosità,
rimasti per generazioni.
Da tutti i lati della grotta
Noterai le unghie dei morti protendersi.
Dalle loro bare,
stantii come sigari a buon mercato
attraverso tonnellate di soffocante sporcizia,
loro ascoltarono
e subito cominciarono a scavare con perseveranza.
Hanno grattato per secoli per riuscire ad entrare.
All'estrema destra,
emerso da un mare sotterraneo,
i suoi passi attorcigliati su un'onda nera,
sta il nano;
il suo strumento è un estensione della sua lingua.
Lo tiene stretto,
come se volesse scappargli via,
bagnato e freddo e viscido com'è.
Lui è l'altra metà.
Colui che non ti saresti aspettato.
Tu salterai e punterai il dito verso di lui
Gridando, "Sei tu!"
Ma lui non ascolterà.
Lui suona la sua stessa canzone, maledicendo il vento con la sua enorme
Bocca deforme.
E tu, avendo ascoltato,
non andrai più via.
All'entrata,
sei stato nutrito -
- e poi hai saputo.
Per insulti riguardo alla traduzione rivolgersi al sottoscritto.

La sera della festa perdemmo la punteggiatura la santità
E tu anche una scarpa la sera della festa venivano le bambine
Canticchiando canzoncine succhiando lollipop in attesa
Di una primavera davvero feroce tutta collari e pose canine
Mentre si strugge la maestra e l’uomo della giostra agita
Le mani che finiscono inevitabilmente ad accarezzare pomelli
Pianeti, o nuche di dobermann – desiderando in questa sera d’attesa
Per la festa che l’illuminazione ci colga che l’illuminazione ci tolga
Il confine degli occhi e questo sentire fatto di dita e puzza di merda
Educati per la festa agghindati i ragazzini le mamme in erba
E le reduci dai cesari galleggiavano sui ritmi dei carillon
E delle macchine da scrivere e i fanali – le vecchie come catene rumoreggiavano
E ciondolavano sbarrando il passaggio cucendo con le bocche
Minuziose il tessuto dell’attesa per la sera che veniva il tappeto
Per la festa dove tutti ci saremmo incontrati e avremmo perso
Chi la punteggiatura chi la verginità e nella furia dell’impresa tu
Una scarpa.

Racconto numero cinque
In quel di Marina di Romea si sta organizzando un party poetico, ci sarà la possibilità di leggere poesie, esporre foto o quadri, allestire banchetti, ci sarà della musica e un punto performativo aperto, e il presente post è teso ad allargare l'invito a più gente possibile. Si accettando dunque adesioni. Confermano loro presenza, al momento, camera mix, libero di scrivere, the cats will know (che organizza l'evento) matteo fantuzzi e wc set. I presupposti per divertirsi e fare un bell'evento ci sono tutti. Il posto è uno stabilimento sulla spiaggia, con gazebo.
Parentesi:
Ve lo ricordate il g8 di Genova? Giornalisti? Fra un servizio sulla canalis e uno sul billionaire, potreste mandare in onda anche questo file audio, che alla popolazione interessa sapere come agiscono le forze dell'ordine, visto che le paghiamo. Il file è preso da repubblicaonline, mica da anarchaos.
Sempre in tema di pessimi poliziotti (perché ne esistono anche di bravi, e non lo dico per dire) c'è anche qualche novità sulla morte di federico aldrovandi, il ragazzo ammazzato a cento metri da casa.
Perché non è che i morti passano inosservati.




Plant poetry kills poetry stars
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