martedì, luglio 31, 2007

Myspace e buone vacanze

Facciamo che da oggi tengo aggiornato il ramo poetico qui, su myspace.
Si passa dal supporto cartaceo all'mp3, ovviamente scaricabile, che si può ascoltare col walkman oppure scomodamente seduti in salotto, accertandosi che il volume dell'audio sia "brillante".
Pare che stia per uscire un libro su T.S. Eliot che, basandosi sulle moltissime lettere scritte dal poeta americano, dovrebbe far luce sull'ambiguità che da sempre lo caratterizza, ricordando che di lui hanno detto: fascista, nazista, antisemita, cornuto, omosessuale e pare anche insensibile. Roba che nemmeno a berlusconi hanno mai detto tutte queste cose insieme. Ma d'altronde lui si occupa di tutto quello che non è poesia e, come dice Benigni, per fare poesia basta saper fare una sola cosa: tutto.
Poi che altro. Con ogni probabilità venerdì parto per Londra, il 10 sarò a Parigi, e attorno al 19 a Trieste.
Ho degli intenti: finire di leggere e recensire V.M.18 di Isabella Santacroce, che mi sono prefissato come scopo, e fare un qualche centinaia di foto, più altre cosette nella perfida terra d'albione. Dovrei avere internet.
Buone vacanze a tutti, belli e brutti.

Postato da Alessandro Ansuini
07:59 |||

 

 

venerdì, luglio 27, 2007

Lettera di un fotografo a Massimo Sannelli

da microcritica, di Massimo Sannelli:


forse non avrei mai dovuto accendere dei blog: il Gotha non li considera letteratura, ecc. chi ha un blog, è fuori dal Gotha, ecc. - ma dal Gotha sono uscito nel 1998 (avevo 25 anni): dopo due traduzioni per il melangolo (l'emozione di vedere il tuo nome sull'«Espresso», sul «Domenicale» del «Sole 24 ore», sull'«Unità»... com'eri ingenuo, allora, da filologo che non conosce la vita, vergine in tutti i sensi...), dopo tre servizi per Crocetti (il primo nel numero di ottobre 1994 di «Poesia», su Michaux - con alcune revisioni redazionali), articoli su «Medioevo Romanzo» e altrove. non so che cosa sia successo, dopo: il dottorato, inutile (vinto all'ottavo tentativo, già nel 2001 - era facile capire il significato di questo ritardo: non è per te), tante entrate e uscite, che hanno ferito me e altri. e poi il disprezzo, mio per altri, e di altri per me, e il passaggio da amore a disprezzo e da disprezzo ad amore. nessuno è mai passato tanto facilmente dall'essere chiamato maestro al disprezzo. segno certo: che non c'era nessuna maestria seguìta, ma persone, che parlano a persone, che difendono giustamente persone, che attaccano giustamente o ingiustamente persone, ecc. - e io pensavo che il lavoro (fatto: un FATTO) fosse lavoro, e i libri gli articoli le recensioni le conferenze erano cose certe - potevano bastare per l'introibo (mi dicevo); non bastavano, e non basteranno mai. bisogna coltivare rapporti, molti, ma serve la salute (e prima della salute: il desiderio di coltivarli, perché ti rendono migliore, è certo; devi essere una PERSONA). è certo che università e Gotha poetico si sono chiusi, molto presto. Piero Cudini morì più tardi, e il suo dottore dottore la sua voce è inconfondibile rimane nell'aria; e non mi porti i suoi libri li tenga per un'occasione migliore - allora professore le porterò cioccolato dalla Svizzera (telefono di domenica, e dialogo sull'ultimo concorso universitario tentato; e Cudini morì quattro o cinque giorni dopo, solo in casa). e ora sono stanco: il copione si svolge uguale da molti dei pochi anni che ho. è tempo di (brutta metafora) voltare la carta, saltare l'ostacolo, andare oltre, ecc. - come è certo che non posso continuare così, ecc.









Caro Massimo, è davvero un fatto singolare leggere questo tuo outing (dalla letteratura, dalla poesia, dai salotti, ma non dal corpo) proprio in un momento, appena due giorni fa, in cui ho preso una decisione che, immediatamente presa, mi ha dato un tale sollievo che ora mi pare folle il perché di tutto questo mio imbarazzo nel prenderla. Ma ogni cosa ha il suo tempo per mostrarsi. Ho deciso, caro Massimo, di non pubblicare mai più un libro di parole, né per l'editoria ufficiale, alla quale non ho mai dato molta importanza, né per la mia amata officina di libretti neri cuciti a mano, e ti spiego il perché. La scintilla che mi ha illuminato è soggettiva, non ci interessa in questo momento. Io ho sempre odiato scrivere Massimo. Non ho mai vissuto questa cosa come un sollievo, un piacere, un diletto, un hobby. Mai. Da quando sono rimasto orfano ho usato la scrittura come una mano nuda che si infila nella gola e tira fuori il tumore che dentro c'è nascosto. Giorno dopo giorno. Tu sai benissimo che giorno dopo giorno può significare qualcosa. Nel mio caso ha significato 19 anni. 19 anni di scrittura. Se escludiamo il prima, la magica ispirazione, il brivido, il sentirsi stalker lancitatore di fazzoletti in terra inesplorata, sentire le parole arrivare, captarle, e al dopo, la vanità della cosa che hai scritto, chi dice bello, chi dice brutto, chi dice maestro. Ma fra il primo e il dopo c'è l'atto dello scrivere, anche se mi verrebbe da dire, cade l'ombra. Scrivere è tu davanti al vuoto, che con un dito tremante mimi geroglifici per l'aria.
Prima e dopo se ne può discutere, discutiamone, discutetene, dite anche, il mio libro, io ho fatto questo. Io non so tu perché scrivi massimo. Io scrivo per curarmi. Dal mio punto di vista, se voi non esisteste, io scriverei le stesse cose. Ho permesso alla scrittura di usarmi per 19 anni, e ora, ora che la fotografia m'è discesa nella mani, (oramai due anni or sono) ho capito che posso cominciare a usare la scrittura. Ora posso dire, vi vendo una foto. Prima mi seccava moltissimo vendere i miei tumori per denaro. Il solo prodigio di essermeli cavati dal corpo mi pareva già una bella ricompensa. Sarà per questo che ho preso l'abitudine di urlarli in faccia alle persone, con della musica sotto. Non dico che non scriverò più, perché avrei la presunzione di avere una scelta in questo, e questo no, non succede: la scrittura viene da te. Però posso scegliere di usarla in maniera funzionale ad altre cose che voglio fare, fotografia, video, cinema. Non mi viene alla mente un poeta o uno scrittore che si sia convertito alla fotografia. D'altronde non mi interessa neanche molto. Non ti sto dando nessun consiglio Massimo, chi può dare consigli? Ti sto portando la mia esperienza parallela. Siamo in un epoca in cui il gotha, come lo chiami tu, ha le assi dell palafitta marcia, perché sotto passa una corrente potentissima, il potere debole, che sta rodendo gli ultimi lembi delle zampe traballanti di questa bestia imbalsamata. In quella corrente mi trovo bene, nessuno di noi ha una faccia più potente delle altre, si fanno le cose per farle, non per dire di averle fatte, è c'è una bella differenza, per me. Sai quando è nata la bellezza massimo? Quando l'uomo ha cominciato a scegliere.
Io ho scelto di togliermi l'ultima vanità, con la scrittura, perché no, non sono mai riuscito a scherzarci con lei, non ho mai potuto prenderla in giro. E continuerò a non farlo. Scelgo di non pubblicare più libri, Massimo. Se tu mi chiedi, ora, tu, cosa sei?
Io sono un fotografo.
E non ho mai avuto tanto a che fare con la poesia come in questo momento.

Postato da Alessandro Ansuini
13:52 |||

 

 

mercoledì, luglio 25, 2007

Anne Sexton - To lose the earth

TO LOSE THE EARTH


"To lose the earth you know, for greater knowing; to lose the life you have, for greater life; to live the friends you loved, for greater loving; to find a land more kind than home, more large than earth…"Thomas Wolfe

The wreckage of Europe or the birth of Africa,
The old palaces, the wallets of the tourists,
The Common Market or the smart cafés,
The boulevards in the graceful evening,
The cliff-hangers, the scientist,
And the little shops raising their prices
Mean nothing to me.
Each day I think only
Of this place, only this place
Where the musician works.
He plays his flute in a cave
That a pharaoh built by the sea.
He his blowing on light,
Each time for the first time.
His fingers cover the mouths of all the sopranos,
Each a princess in an exact position.

If you can find it,
The music takes place in a grotto,
A great hole in the earth.
You must wait outside the mouth hole for hours
While the Egyptian boatman howls the password
and the sea keeps booming and booming.
At that point you will be in a state of terror
Moaning, "How can we?"
For you will see only the unreliable chain
That is meant to drag you in.
It is called Waiting on the Edge.
At the moment of entry
Your head will below the gunwales,
Your shoulders will rock and struggle
As you ship hogsheads of water.
"Here?" you will ask,
looking around for your camera and shoes
and then you will not need to ask
for the flutist is playing.
This is the music that you waited for
In the great concert halls,
Season after season,
And never found.
It is called Being Inside.

It is close to being dead.
Although you had expected pain
There will be no pain,
Only that piper, that midwife
With is unforgettable woman's face.
The left side of the flute cannot be seen
.It grows into the wall like something human.
It is driven into the wall like a pipe
That extends, some say,
Into the sun.
The flutist sucks and blows.
He is both a woman
And a man,
Abandoned to that great force
And spilling it back out.
He is the undefiled.
The eternal listener
Who has cried back into the earth.

In the distance other travellers,
Others like you who came out of simple curiosity,
Remain for generations.
From all sides of the cave
You will notice the protruding fingernails
of the dead.
From their coffins
As stale as cheap cigars,
Through the tons of suffocating dirt,
They heard
And dug down immediately and persistently.
They scratched down for centuries
In order to enter.

At the far right,
Rising from an underground sea,
His toes curled on a black wave,
Stands the dwarf;
His instruments is an extension of his tongue.
He holds it fast
As if it would get away,
Wet and cold and slippery as it is.
He is the other half.
The one you hadn't expected.
You will jump up and point at him
Shouting,
"It is you!"
But he will not listen.
He plays his own song, cursing the wind
With his enormous misshapen mouth.

And you, having heard,
You will never leave.
At the moment of entry
You were fed –
- and then you knew.





PERDERE LA TERRA


"Perdere la terra che conosci, per una più grande conoscenza; perdere la vita che hai, per una più grande; lasciare gli amici che ami, per amare di più; trovare un posto più gentile che casa, più grande della terra…"Thomas Wolfe


Il naufragio d'Europa o la nascita dell'Africa,
gli antichi palazzi, i portafogli dei turisti,
il Mercato Comunale o i caffè eleganti,
i viali nelle sere deliziose,
gli scalatori, gli scienziati,
e i piccoli negozi che alzavano i loro prezzi
non significano niente per me.
Ogni giorno io penso a quel posto,
solo quel posto,
dove il musicista suonava.
Lui suonava il suo flauto in una grotta
Che un faraone costruì nel mare.
Lui soffia sulla luce, ogni volta come fosse la prima.
Le sue dita coprono le bocche di tutte le soprano,
ogni principessa nell'esatta posizione.

Se riesci a trovarlo,
la musica accade in una grotta
un grande buco nella terra.
Tu devi attendere fuori dalla bocca del buco per ore
Mentre il barcaiolo Egiziano urla la formula
E il mare rimbomba ancora e ancora.

A questo punto tu sarai in uno stato di terrore
Gemendo:"Come possiamo?"
Per te che vedrai solo l'inaffidabile catena
Ansiosa di assumerti.
Questo si chiama Attendendo sul limitare
All'entrata
La tua testa sarà sotto il parapetto,
le tue spalle si sfasceranno e lotteranno
come imbarcassi barili d'acqua.
"Qui?" chiederai
guardandoti intorno alla ricerca della tua
macchina fotografica e delle tue scarpe
e poi non avrai più bisogno di chiedere
affinché il flautista suoni.
Questa è la musica che stavi aspettando
Nelle grandi sale da concerto
Stagione dopo stagione
Senza trovarla mai.
Questo si chiama Essere dentro.

È qualcosa di simile all'essere morti.
Nonostante ti aspettassi il dolore
Lì non c'è dolore,
solo quel pifferaio, quell'ostetrica
con la sua indimenticabile faccia umana.

Il lato sinistro del flauto non può essere visto.
Cresce nel muro simile a qualcosa di umano.
È infilato nel muro come un tubo che si estenda , dicono,
fino al sole.
Il flautista aspira e soffia.
Lui è al tempo stesso una donna
E un uomo
Posseduto da quell'enorme forza
Che gli fuoriesce da dentro.
Lui è l'incorrotto,
l'eterno ascoltatore
che ricacciò il suo urlo nella terra.

A distanza altri viaggiatori,
altri come te, venuti per semplice curiosità,
rimasti per generazioni.
Da tutti i lati della grotta
Noterai le unghie dei morti protendersi.
Dalle loro bare,
stantii come sigari a buon mercato
attraverso tonnellate di soffocante sporcizia,
loro ascoltarono
e subito cominciarono a scavare con perseveranza.
Hanno grattato per secoli per riuscire ad entrare.

All'estrema destra,
emerso da un mare sotterraneo,
i suoi passi attorcigliati su un'onda nera,
sta il nano;
il suo strumento è un estensione della sua lingua.
Lo tiene stretto,
come se volesse scappargli via,
bagnato e freddo e viscido com'è.
Lui è l'altra metà.
Colui che non ti saresti aspettato.
Tu salterai e punterai il dito verso di lui
Gridando, "Sei tu!"
Ma lui non ascolterà.
Lui suona la sua stessa canzone, maledicendo il vento con la sua enorme
Bocca deforme.

E tu, avendo ascoltato,
non andrai più via.
All'entrata,
sei stato nutrito -
- e poi hai saputo.

 

 

 

Per insulti riguardo alla traduzione rivolgersi al sottoscritto.

Postato da Alessandro Ansuini
22:40 |||

 

 

lunedì, luglio 23, 2007

Zero rapito

zero rapito

Hanno chiesto il riscatto per Zero. Siatemi vicini. ahah.

Postato da Alessandro Ansuini
13:25 |||

 

 

venerdì, luglio 20, 2007

Camera mix - La sera della festa radio version

La sera della festa perdemmo la punteggiatura la santità

E tu anche una scarpa la sera della festa venivano le bambine

Canticchiando canzoncine succhiando lollipop in attesa

Di una primavera davvero feroce tutta collari e pose canine

Mentre si strugge la maestra e l’uomo della giostra agita

Le mani che finiscono inevitabilmente ad accarezzare pomelli

Pianeti, o nuche di dobermann – desiderando in questa sera d’attesa

Per la festa che l’illuminazione ci colga che l’illuminazione ci tolga

Il confine degli occhi e questo sentire fatto di dita e puzza di merda

 

Educati per la festa agghindati i ragazzini le mamme in erba

E le reduci dai cesari galleggiavano sui ritmi dei carillon

E delle macchine da scrivere e i fanali – le vecchie come catene rumoreggiavano

E ciondolavano sbarrando il passaggio cucendo con le bocche

Minuziose il tessuto dell’attesa per la sera che veniva il tappeto

Per la festa dove tutti ci saremmo incontrati e avremmo perso

Chi la punteggiatura chi la verginità e nella furia dell’impresa tu

 

Una scarpa.

Postato da Alessandro Ansuini
14:41 |||

 

 

mercoledì, luglio 18, 2007

Camera Mix - Organ Grinder

Postato da Alessandro Ansuini
17:54 |||

 

 

sabato, luglio 14, 2007

Summer Poetry Party

The Cats Will Know e Smith & Laforgue Indipendent Press
presentano:



Summer Poetry Party
serata di Poesia e Musica

Exodus



27 luglio 2007
presso il “Balneario Malaika”
Viale Italia, 46 (Marina Romea, Ravenna)

Inizio ore 20:00

reading di poesie, libri, arte e musica

Interverranno:
Fratelli Broche, Camera Mix, Matteo Fantuzzi, Wc Set, Nico Royale, Rivista Tabard

Nel corso della serata:
presentazione della silloge poetica “Cristalli di fiato” di Maeba Sciutti
(Edizioni Liberodiscrivere)
con la partecipazione di membri di The Cats Will Know

Postato da Alessandro Ansuini
20:17 |||

 

 

giovedì, luglio 12, 2007

Rossella Valentino - Racconto numero 5

 

Racconto numero cinque

 
Tenere coincidenze fatte unicamente per riporre le sostanze emotive.
 
Amare per sempre: chi sa di dover amare per sempre usa solo parole interrate, incardina oro nei testi a fronte, si sfregia perfino con l’acqua; un’archelogia di vene rinviene nelle braccia e nelle mani proprio quando un’afa annaspa nei laghi serigrafati degli occhi. Chi ama per sempre cerca continue predizioni, desidera essere riconosciuto anche se male adoperato, anche se dimenticato sul sedile posteriore di un taxi preso al volo per una batteria scarica, per un frontalino lasciato a sproposito nel cruscotto, per un giudizio brusco, o un’altra trascuratezza che si è stati incapaci di amministrare. Chi ama per sempre vuole essere il borsellino mai smarrito, la perla dell’occhio e tutta la pelle sputata da un’educazione calvinista, o ruminata da uno stomaco lastricato di piombo. O la foresta madonita e le sue intimità di seta.
Capita che ci si trovi di fronte a un aquilone e che si rintracci negli angoli retti che ne compongono lo scheletro, la perfezione; in quella croce la perfezione altissima e larghissima, e che ci si impunti esattamente sullo strofinio tenero dell’intersecazione fibrosa e che quella fedele coincidenza sia letta come l’indicazione di una somiglianza, e quella somiglianza finisca per diventare la propria temperatura, sillabata mai urlata. Detto questo, con clemenza, cosa si è se non ossa? ossa rosa piazzate nel centro di una nausea, ma proprio dello zucchero velenoso di qualsiasi possibile interruzione. Del resto, com’è che si dice? guadagnarsi da vivere: perciò è tutta una deplorevole interruzione che chi ama per sempre, spolvera in silenzio, al mattino, autoseducendosi.
Chi ama per sempre può sussurrare alle lapidi i comandi per un atterraggio di fortuna o essere l’erinni Tisifone e tramutare gratitudine in grandine, appena un gradino sotto la catastrofe e credersi regina Morte e falciare l’amato con ordinarie seghettature di spine senza mai saperlo decapitare. Avere una calma rudimentale e sezionare le sue vecchie labbra facendone aghi. Il taglio dello spillo è deludente, il colmo del rosso sempre più amaro. Chi ama per sempre beve sciroppi di penna, acquista una sottoveste bianca e la chiama disgrazia; ma i suoi pizzi, in fondo, rimangono di gentilezza. Chi ama per sempre imita il burro della donna e fa budini che mangia a rasoiate. Chi ama per sempre non sa cosa farsene della sensibilità, la gela col ghiaccio sintetico, la miete, la raffina, la macina, ne fa un filarino di biscotti secchi che basta appena per un paio di colazioni.
 
Pensieri negativi o la solitudine: labbra torrefatte da suicidi rimandati. Poi, ogni volta, succede qualcosa: ci si distrae per un dolorino al fianco, ci si ricorda di avere un appuntamento all’hammam e non si vuole deludere la massaggiatrice alla quale si è promesso di masterizzare la colonna sonora di Donnie Darko, ci si ritrova fra i denti il frantume della mandorla di un cremoso parfait rimasto chissà come dalla sera prima, ancora in seguito a due pulizie, e forse si usa lo stesso spazzolino da sei mesi e questa è distorsione, non cattiva amministrazione della memoria.
Un’urina rapida mentre la mandria ingoiata si fa dolorosa e batte nell’intestino come una zuppa troppo fredda, in inverno. Un’urina fredda, che preoccupa, perché vuol dire che ogni cosa, dentro, sta andando in rovina. Fare del digiuno una solennità, conservare la lingua dentro un cassetto, lasciarla annerire poggiata in una ciotola di carbone, nel fondo; riprenderla, di tanto in tanto, nel mezzo di una giornata tranquilla, in cui è morto un papa o si libera l’appartamento di fianco e il nuovo inquilino viene a presentarsi.
 
Viaggio di nozze: dei due essere circolanti, in genere, uno impara l’altro riconosce; uno sceglie i colori, l’altro è alato e pertanto sciacqua via ogni cosa che non sia argentea. Uno porta comunque l’ombrello, l’altro pensa che il figlio potrebbe nascere guasto, e magari somigliare a un cinese. Uno pensa che il figlio potrebbe nascere il giorno di Sant’Anselmo ed essere custodito da Achaiah e, se poi muore molto giovane, entrare a far parte del coro dei Serafini, l’altro pensa che è meglio non fidarsi completamente del tassista e chiede informazioni al concierge.
 
Una cena formale: uno fuma porcellane limoges e apre splendidi discorsi a tavola, l’altro raccoglie gli indizi dei cocci e ne conserva i tremiti impacchettandoli in plichi croccanti con lo spago restato della torta confezionata dal pasticcere di fiducia dei convitati. A malapena, su una singolare tovaglia, si fa sfoggio di esitazioni per non imbarazzare gli ospiti solitari e nascondere l’accumulazione delle pantofole, e i disegni fatti sui piatti con le salsicce e di ogni cosa che è bollita con merletti di sughi e menzioni di spezie. E spiumare le molliche, uno, mentre l’altro sprimaccia un timballetto e inghiotte piccoli molluschi e replica a ognuno dei presenti: questo non è vero! Piuttosto è vero che… E’ vero che il manico si è ormai raffreddato e non ci si scotta più, si fa a meno della presina unta, se si desidera che i piatti si colorino di un secondo francobollo di baccalà in tegame, e una pioggia di uvetta rammollita nel vino e grandi archi di rosmarino a farne reclinato soccorritore. E’ tutto, tutto è un tappeto morbido.
 
Nel pomeriggio invernale: la copertura è necessaria, in entrambe le direzioni, perfino verso i biglietti da visita raccolti negli anni e riposti nell’eccessiva complessità di una teiera antica, soprattutto se giapponese.
 
Elaborazione dell’abbandono: avere un palo della luce nella gola; essere in un vortice di non-centri; farsi tumefare dal peccato originario; occuparsi di ammirare il potere della sintesi, impararne a forza i trucchi. Lasciarsi masticare e gustare da una bistecca panata, farsi sorseggiare da una caraffa d’acqua fresca. Accostarsi timidamente alla fede negli aquiloni e divenirne vittime centrifughe.
 
Acquistare un letto matrimoniale: più di un doppio, la regola arancione per dormire, in estate; meno di un doppio, dice l’altro, meglio pensare all’inverno. Il letto è un filtro, dice uno, no è un imbuto, incalza l’altro. Il nastro su un’erezione, dice uno; una zanzariera per irretire le parole e lasciare intonse le sillabe dice l’altro. Un modo per illustrare i graziosi svenimenti dell’amore o per celebrare l’eleganza degli avanzi.
 
Vergogne: un pezzo di intonaco si stacca, sotto preme il color pavone. L’apice dell’italiano è la sfera, dice uno, sarebbe meglio sistemare il linguaggio privandolo dei logoramenti degli accenti, dice l’altro. Per vedere meglio se c’è crimine è opportuno sempre inforcare gli occhiali. Cercare dolcezza nei dilemmi. Da vista o da sole, l’innamorato è sempre diviso tra due amanti.
 
La spesa al supermercato: si comincia sempre dai piatti, è più divertente. Si finisce con le lampadine per gli abat-jours.
 
I fiori: inarcarsi all’egoismo e profumare di sedano. Uno incipria i cuscini, uno mette il rossetto dentro il tubetto del dentifricio. Avere sempre in casa i vasi adatti a ogni lunghezza di gambo. Ettari di silenzio e una sola scintilla mugolata. Purché sia di un colore che non va di fretta.
http://rossellavalentino.splinder.com/

Postato da Alessandro Ansuini
02:43 |||

 

 

sabato, luglio 07, 2007

Summer Poetic Party

In quel di Marina di Romea si sta organizzando un party poetico, ci sarà la possibilità di leggere poesie, esporre foto o quadri, allestire banchetti, ci sarà della musica e un punto performativo aperto, e il presente post è teso ad allargare l'invito a più gente possibile. Si accettando dunque adesioni. Confermano loro presenza, al momento, camera mix, libero di scrivere, the cats will know (che organizza l'evento) matteo fantuzzi e wc set. I presupposti per divertirsi e fare un bell'evento ci sono tutti. Il posto è uno stabilimento sulla spiaggia, con gazebo.

 

Parentesi:

Ve lo ricordate il g8 di Genova? Giornalisti? Fra un servizio sulla canalis e uno sul billionaire, potreste mandare in onda anche questo file audio, che alla popolazione interessa sapere come agiscono le forze dell'ordine, visto che le paghiamo. Il file è preso da repubblicaonline, mica da anarchaos.

Sempre in tema di pessimi poliziotti (perché ne esistono anche di bravi, e non lo dico per dire) c'è anche qualche novità sulla morte di federico aldrovandi, il ragazzo ammazzato a cento metri da casa.

Perché non è che i morti passano inosservati.

 

Postato da Alessandro Ansuini
20:26 |||

 

 

martedì, luglio 03, 2007

Afa festival, pillole, mazzetti e morgan

E’ SUCCESSO ALL’AFA
(quel che mi viene in mente)
 
-         4 nazioni presenti, per la maggior parte del tempo sul divano di casa mia.
-         Fantuzzi che legge in dialetto mentre io suono la chitarra e luca Saverio Beolchi il piano, tutto totalmente improvvisato.
-         Io che leggo la situazione del corallo con camera mix, con Enrico alla chitarra e Jerome al piano, tutto totalmente improvvisato.
-         Arrache toi un oeil, da Parigi, esponde una serie di serigrafie (di concerti parigini) spaventose.
-         Alberto Gemmi espone una mostra di fotografia seriali, con cornici fatte a mano, degna di Bruxelles.
-         Jens Kremer protesta con chi gli ha scannerizzato le opere, dicendo che quando è entrato chiedendo: “Voi scannerizzate le foto?” loro dovevano rispondergli di no, perché a conti fatti, non sono buoni di scannerizare una foto. Il negozio è rimasto segreto.
-         Lobodilattice ciondola pigramente per il festival, quando calano le tenebre resta solo una luce a intermittenza a illuminare le opere e ovviamente i giapponesi falena, in numero di 3, accorrono e cominciano a fotografare tutto.
-         A un certo punto rompo un bicchiere in casa mia, e una francese chiede: cos’è? E io rispondo, “ora vetro”.
-         Eugenio arriva con le foto del g8 dove dicono che non era successo niente, le esponiamo su una colonna mobile che spostiamo un po’ dappertutto nel corso del festival. Anche, e soprattutto, sopra al banchetto della smith & laforgue.
-         A fine concerto, Dj tendraw e gipsy dog (da londra) chiamano sul palco marco lampis e mimmo, i due berlinesi. Se credevate di aver sentito del noise non sapete di cosa state parlando. Il nostro mecenate, il direttore della cantina sociale che ha sponsorizzato il festival, si guarda tutta la scena e alla fine dice: non mi piace perdere tempo e ho ascoltato per bene. Ora so che musica gira per l’europa, e vi ringrazio.
-         Gallerani si mette il gilet e la cravatta e accompagnato dal maestro Michele la dogana ci regala venti minuti surreali fra jazz e poesia.
-         Marco lampis arriva da berlino con mimmo senza preavviso e occupa un angolo del castello con le sue macchinine infernali.
-         Stefano Della casa e Eugenio Casini montano il video di rostock, che proiettiamo al parco I° maggio. Hanno usato windows movie maker come software, noto uno strano effetto sulla pellicola e, conoscendo il programma, chiedo: come l’avete ottenuto questo effetto? E loro. “scappavamo”.
-         Velvet Afri, che non è uno pseudonimo, viene da trieste per conto degli ammutinati e legge, benissimo, Nacci e Sinicco, più una sua poesia che parla di verità non trovate e scalini di marmo. (forse, ero ubriaco)
-         Anna Montesanto e sua sorella Luana arrivano da ancona, prendono un bicchiere di vino e si siedono.
-         Alberto gemmi vuole proiettare dei video nella sua area espositiva, andiamo a casa mia per scoprire che il televisore e il dvd sono misteriosamente spariti. Optiamo per un mivar degli anni 80 e per la mia playstation, che svolgono il compito benissimo.
-         Sergio Bottoni arriva da Ferrara senza dir nulla, con una ragazza di cui adesso mi sfugge il nome (chiedo venia) e fa incetta al banchetto di smith & laforgue
-         Clare anne Metz, vestita di rosso, (profetica fu la locandina) per conto di Platic Poetry Party scuote gli alberi del parco con la voce.
-         I locusta 23, da Belluno, arrivano all’improvviso e suonano prima dei latin tremors. Si chiamano gigi e andrea, e uno ha la maglietta dei joy division. Nessuno dei due i baffi, quindi non saprei dire chi è uno e chi l’altro.
-         Antonio, il video maker che viaggia assieme ai Locusta 23, baratta con me 6 video.
-          Leggo con il bassista dei locusta 23 (che di solito suona la batteria) leggendo da plastic poetry party una poesia di un certo andrea soleri, forse, davvero bella.
-         I marocchini del parco vengono assoldati e ci aiutano a sistemare tutte le sedie
-         Jens Kremer a un certo punto della notte, dopo esser saltato sul tetto della macchina di Enrico, si incammina per spilamberto a piedi. Sono le 4 del mattino. Lo ritroviamo il giorno dopo, nessuno sa cosa abbia fatto tutto il giorno. Spilamberto dista sette chilometri da bazzano.
-         I latin tremors fanno mettere a piangere il pubblico presente, e musicisti che li guardano.

 
 
 
COSA E' EMERSO:
 
- se hai un problema, grande o piccolo, fermati, fuma una sigaretta e tutto si risolverà.
- I festival in emilia romagna vanno deserti perché ognuno è troppo impegnato a curare il proprio, di festival.
- Mai fare un viaggio a vuoto, spostandosi, senza trasportare nulla. Come gli abitanti di Genova.
- Non mettere le infradito quando si devono trasportare dei gran tavoli.
- E’ finito tutto il vino.
- Mai spegnere il mivar col bottone, alla faccia dei 24 consigli, perché non si riaccende più.
 
 
OT:
Il brano che trovate sotto è un'improvvisazione di camera mix al friction festival di bazzano, nella notte, con pianoforte a coda. Al piano il maestro balerna. Successivamente ho aggiunto la mia poesia "mom" da "Family A", mandata al contrario, solo con alcune frasi scandite regolarmente. per appassionati.
 
poi succede che mi chiama mazzetti e mi fa, fra le altre cose, ah poi quella cosa con morgan è andata in porto, la butta lì così. Quella cosa con morgan è un testo che mazzetti ha dato a morgan e che è finito non solo nell'album, ma gli ha dato il titolo. sul sito della bmg, se ci guardate, c'è morgan che racconta come è nato il disco, e dice, appena mi è venuto il titolo ho chiamato battiato, poi subito dopo mazzetti.
io di solito faccio il contrario, (ah ah) ma morgan ne sa a pacchi. velo dico io. ringraziamenti a cinti sull'album.  trovate i fatti qui, sulla sinistra, dove c'è scritto curiosità.
 
 
 
 pillole - camera mix

Postato da Alessandro Ansuini
21:26 |||

 

 

lunedì, luglio 02, 2007

Afa Festival 07

lampisok
londonlobo3

Postato da Alessandro Ansuini
17:58 |||

 

 

domenica, luglio 01, 2007

afa festival 07 a bazzano

banchetto

Postato da Alessandro Ansuini
07:43 |||