sabato, maggio 27, 2006

afa

Postato da Alessandro Ansuini
01:47 |||

 

 

domenica, maggio 21, 2006

ezechiele_by_AlessandroAnsuini

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this summer, across europe

Postato da Alessandro Ansuini
04:49 |||

 

 

giovedì, maggio 18, 2006

Sabato 27 maggio, ore 17.00, Palazzo Borea D'Olmo di Sanremo (IM)
a cura del Comune di Sanremo

presentazione di Ricreazione di G. Conforti (Ed. Marco Valerio)
Introduce Gian Antonio Dall'Aglio

E per convincervi della bontà del testo, una nota dell'esemio dottor wang:

La chiave di lettura del libro è forse nelle parole “la carica potenziale intrinseca nelle cose stesse”, lette nella post-fazione. Da lì bisogna partire per comprendere affondo il rapporto del possibile-non possibile di questa (queste) storie, queste vite appese, come ognuna delle nostre, a scelte da compiere o a rimandi da fare, quasi fossero (le storie descritte da Conforti) in silenzio, solitarie benché unite da quell’unico minuto che le rende parte di un globale, inteso come partecipazione fisica al mondo ma soprattutto come potenziale non-partecipazione al mondo. Il gioco è narrato con astuzia, la scelta del non racconto, assolta ogni volta che la storia si spezza, che rimane tronca, ti conduce per mano negli infiniti chiaroscuri di questi corpi sparsi per il mondo, in apparenza astratti e scollegati tra loro da una distanza che li rende punti a pois, per intenderci, su una gonna anni ’80. E invece ecco la chiave di volta, il centro nevralgico che riporta tutto a un senso di appartenenza globale; i tanti “mi ricordo” che cadenzano a intervalli più o meno regolari la lettura del libro rappresentano il filo rosso, la memoria comune, il lampo che accomuna persone sparse su un’intera nazione e, talvolta, nei casi di certi “mi ricordo”, su un intero mondo. Ogni singolo “mi ricordo” ti solleva dalla ricerca di una ragione “letteraria” che colleghi queste anime appese in attesa, ti suggerisce che non è il contenuto o la curiosità quello che devi seguire nella lettura del libro ma un matematico s(o)egno che ogni volta ti ricorda che comunque sia sei parte di un tutto e che dunque qualsiasi cosa potrà o non potrà accadere, così come del resto potevano (non) accadere i tanti “mi ricordo”, se Conforti non avesse mai visto il “Mistero buffo” di Fo o se non avesse mai usufruito del servizio ristorante sul Pendolino. L’apparente non senso dei “mi ricordo” a mio avviso non è poi così astratto, essendo ognuno di quei tratti parte anch’essi di qualche antico minuto che ha preceduto una scelta casuale nella vita di Conforti. E dunque ecco un libro carico di sperimentazione, di spinta potenziale verso l’altro, una forma comunicativa che abbandona scelte facile suggerendo potenziali scelte di scrittura solamente accennate. Ecco un saggio di come si potrebbe scrivere, passando dalle eleganti forme narrative calviniane a tensioni nervose stile Hubert Selby Jr (vedi il quadro successivo al “mi ricordo” nr° 505). E soprattutto, ecco un libro che ti fa ricordare qualcosa o qualcos’altro, un libro che puoi leggere sorridendo in un vagone della metropolitana a Roma o Milano poiché cadenzato a tratti di minuti come le fermate della metro B. Ecco un libro interessante che poteva essere e magari è stato, e che in ogni caso posizioni nel comparto centrale della tua libreria, quello in cui metti i libri che ogni tanto riprendi, perché hanno detto delle cose.

Wang

Postato da Alessandro Ansuini
02:37 |||

 

 

martedì, maggio 16, 2006

Da un'intervista di wu ming rilasciata ad AIB News, bollettino dell'Associazione Italiana Biblioteche.

WM di fatto mette in crisi la figura stessa dell'autore come singolo individuo e di conseguenza della proprietà letteraria in quanto tale. Come nasce questa scelta e quale visione della letteratura sottintende?

<<Non facciamo che rendere esplicito l'implicito. In realtà nessun autore inventa o scrive da solo, e non ci riferiamo solo all'editor o al ghost writer di turno, ma al fatto che le idee sono nell'aria e non appartengono a un singolo individuo. L'autore, qualunque autore, è più che altro un "riduttore di complessità", e svolge una funzione temporanea, cioe' trae una sintesi precaria da flussi di informazione/immaginazione che vengono trasmessi dall'intera società e la riattraversano in lungo e in largo, senza sosta, come le onde elettromagnetiche.
In linea di principio, è assurdo voler imporre una proprietà privata della cultura. Se al fondo tutto è prodotto dalla moltitudine, è giusto che ogni "prodotto dell'ingegno" sia a sua disposizione. Non ci sono "geni", quindi non ci sono "proprietari". C'e' lo scambio e il riutilizzo delle idee, cioe' il loro *miglioramento*. Lo diceva già Lautreamont: perché le idee progrediscano è necessario il "plagio" (e quindi anche la sua pre-condizione, cioe' la "pirateria", la riproduzione libera).
Nella storia recente questa posizione - fino a pochi secoli fa considerata ovvia e naturale - è stata sostenuta solo da esponenti delle correnti radicali e antagoniste [...] Oggi torna ad essere una visione egemone, grazie alla rivoluzione digitale e, nello specifico, al grande successo del software "libero", GNU, Linux etc.
Dall'altra parte della barricata c'e' tutto quello contro cui la sinistra, in tutte le sue sfumature, si è battuta fin dall'Illuminismo: la rendita nobiliare, la "manomorta" aristocratica, lo sfruttamento dei risultati del lavoro da parte di ceti abbienti parassitari.
Ma, come dicevamo, si tratta di ceti e interessi *obsoleti*: anche alla luce di come funziona l'odierna produzione di ricchezza, il copyright è ormai uno strumento superato, un rottame ideologico la cui esistenza castra l'inventività, limita lo sviluppo del "capitale cognitivo", sviluppo che oggi richiede cooperazione sociale in rete, *brainstorming* a tutto campo. Per essere *produttive*, le idee devono essere libere di circolare.
Se volessimo usare una terminologia marxiana classica, diremmo che oggi lo sviluppo delle forze produttive mette in crisi i rapporti di produzione. Pensiamo ai programmi peer-to-peer che permettono la condivisione dei files MP3. Pensiamo a tecnologie di riproduzione come i masterizzatori. La loro stessa esistenza è la prova che la Convenzione di Berna sui diritti d'autore è superata *nei fatti*, dallo stesso sviluppo delle forze produttive. In parole povere: non si possono mettere in commercio tecnologie come campionatori, computer, scanner, masterizzatori, fotocopiatrici, e poi far intervenire i governi e le forze di polizia perché la gente li utilizza... nel modo "sbagliato".
Contro questo vasto (e ancora non del tutto consapevole) movimento, viene messa in campo una resistenza feroce da parte delle mafie della proprietà intellettuale, col peggioramento delle leggi vigenti. Non solo: si sferra anche un contrattacco su vasta scala, per estendere la logica della proprietà intellettuale a esseri viventi e sequenze genetiche umane. Dal che si capisce che quella del copyright è la principale linea del fronte dell'attuale conflitto socio-ecologico.
Ad ogni modo, nell'industria culturale stiamo vincendo "noi", basti pensare alla musica: oggi le grandi case discografiche piangono miseria, si scagliano con violenza contro "la pirateria", vedono drasticamente ridotti i loro margini di profitto. Perfetto! Le bolle di sapone scoppiano, si ridimensionano fenomeni di parassitismo che avevano assunto proporzioni ridicole: guitti che si ritrovano miliardari solo perché nei piano-bar da trent'anni si suona la loro unica canzone di successo, una ben nota società che monopolizza l'amministrazione del "diritto d'autore" estorcendo soldi grazie a balzani cavilli legali e dividendoli tra le Grandi Famiglie che la gestiscono etc. etc.
La fruizione della musica (e non solo) sta cambiando, la "cultura di massa" lascia il posto a una nuova forma di cultura "popolare", in cui contano sempre di più le esibizioni dal vivo, le reti solidali , la condivisione, il do-it-yourself (auto-produzione, auto-distribuzione, passaparola), e in fin dei conti importerà poco sapere *chi* ha composto o scritto che *cosa*. L'artista sarà sempre meno Divo (o Autore) e sempre più cantastorie, menestrello, bardo, griot.>>

 


Smith & Laforgue, Camera mix e il sottoscritto sottoscrivono in toto la dichiarazione.

L'inervista completa la trovate qui: http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap1iii.html#copyright

 

 

 

 

Postato da Alessandro Ansuini
19:36 |||

 

 

domenica, maggio 14, 2006

Mixing Camera & worked out Press

12/05/2006, Pistoia

Sono sbarcati a Pistoia, finalmente, quelli di Camera Mix. Tra i perfomer del progetto ‘Camera Mix’ c'è il poeta esordiente Alessandro Ansuini, romano, il quale si è lasciato coinvolgere con le letture dei suoi testi autoprodotti da un gruppo di giovani amici artisti, come Enrico Masi e Tommaso Balerna, due ragazzi classe ’83 di Bologna, il primo studente alla facoltà di Lettere della sua città, il secondo suonatore di fagotto al Conservatorio di Bologna, che portavano in giro le loro mixing art. L’obiettivo di questo progetto piuttosto complesso e ambizioso è mettere in scena una contaminazione fra letteratura, musica sperimentale e video art, come si può leggere nei comunicati stampa che il gruppo di artisti rilascia ai giornali locali per annunciare l’arrivo del loro reading event di volta in volta rappresentato in un posto diverso, ultimamente anche all'estero, per uscire fuori dalla nostra Italietta letteraria, inserita nei soliti schemi da anni.
Ansuini autoproduce i propri libri, e non solo nel senso che li scrive dopo averli pensati e meditati a fondo, ma li stampa, se li impagina a suo piacimento, rilega le pagine, realizza le costole dei testi armato di colla, spago e pazienza, inventa le copertine spartane con le scritte di plastica in rilievo dei campanelli, le dymo. Insomma, in un progetto che si annuncia come assolutamente futuribile, Ansuini si presenta come un artigiano in tutto e per tutto dell’oggetto-libro.
A Pistoia, quelli di Camera Mix sono stati ospiti presso la libreria “LO SPAZIO di via dell’Ospizio”, una libreria di assolutamente nuovissima concezione, rispetto agli standard soliti cui siamo ormai abituati: innanzitutto, non si tratta solo di una libreria, ma si avvale, accanto alla stanza degli scaffali coi libri, di uno spazio-bar con tanto di bancone per aperitivi e cocktail, arredato con divanetti, pouff e tavolinetti bassi modern style illuminati da lampade a luce soffusa rossa. Di fronte, uno spazio che serve per l’allestimento di mostre fotografiche o di quadri e sculture d’arte contemporanea. E’ qui che vengono realizzate anche mises en espace teatrali o che si siede il pubblico che vi assiste, mescolato agli attori attanti, o che si ascoltano i reading e le presentazioni delle novità editoriali.
La scelta del dove presentare Camera Mix, dunque, non risulta affatto casuale.
La costola trina di questo mixage musical-letterario arriva a “LO SPAZIO” un’oretta e mezzo prima dell’inizio previsto dello spettacolo: il tempo serve a montare gli allestimenti e ad adattarli al luogo, per cui ogni volta Camera Mix non si replica mai uguale a se stessa. I tre Camerati operano una scelta sul posto non solo dei testi da usare, ma anche della colonna sonora da mettere in sottofondo tra le decine di cui dispongono, e pure delle diapositive da proiettare nonché degli strumenti che intendono suonare. Praticamente, la scaletta viene inventata d’emblée sul luogo del prossimo delitto.
Sistemati mixer, casse, microfoni e proiettore, si può iniziare. Electro music e suoni dj setting.
Dal suo Ronde de la nuit, Ansuini sceglie il racconto di Arthur Borges che si sveglia con le sembianze di una magnolia, e pensa. Insieme a lui, vengono sollecitati a pensare anche i presenti in sala, accerchiati già da suoni, foto e parole. Tra Ansuini e Masi, che sorseggiano vino rosso francese e rhum&coca, comincia un allegro e autoironico scambio di battute sulla valenza del concetto di bivio kierkegaardiano, a partire dal viaggio appena compiuto per arrivare da Tivoli a Pistoia. I nostri sono rimasti effettivamente bloccati sull’autostrada da un incidente, il quale tuttavia, nonostante i reiterati segnali di pericolo, non impediva al traffico di essere scorrevole. Ecco la prima metafora su cui il pubblico è chiamato a interagire. La nostra cultura ci pone continuamente di fronte a bivi: il cinema hollywoodiano o la fotografia di uno come Man Ray. Arthur Borges diventa un refolo di vento che solletica un bimbo in carrozzina d’una giovane mamma pistoiese. Masi proietta diapositive, mentre Balerna mixa suoni e recitato del regolamento S.I.A.E.. Ci si interroga tutti sulle contingenze e sulla proprietà e sulla libertà, infine. Masi monta il suo clarinetto, si siede in mezzo al pubblico, e accompagna Arthur Borges diventato un occhio. E si guarda tutti attraverso la sua rètina e attraverso una diapositiva che buca una bottiglia verde di plastica con dentro un fiore rosso che beve la sua acqua da una cannuccia per cocktail. Balerna sorride coi suoi occhi chiari da mare bandiera blu e offre altri suoni all’ascolto. Masi apre il mensile WORK | OUT
distribuito ai presenti prima di cominciare. L’occhiello sul titolo del giornalino recita “EUROPEAN STUDENTS’ REVIEW” mentre il sommario informa “At the Universieties of Berlin, Roma, Paris, Milano, Pavia, Bologna, Florence, Naples, Barcellona & Krákow”. E’ il n° 32 4/2006. Masi sceglie un articolo dalla rubrica TRANS MEDIA: è lui che ha intervistato Wu Ming 2 sull’essere scrittore nell’era delle telecomunicazioni multimediali. E Masi intervista anche i presenti, ponendo loro le stesse domande rivolte a Wu Ming 2. Infine, Masi invita tutti alla facoltà di Lettere di Firenze, complesso Brunelleschi, questa sera per prendersi una copia del giornalino per presentare il quale si metterà in scena nuovamente il suo COUP D’ÉTAT insieme a quello di Alessandro Ansuini e Tommaso Balerna, i quali campeggiano sul muro insieme agli altri della banda, ammiccandoci da Bratislava. Applaudono in sala Roberto Carifi e il responsabile di Settegiorni Editore. E scusate se è poco.


di Sonia M.Sonia M.

Postato da Alessandro Ansuini
17:05 |||