Uccidevo falene e mangiavo zanzare per una questione d’eleganza,
di moquette, s’alternavano lungo il corridoio ragazze scalze con le unghie dai
colori funebri che si stringevano parti di carne bianca solo per sorridere
alla fotografia, per adulare la fotografia con le loro costole e i piedi
e le caviglie in tiro, così nervose, o le teste capovolte e le nocche -
finissimi primi piani di labbra o sguardi polarizzati, bianche nelle
vasche da bagno con i vestiti bagnati gli sguardi prolissi come una
prosa di musil a soggiogare gli angoli, a tenerli fermi,
chi ha paura degli spiegoli oltre gli afflitti da labirintite?
Gli spigoli sono un mezzo, come internet, le scimmie agghindavano
i salotti e tutta quella moquette mi innervosiva, non ero a mio agio,
non percepivo gli spostamenti e attorno a me trovavo zigomi,
piedi, e tutta una serie di ossicine che toccavano le mie con un’eco
di lagnanza, eravamo tutti stanchi, con mezzo drink in mano avevamo
le occhiaie ma le ragazze sapevano mettersi contro uno sfondo
colorato e tutto appariva interessante, perdersi in un’arte cinese,
“Allineare gamberi sopra un tavolo nero è arte, te l’ho mai detto?”
Parlava la seconda sigaretta da sinistra e aveva un tono acceso,
rosso fuoco, si rivolgeva alle otto biondine allineate contro la parete
che:
- si magiavano le unghie
- incrociavano le caviglie
- si spogliavano
- si sporcavano
- ridevano con le mani davanti alla bocca
- si infilavano dita dentro alla bocca
- sognanano posti usciti da un ritocco grafico, verdi accentuati, ali, angeli
- guardavano in basso a sinistra
otto in tutto così andaluse, così nostalgiche, le guardavo e pensavo
alla russia, a lunghi corridoi di betulle e uomini rudi con il baffo teso
che percorrevano la prospettiva N. con cani al guinzaglio e sigarette
senza filtro, “Tu vaneggi” disse la prima sigaretta da destra così autentica,
sinuosa, scomposta in curve e nodi da far invidia a un alveare,
e dico alveare per via delle api, che scoprivano traffici di droga
e andavano a riferirli, sventavano attentati terroristici con una calma
da hostess, sarà poi vero che l’ossigeno sugli aerei serve
a far mantere la calma, rendere i passeggeri delle vacche placide?
Dico questo ma nessuno dei presenti
distoglie gli occhi dalla televisione
e mentre il titanic affonda un cuoco
ripone degli avanzi dentro al cellophane,
per un qualche futuro così nobile nell’intenzione
così debole nell’attuazione
debole come una ragazzina vanitosa
che ha perso la madre alla fermata dell’autobus
per specchiarsi in una vetrina.
Ho trovato una cosa davvero interessante sull'11/09.
Guardatela anche voi e fatevi un'opinione.
Si trova su questo blog: http://www.espertone.blogspot.com/
ecco perché stamattina, quando mi sono svegliato
ero stato tramutato in un antozoo (animale fiore)
ho dei colori brillanti, i tentacoli ondeggianti e i fusti carnosi,
molto simile a una pianta senz’altro
tuttavia sono carnivoro
anche se a volte posso nutrirmi
di alghe microscopiche alloggiate
nel corpo mio tempio.
Da adulto formerò polipi
animali semplici a forma di tubo
chiuso a un’estemità e aperto dall’altra
che si estroflette a formare una o più corone
di tentacoli contenenti cellule urticanti
che posso mangiare o usare
per difendermi dalle attenzioni dei predatori quali postini
ragazze col pircing
venditori ambulanti
ragazze alte meno di uno e sessanta
infermiere,
parrucchieri
ragazze al di sotto di dei dicotto anni senza pircing
testimoni di geova
ragazze con la pancia scoperta
controllori.
Posso moltipicarmi facendo sesso
o rimanendo da solo,
poiché questa mattina
sono un antozoo e
la mia masturbazione è gravida.
TRATE’ DE BAVE ET D’ETERNITE’
119’
(Francia, 1951, b/n, v.o. con sott. Italiani)
di iIsidore Isou
Opera unica prodotta dall’avanguardia dei Lettristi, di cui facevano parte, tra gli altri, Guy Debord e Gil Wollman, all’epoca giovanissimi. Il film di Isou è il primo film composto interamente di materiali di repertorio, montati secondo il principio lettrista della poesia sonora: film di deriva urbana attraverso le strade di Parigi, manifesto del Cinema Discrepante che vuole separate le immagini dalle parole, opera antropofaga che si nutre di se stessa, e si compie nel suo farsi.
Chi è Isidore Isou?
(Chi è Breton?)
“Vogliamo il nuovo, vogliamo Isou”, gridavano i lettristi ai surrealistri, sfidandoli sul proprio territorio di innovatori/distruttori.
Isidore Isou, nato in Romania, emigrato a Parigi, aveva tutta una serie di idee ben definite per smontare tutto lo smontabile dell’arte. Isou non vede un quadro, vedei dei colori e una tela. Non vede sculture, vede del marmo. Il suo approccio era di carattere chirurgico, isolava gli elementi e dove erano le regole lui le contrappneva, cancellava, sovrapponeva, macchiava, bruciava, guastava, cesellava. L’archetipo che voleva immagine e suono associate, veniva destituito. Il testo prendeva funzione portante e non seguiva più le immagini, che venivano relegate al ruolo di sfondo, isou non si sforza nemmeno di crearne di nuove, utilizzando vecchie pellicole, graffiandole con degli scarabocchi, cancellando i volti dell persone. In TRAITE’ DE BAVE ET ETERNITE’ si sente la sua voce che parla ad un comizio, e alle parole di Isou fanno da contrappunto fisci e ivnettive, e tutta una serie di domande quali:
“Ma chi si crede di essere?”
“Dove uole arrivare?”
“Ma quello che sta facendo può ancora recitarsi cinema secondo lei?”
Isou rispondeva con tono autoritario, si barricava, diceva cose come:
“Da l momento che lo faccio è, cinema”
(eccoti il gesto che misura la qualità dell’intenzione)
Anche la letteratura subì le picconate di Isou che individuò il nemico nella parola, isolandolo, e lo distrusse, considerandolo sorpassato e limitante. Propose dunque l’impiego di un elemento secondo lui più puro e profondo di versificazione: la lettera.
(Tutto questo distruggere assomiglia molto di più a un gioco che a una creazione, e il pensiero corre ai dada e ai surrealisti, e viene da pensare che quando si applica la ragione e si vuole dare un senso forzatamente illuminante a quella che dovrebbe essere la creazione dell’arte, si finisce per ingabbiarsi in esecuzioni più simili al modello dell’enigmistica, e quindi ludico, che a quello prettamente artistico creativo.
Esistono i fratelli Karamazov ed esiste Rimbaud, la parola può essere iceberg lentissimo o pallottola, tutto questo non prescinde dalla constatazione di fatto che si è solo mezzo, filtro, fra parola sognata e parola scritta, fra immagine vista e immagine fissata, e il pensiero del paradosso che da una certa prospettiva tutti si sia solo un unico paio d’occhi, intenti a fissarsi il buco del culo così in profondità finché non ridiventa vista.)
Per festeggiare la proiezione in seconda serata su raitre di TRAITE' DE BAVE ET D'ETERNITE' (Isidore Isou/1951) quelli della Smith & Laforgue ridaranno alle stampe l'ormai introvabile "Tranne rettili" di Antonio Koch, di cui potete leggere il bruciante inizio:
“basta voglio uscire”
disse giada
prese il cappotto
uscì nella strada
camminò svelta
girò gli angoli dei muri
delle cose
entrò nei posti
comprò da bere
da mangiare
tornò in casa
ci raccontò a tutti
di quando faceva volare l’aquilone
nel tal posto
nel tal anno
eccetera
si mangiò
dormimmo
io abbracciato
lei sola
dopo qualche giorno
le dissi della cosa
dell’amore.
Di mio posso dire solo che sono entrato nel tunnel dell'Enciclopedia degli animali per ragazzi e non ne sono ancora uscito, anzi, ho cominciato ad arredarlo.
Plant poetry kills poetry stars
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