mercoledì, ottobre 26, 2005

29 ottobre dalle ore 16.00 (fino a sera).

Presso la galleria d’arte contemporanea 

via Matteotti 79 a Castel San Pietro Terme (Bo):

 

 

occupazione poetica

 

 

Letture di poesia all'interno dell'installazione dell'artista americana Fawn Krieger, filodiffusa nel centro storico del paese con:

Sebastiano Aglieco; Fabiano Alborghetti; Alessandro Ansuini; Roberta Bertozzi; Lorenzo Caschetta; Massimo Dagnino; Salvatore Della Capa; Vincenzo Della Mea; Chiara De Luca; Matteo Fantuzzi; Carlo Falconi; Loris Ferri; Francesco Gabellini; Stefano Guglielmin; Salvatore Ritrovato; Domenico Settevendemie; Italo Testa; Matteo Zattoni.

Divisione bassa padana – Pneuma ass. cult. Per info: pneuma@email.it

 

 

COME ARRIVARE

In Treno: treni da Bologna, Rimini, Ravenna. La stazione di Castel San Pietro Terme è a ca. un chilometro e mezzo dal centro storico. Si percorre a questo punto Viale Gramsci in direzione del centro abitato.

In autobus: le linee sono il 94 (da Bologna) e il 101 (da Bologna e da Imola) ma terminano dopo le 20. La stazione degli autobus è a due passi da Via Matteotti.

In auto: sicuramente il modo più comodo per arrivare. Castel San Pietro Terme ha una propria uscita autostradale lungo la A14 raggiungibile quindi da Bologna o da Ancona. Oltrepassato il casello dell’autostrada voltate a sinistra lungo la strada provinciale San Carlo in direzione di Castel San Pietro, proseguite lungo la stessa strada per ca. 3 km. A questo punto oltrepasserete il ponte della ferrovia arrivando in Via Cova. Da qui a poche centinaia di metri vi ritroverete davanti a un incrocio semaforico. Oltrepassatelo raggiungendo Viale Roma.

Dove parcheggiare: 3 sono le possibilità:

- il parcheggio Coop di Viale Roma (il supermercato si trova sulla sinistra a metà del viale)

- il parcheggio del Comune (quando Viale Roma si dirama prendete la strada a destra - in direzione delle Terme - e svoltate subito a sinistra, qui troverete il parcheggio)

- il parcheggio dell’Ospedale (ampio parcheggio, qui troverete posto senza fatica: oltrepassate viale Roma, proseguite fino a quando non vi troverete a percorrere una breve discesa, qui sulla destra sta l’entrata del parcheggio)

Una volta arrivati a Castel San Pietro: come riferimento utilizzate la torre medievale che si vede anche in lontananza da fuori città. Il suo nome è Cassero. Una volta che avete parcheggiato o siete scesi dai mezzi pubblici coi quali siete arrivati, raggiungete lo stesso Cassero. Introducetevi al suo interno oltrepassando un’edicola di giornali e proseguite lungo la parte alta del paese che è proprio Via Matteotti (al massimo chiedete all’edicolante che è sempre molto gentile), camminate lungo i portici per poche centinaia di metri fino a quando non vi troverete nella piazza del paese (sulla destra c’è il palazzo comunale). A questo punto di fronte a voi troverete due Chiese e al centro un edificio con sopra un orologio, è il palazzo dell’ex-pretura, la Galleria d’Arte si trova proprio in quell’edificio, al numero civico 79 ed è indicata da un’insegna posta al di fuori dello stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Postato da Alessandro Ansuini
16:06 |||

 

 

sabato, ottobre 22, 2005

“Fatemi sapere” dissi ai camerieri che improvvisamente
ricevevano ordini, si allineavano sotto i faretti del bar,
muovevano sedie velocemente, impilavano,
facevano caffè, piegavano tovaglioli.
C’era distanza fra i tavoli e io mi muovevo
per il ristorante come un ventaglio, sorridevo agli ospiti cinesi,
davo direttive molto precise. Avevo dato loro
i nomi dei colori, per non confonderli, il cameriere rosso
e il cameriere verde - quello nero - molto introspettivo,
con gli occhiali, accanito fumatore.
Ma ero lì per caso. Il mio posto era da un’altra parte,
la sentivo questa cosa, avevo degli orari, nessuno mi toccava,
si prendeva confidenze con me, entravo e uscivo dagli uffici
con un’aria molto risoluta, ero rassicurante
con la governante e le cameriere, davo suggerimenti
sul profumo dei saponi, ero attento a molte cose
ma nessuna mi spettava di diritto,
me ne assumevo, diciamo, la gravità in una circostanz precisa,
non indugiavo mai, a cosa serviva indugiare?
Fiiniva tutto, gli appuntamenti scadevano, i cerini
andavano esaurendosi, chi poteva farci niente?
Archiviare le fatture, le ricevute, controllare gli scontrini,
metterli in dei raccoglitori, con un angelico
ordine alfabetico, custodiri nei ripiani, sulle scansie,
a chi importava? Nel 1953 qualcuno conservava
documenti altrettanto importanti e a nessuno di noi
la cosa interessa più di tanto.
Così mordicchiavo gli angoli dei biscotti
e li rimettevo nei piatti, davo prova di coraggio,
avevo notato he il miscelatore dell’acqua
nel bagno della hall emetteva un getto troppo forte,
che imponeva di bagnarsi i polsi e a volte persino la camicia,
il sapone andava via male dalle mani (del profumo che io avevo scelto,
camomilla) e lo avevo fatto presente in direzione,
avevo sbattuto le mani sul tavolo ma non c’era nessuno,
e i pochi che c’erano stavano in disparte, controllavano
che i numeri del giorno che gli avevano affidato
corrispondessero, o perlomeno questo è quello
che facevano credere.

Il riscaldamento stentava ad entrare in funzione
e tutte le periferie del mondo
trattenevano lo stesso identico respiro
mentre un pittore decideva di inserire un circuito elettrico
in un suo quadro e un’ape si schiantava sopra un’altra ape
una sera di queste, passata.

Postato da Alessandro Ansuini
10:39 |||

 

 

giovedì, ottobre 20, 2005

Postato da Alessandro Ansuini
21:59 |||

 

 

mercoledì, ottobre 19, 2005

Postato da Alessandro Ansuini
06:29 |||

 

 

venerdì, ottobre 14, 2005

"tre morti in svezia uno per carnevale voleva vivere una festa diversa voleva la maschera ma una volta indossata non lo convinse - per natale sorseggerò brandy mi sentirò senza accenti come dire, fessacchiotto - poi l'eurospin e la fila e la raccolta punti alla sma - il benzinaio ti ha guardato male sa che la tua macchina consuma poco - ecco, lavare le camicie comporta un'accettazione di sé, ma ora. le nove, dormire, sonno, come le cose, come le"

unico scritto rinvenuto in sei mesi di Flavio Toccafondi

http://stamperiawang.splinder.com

Postato da Alessandro Ansuini
05:46 |||

 

 

mercoledì, ottobre 12, 2005

 

Mittel europa, Udine come Berlino, i muri alti e imponenti e uno schermo, in un ristorante abbandonato, che proietta l’immagine sgranata di un pesce che ruota o nuota in un cerchio d’acqua, la coda come una morbida piuma nera. Davanti allo schermo nessuno. Un ronzio di fondo.
In un cortile ragazzine pallide in calzamaglia nera eseguono esercizi di ginnastica seguite dallo sguardo severo della suora. Possiamo vederle attraverso un cancello di ferro, gotiche, che paiono quasi confondersi con la geometria industriale dei palazzi.
I muri del centro sono anneriti, come arsi da una furia temporale carbonizzante, paziente, graffi sulle vetrine o semicerchi scavati nelle piazze colme di indumenti che portano a passaeggio scarpe dentro le quali barcollano, in precario equilibrio, una gran quantità di cinesi, giapponesi, e altri esseri sottoposti a regime fiscale.
Una lumaca, sul muro della chiesa, intona uno yodel rivolta verso il campanile. Di me dirò: costituzione minerale incerta, passaggio repentino dallo stato gassoso allo stato solido, liquidità di sentimenti, pelle in vetro resina, coincidenze: tutte perse. Ma questo significa sofisticare la vostra primigenia visuale, inquinare le prove. Alla stregua di piccole muffe stanno alcuni indumenti intimi dimenticati in fondo a cassetti che si aprono con difficoltà, “muso-che-pizzica vattene in bagno”, insinua la ragazzina assorta come vapore in un angolo del letto, ma la descrizione di questa scena è proibita da una qualche legge scritta in corsivo. Quindi diremo che la ragazzina avrà bisogno di un paio di calze e rovisterà in fondo al cassetto, in una certa ora, con la mano che tenterà in un buio autentico di trovare qualcosa di tessile, ne estrarrà un paio di calzini di cotone blu – i suoi, di lui – lì indosserà e dopo mezz’ora avvertirà un leggero prurito.
Sul pianerottolo, appena fuori dalla porta una goccia ha escogitato un piano assurdo e ha deciso di imparare a scendere le scale: fonderà un regno per questo, democratico, la cui durata è incerta e non segnalata su nessun libro.
D’altronde anche una bouganville sta urlando, ma nessuno ne accudisce i bisogni. C’è siccità.
Se si potesse disporre di una sola telecamera e di una sola scena si mostrerebbe uno sfondo cobalto, una spiaggia bianca, un’ora malevola, si inserirebbero un paio di mani adolescenti e le si farebbero sfiorare dolcemente, quindi stringersi. Con ogni probabilità, un grassone in un ufficio posto a qualche sedicesimo piano vorrà apporre il suo marchio sotto a questa immagine. Qualcuno considererà questa ipotesi. Dirò di me: piano d’osservazione ideale, quasi nascosto, subisco una serie di eventi e fenomeni, ma trascrivo tutto, e quindi: quasi una cuspide, anzi due, dove battere un ginocchio o un gomito, i suoi zigomi prendevano la luce dalla finestra orientale e apparivano quasi trasparenti. Le dita giunsero in seguito, autrici di un minuscolo ballo, le piccole ombre liquide a danzare fra le falangi – mangia le unghie la nostra ragazza seduta, e le labbra ogni tanto le scattano in un moto rapido; fissa, fissa sempre tre secondi prima di rispondere a una domanda, o dar semplicemente a intendere di aver capito.
Quale che sia la sua essenza minerale, mi domando, svanirà nella densa materia polverosa che ci assimila, punto a punto, dentro al tessuto del giorno, mentre allampanato come una pagina di storia non letta resto immobile sotto un’enorme vetrata, come donato all’autorità di una teca.

Einsturzende camera - Lago di Coghinas - ottobre 2005 - photo by enrico masi

Postato da Alessandro Ansuini
04:27 |||

 

 

martedì, ottobre 04, 2005

 

IPOTESI DI REGNO: STUDIO

 

 

Trenta settembre



Pic nic sull’asflalto, laterali sinistre sgonfie, a firenze disegnando le fiamme nel cielo, riprendendole fra gli autocarri sferraglianti per dimostrare che questa narrazione, seppur tirata come fuori dal sonno ha radici forti, come urla, colpi di tosse, battiti di mani – livorno muraglia – viali deserti nei cul de sac del porto – dogane, casse di cinesi ammassate una sopra l’altra – la nave.


(si annoti a margine l’apparecchiatura: una busta bianca colma di zuccheri, glucosio, una scatola delle scarpe zelante e misteriosa – due cineprese digitali – due macchine fotografiche analogiche, borse in pelle, obiettivi russi da settecento grammi, filtri, un registratore vocale, una saliera contenente guaranà in polvere, e l’odore e le narici dell’odore)



*



silenziosi santuari dedicati al vento, azzurro acceso dall’euforia delle lampade alogene, duemila metri quadri di moquette, tre bar, due ristoranti, una pizzeria, un emporio, l’agognata area bambini così ricca di morbidi divani dove passare la notte se non si possiede una cabina kafkiana che immagino lunga ed esile, colma di bare a forma di letti a castello incastrati alle pareti – mentre il ventre rumoroso della nave segna l’acqua con una scia carica di ballerine del fumo, danzanti attorno alla chiglia, la notte il mare è agitato ma gli svarioni divengono culla, sacche di vuoto dove far galleggiare la testa, fra le scale in acciaio, tonde, il giallo delle lampade, c’è luce in tutta la nave altrimenti c’è qualcosa che non va, si è in un punto irregolare, la nave è piena di luci, di faretti, i nidificatori non abituati alla luce si coprono gli occhi con sciarpe, con i cani, leash your dog ammonisce un cartello, il personale è meridionale o asburgico, capelli ingelatinati, cravatte allentate, meridionali o asburgici, a incastrare macchine come in un tetris umano, pilotato, una regia sapiente e occulta, l’incastro delle macchine nelle stive, le ragazze con le mani nelle melanzane o attorno al collo d’una bottiglia di vermentino, gli occhi azzurri, il pallore accentuato, i sorrisi baltici, lontani, nostalgici.

Silenziosi santuari dedicati al vento i ponti delle navi, ho registrato della musica all’aperto, catturato dei mostri,
ho le prove.



*



Dogana: olbia è militarizzata. L’unità cinofila della guardia di finanza è chiara, se dichiari quello che hai è amministrativo, non succede niente, se non lo dichiari è penale, processi, kafka, colpe, guardie, franz, Willelhm, che non ti danno nemmeno il tempo di vestirti, ti soprendono nel sonno.

Avete capito bene?

Avete capito bene?

Avete capito bene?

Dice il poliziotto col suo cane.

Qualcosa da dichiarare?

Niente.

Qualcosa da dichiarare?

Niente.

Scendete.



Il cane morde le chiappe, guaisce, sbuca da una gabbietta e nella gabbietta ritorna, pozione della verità.
Vedo che dall’altra parte della strada c’è un ristorante bar e penso che avrei proprio voglia di un caffè.

Passano camper con gli sportelli aperti e i gabbiani non si sforzano minimamente.

Siamo scagionati da un’inezia, da un sentimento, una corrente marina – successivamente fra i ginepri, probabili bacche di mirto rosso davanti alla Tavolara, S.Teodoro, costa orientale del Regno.
Le streghe si fecero profetiche e annunciarono incontri oscuri lungo la costa, uomini con un occhio solo, falò, misteri pagani, cerchi seminascosti nelle Piazze, donne nude con seni enormi che danzano attorno al fuoco, ubriache di mirto, i piedi affondati nella sabbia, che baciano, il mostro del sughero, il mostro dei cavi, il mostro della nave, il mostro del mare, nomi catalani, arbatax, lei, macomer, il regno di Tula, l’italiano è come l’inglese in europa, viene usato per camprendersi fra i vari ducati, regni, accampamenti, villaggi, metropoli uburbane, tribù, accolite, cosche, confraternite.


Le mosche si lasciano traghettare da un continente all’altro con un’aria davvero impassibile.



*



Nuoro è san francisco. Nuoro è militarizzata. Nuoro è la nuova seattle. Lì il Regno si inasprisce, non scende a compromessi. Sassari è stata creata, era utile agli insediamenti, Nuoro è il grappolo proveniente dal ventre antico del Regno, è una bestia che si divora e si nutre di se stessa e si riproduce e di nuovo e si nutre e così via e questo movimento genera insofferenti creativi, sabotatori dell’immagine, cardiologi del senso, maschere, attori, scritture mistiche, o sovrabbondanti. Tutto è quieto e tutto sfrigola. Le ragazze bionde, volti di modigliani, tetti di case come Toledo, parti di nuvole pesanti. New taleban style dalle cento teste e dai cento berretti arricchiscono il panorama sotterraneo con sabotaggi alla pittura, scatti di bambole, odore di vernice, pareti colme di meccanismi e microcosmi, in casa di cossu il quadro d’una adolescente aliena terribilmente malinconica, nenie di lolita decadente, sui muri strappati a tarkowskij, grondanti epoche.


Pasolini si lava i piedi nel bidet,
mentre lo sguardo severo della deledda
ammonisce la piazza e
l’isola di pasqua.


Ore ventuno einsturzende camera sono un’installazione all’interno del trittico ironico, tangerine, rimbaud a la guerre, torazina, alice, ortica, parigi, sotto lo sguardo algido del cannonau e i musicisti.




Allegato nr. 1

Di fronte al tratto di costa che va da Capo Cesareo e Capo Coda Cavallo, spicca per caratteristiche morfologiche e geologiche, l'isola di Tavolara (lunga circa 7 chilometri, raggiunge la quota di 565 metri sul livello del mare). Presenta pareti scoscese e inaccessibili che cadono a picco sull'acqua. L'isola è costituita da tre strati rocciosi: un basamento granitico sul quale poggiano gli strati dolomitici e calcarei. Gli strati calcarei si differenziano sia per costituzione sia perché la dolomite presenta una rigogliosa vegetazione, mentre il calcare ne è privo. La struttura geomorfologica, che le conferisce l'aspetto di una impervia montagna rocciosa, con pareti a strapiombo sul mare, unita alle limitazioni militari nella zona Nord-orientale, la rendono quasi del tutto inaccessibile. L'unica parte raggiungibile è lo Spalmatore di Terra, una propaggine dell'isola che si estende verso la costa sarda. La vegetazione è quella tipica costiera, ma l'importanza naturalistica dell'isola è dovuta all'abbondanza di piante endemiche, alcune molto rare, che fioriscono tra i graniti ed i calcari di Tavolara tra cui diverse specie di limonio e di fiordaliso. Caratteristici sono i fiori viola e bianchi del semprevivo (Limonium sinuatum), più raro il Limonium hermaeum, tra i calcari occidentali della Sardegna. In particolare va citata la Asperula deficiens, in assoluto la specie più rara, che in tutto il mondo vive solo sul versante settentrionale dell'isola. Per le citate caratteristiche fisiche dell'isola, sulle falesie a strapiombo sul mare trovano rifugio numerosi uccelli, tra cui il marangone dal ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), che nidifica con una colonia di gabbiano corso (Larus audouini), unico gabbiano endemico del Mediterraneo, la berta maggiore (Calonectris diomedea) e minore (Puffinus yelkouan),ed alcune coppie di falco pellegrino (Falco peregrinus). Sulle aspre pendici dell'isola vivono le famose capre dai denti d'oro, una specie rinselvatichita.







Primo ottobre



Partiamo dopo la marmellata al mirto che odora di salvia, sempre dritto, l’interno del regno come il messico, nuraghi, cerchi di pietre, piccole muraglie sui piedi degli ulivi, aureole nere d’ombra lungo le valli maculate d’arancio, profonde, e dominate dal vento. Nove macchine. Palmizi. Sassari.



*



attorno ai tavolini le cospirazioni, mirto bianco o rosso, zampine di ragno galleggianti nel latte si riuniscono in confraternita per comporre un cartello, le streghe impegnate in una posa peripatetica che mi vede coinvolto in qualità di untore, passeggiatori e passeggiatrici dell’ora pomeridiana, sospesi sopra le chele degli aperitivi, nell’installazione all’interno della Libreria Dessì all’interno della mostra artistica dei bambini davvero impressionante, attrici russe camuffate da isabella rossellini, scambi di libri, di superstizioni, l’impronta di dio che provocò il Regno, la fuga delle divinità pagane, l’insediamento umano, la fuga del dio, le streghe sono sposate alla natura, nelle botti si nascondono segreti minerali, alchimie, qualcuno mette strisce di fieno fra una casa e l’altra per ammonire che il Regno osserva, qualcuno che riproduce tutto ciò potrebbe dormire su un divano minuscolo, o essere il nuovo Papa.





Due ottobre

Lago di Coghinas. Bacino artificiale nato dallo sbarramento dell’omonimo fiume presso la stretta del Muzzone, formata dalle gole del Limbara. La diga è lunga 185 metri e larga 58. Il lago ha una capacità di 254 milioni di metri cubi d'acqua. Possiede un impianto idroeletricco, costruito nel 1937. Prima della strada viola, del ristorante e del lago è Tula, nuovo messico, appartamenti vuoti, ulivi. Il lago è marziano, attorniato dai sugheri, un barattorlo di mais sparato ciondola nel vento. Il cielo è nero o quarzo. La strada in negativo ha protuberanze lattiginose. S’adagiano i cavalletti o le ginocchia è le pellicone ne rimangono impressionate, suggestioni da passione di marina, ricordi degli urali.



Einsturzende camera installazione preserale al porto di olbia, prima della nave del ritorno, percussioni e clarinetto - l’uomo con un occhio solo - inciampa nella custodia del clarino ai confini di un molo ventoso e della perseveranza.

Postato da Alessandro Ansuini
21:06 |||

 

 

lunedì, ottobre 03, 2005

Postato da Alessandro Ansuini
21:08 |||