giovedì, settembre 29, 2005

Libreria Dessì.

Largo Cavallotti, 17.

Sassari.

Sabato 1 Ottobre 2005.

Ore 18.



Reading sonoro e ambientazioni musicali.

Postato da Alessandro Ansuini
20:27 |||

 

 

martedì, settembre 27, 2005

Due locande, un solo evento!

Postato da Alessandro Ansuini
23:38 |||

 

 

venerdì, settembre 23, 2005

 

PRIMITIVISMO DIGITALE

Nell’agosto del 2004, Frederich Bloch, viennese di 35 anni, pubblica sul suo sito internet una sorta di nuovo “Dogma” cinematografico in cui, nell’epoca del digitale, si pone in una terra di confine che se da un lato accetta l’utilizzo del digitale, dall’altro impone tutta una serie di limitazioni che, sempre secondo Bloch, uscito dalla scuola di Michael Haneke (Funny games), misurerebbero la qualità e il talento d’un regista che si cimenta con la macchina da presa. Bloch afferma che un Quentin Tarantino, un Kubrik, un Von Trier, se costretti ad utilizzare la sola tecnica del Primitivismo Digitale dimostrerebbero in ogni caso la “qualità” del loro cinema, che risiederebbe nella capacità del regista nel saper scovare immagini che ci sono intorno e che solo un’occhio talentuoso riesce a individuare. Una sorta di ritorno all’essenza del cinema, alla sua poesia, scuoiata letteralmente di tutte le manipolazioni successive alle riprese, dagli gli effetti speciali all’utilizzo del computer per contrastare le immagini, fino all’assenza montaggio stesso, eseguito a posteriori. In sintesi, qui di seguito, riassumo le limitazione poste da Bloch nella realizzazione di un corto o film che risponda ai requisiti del Primitivismo Digitale:



- La procedura delle riprese deve seguire quella che viene utilizzata per la pittura: l’obiettivo della telecamera digitale è il pennello, la pellicola è la tela. Le immagini che vengono riprese dall’obiettivo non possono essere aggiustate, migliorate o filtrate in fase di montaggio.
- Non deve essere effettuato nessun montaggio che non sia la sovrascrizione di immagini preesistenti.
- Non devono essere inserite scritte successivamente alla ripresa diretta
- Le parole che servono per la descrizione del titolo del corto, del produttore, o degli eventuali attori devono essere riprese direttamente. (ad esempio, se il titolo del film è IDIOTI, si può scrivere su una lavagna idioti e riprendere la scritta.)
- Gli eventuali attori che partecipano al film devono essere inconsapevoli del loro ruolo, di esser parte di un corto, di un medio o di un lungometraggio.

Con questi semplici espedienti, Bloch vuole introdurre un genere che permette la realizzazione di corti o film a budget zero. Va altresì considerato che alcune regole del Dogma di Von Trier (1995) vengono automaticamente inglobate, mentre altre ne restano escluse. Il Dogma di Von Trier, in sintesi, dichiarava che l'obiettivo, ambizioso, era quello di "purificare" il cinema dalla "cancrena" degli effetti speciali e dagli investimenti miliardari. Niente luci, nessuna scenografia, assenza di colonna sonora, rifiuto di ogni espediente al di fuori di quello della camera a mano, impossibilità di riprendere la “finzione” (ad esempio, la morte di un uomo che non è realmente morto)
Il Primitivismo Digitale di Bloch invece non proibisce l’allestimento della scena, la preparazione di colonne sonore o le luci, a patto che esse vengano riprese in diretta. Si può, ad esempio, mentre si riprende una scena, aver preimpostato una fonte sonora che automaticamente verrà catturata al momento della ripresa. Si intuisce altresì che l’inconsapevolezza obbligatoria degli attori impedisca tutta una serie di finzioni che, sebbene potrebbero essere accettate (si pensi a una finta morte sulla scena) divengono impraticabili. il Primitivismo Digitale non pone limiti alla finzione, anzi, pone il suo accento solo su tutto ciò che può essere fatto credere “in diretta”. Ciò che è precluso, in sintesi, sono le manipolazioni successive. Va altresì ricordato che l’utilizzo di effetti speciali realistici presuppone un investimento che renderebbe inutile poi far riferimento al Primitivismo Digitale, che ne impedisce un montaggio altrettanto professionale.

Postato da Alessandro Ansuini
23:48 |||

 

 

e nelle costole allestiva fabbriche nelle scapole sorgevano industrie, il metallico,
l’alfabetizzato, serbava geishe nelle iridi per le ore sonnolente,
l’aperitivo è virale, nuziale il patto e nuziale la fede
alla scuola Rigautiana, novella cucina del verso, radiografie
ne mostrano il feto che sembra danzare
sulla cassa disarmonica della Borsa.


C’è una riga sottile che divide tutto questo dalla realtà, protettrice del dono dello specchio.
Mie fami: aspirate al potere.

Postato da Alessandro Ansuini
01:44 |||

 

 

venerdì, settembre 16, 2005

Postato da Alessandro Ansuini
22:20 |||

 

 

martedì, settembre 13, 2005

Sabato 17 settembre 2005

(Notte Bianca)
 
ABUSAMYPLAY 05
(8 bus con musica a bordo si aggirano per Roma tutta la notte)

radiodd Freaky Funky Bus
 
Arivederci Roma Tour
 
Partenza:
ore 23:00 > Piazzale Flaminio
 
Capolinea:
ore 03:00 > Piazza Numa Pompilio (Stazione Termini)
All the Bus Sound Clash!
 


radiodd Stars dj-and-live set
- pop friccicarello da viaggio -
 
Hugo Sanchez - el Tremendizmo
O Atomico Mr Django
Rodion

Økapi

Tso
Romantic Pianella
Gianni Music
Pigneto Quartet Trio
Jemma Temp
Anna Clementi
BJ1
 
Special hero guests:
War(Phag)Bear
Lady Marù
 
Posto riservato:
Thalido (DoTheMongoloid)
 
 
Prossima fermata, uscita lato destro...
il percorso e le fermate verranno annunciate a breve!
 
Free ticket!

Scarica e ritaglia gli occhiali 3dd di radiodd
e indossali sul bus per una notte in technicolor!


www.radiodd.com


Postato da Alessandro Ansuini
19:19 |||

 

 

lunedì, settembre 12, 2005

SEMPLICE ODORE DI STATUA
 
 
Camera mix è un’installazione all’interno del festival della letteratura di mantova 2005.
Due corpi, due giacche, due telecamere, un registratore vocale, una vestale conficcata nella redazione che fornisce il pass di un’altra persona, nella circostanza giacomo zandolini e due biglietti – evento nr 157, a game we play, tavola rotonda su nabokov, teatro bibiena, evento nr 154, poeti, poesie e antologie, con milo de angelis, che dirà, rincorso nel sole all’uscita di The passion of marina (55 in lingua originale e sottotilato al “cinema in teatro leonardo”)
Reporter (parte dell’installazione): che potere ha, lei – la sua apparizione
Milo De Angelis (parte dell’installazione) : “Il non potere della poesia - di una parola che si oppone al brusio delle parole di tutti i giorni, dei giornali, dei telegiornali, di ogni televisone. Una parola che deve essere concentrata e sentire dentro di se il peso di un’allarme, di una forza, di una potenza.” Delle immagini lo dimostrano. E dunque dopo il maestro, spazio alla poesia:
 
rec:
 
Funny e alexander, le lingue rosse fra le tende – la fiamma e la boccetta di profumo,  allontanare i vigili del fuoco con la coda, le campane rintoccano alla carcassa del piccione sorvolato dalle mosche, piavoli, illuminaci tu: quale promontorio quale scelta, le infinte ragazze coi cani con gli occhi dei cani a passeggio o sulle  biciclette schedate, 
le pattuglie della polizia sette volte attorno al teatro leonardo in mezz’ora
le pattuglie della polizia sette volte attorno al teatro leonardo in mezz’ora
le pattuglie della polizia sette volte attorno al teatro leonardo in mezz’ora
le pattuglie della polizia sette volte attorno al teatro leonardo in mezz’ora
e non avevamo ancora rincorso il gruppo ’63
 
Citando evidentemente ghezzi, la bandiera albanese a mezz’asta su rai tre - all’entrata Ponte San Gorgio tremava nel vento (delle immagini lo dimostrano) come assediato - non vedi che è semplice odore di statua quello che vendi?* (da orthaic ost – le coq madam) Sant'Andrea sullo sfondo si nasconde nell’ombra si nasconde nel sole rimbaud che spara a verlaine a bruxelles ad esempio, è un’installazione, se solo avessero avuto la possibilità di proiettare delle immagini,  o di campionare dei suoni, fu così che il Virgilio del 2005 si divise in due, la vergine folle e lo sposo infernale improvvisamente casti e soprattutto agili: “Reporter Rimbaud e Verlaine a rapporto”, dissi “Per filmare.”, all’entrata del teatro bibiena passando davanti agli occhi della coda umana senza bigliertto, (una fila di facce impalpabili assiepate lungo la navata est del teatro dove) stavamo entrando con una busta piena di grissini e vino rosso - proprio sotto le cosce del teatro bibiena che si stringe dagli archi, dai fianchi, sospeso fra le tonde mezzelune arrossate in un uovo di buio, fitto di labirinti, scale, il ping pong nell’attesa della della noia orale della poesia appena due ore prima,  qui a mantova – applauso obbligatorio
 
*
 
su un campanello c’è scritto
AI TESTIMONI DI GEOVA ED ALTRE DOTTRINE, PER FAVORE: NON SUONARE
 
*
 
Cercando parcheggio nell’erba del lungolago, in solarize, passando per uno stretto cunicolo da dove si vedono stagni, paludi, vecchi in canottiera che pescano alla foce di una fogna, e dall’altra parte le onde del lungolago, il lago, che potere ha?
Come interagisce con l’installazione? Tentando di affogare (mettendosi d’accordo)
Amelie nathomb e facendola salvare da un vigile del fuoco?
Lago, mantova, perché?
Nessuno risponde. Lungo i ciottoli scivola dell’acqua, si forma un piccolo fiume che scende dalla chiesa di sant’andrea: è saltato un tombino. Le antologie marciscono nelle crepe dei muri “Dopo la lettura di milo de angelis”, disse verlaine, “anche Parini avrebbe sbadigliato.”
Lo disse con una telecamera in mano, prima di sparire dentro un androne sbucato
dall’infanzia di Ivan, a riprendere biciclette rosse contro i muri, l’impiccato. Bartezzaghi l’enigmista, un agave
 
Stop
 
*
 
Su un muro all’entrata del parco di Piazza Virgiliana, dove c’è, per l'appunto, Virgilio, c’è scritto:
LOS
CUB
ANOS
 
*
 
Camera mix è un’installazione che fa due domande, che portano dentro all’installzione:
 
1)      Mantova, perché (risultato sociologico a posteriori: l’intervistato al 95 per cento non capisce la domanda e chiede: mi stai chiedendo perché il festival della letteratura viene fatto proprio qui a mantova?)
2)      Che potere hai? (di: interagire con il festival, inciderlo, contribuire alla sua realizzazione, cambiare la storia di un evento, del festival intero magari, renderlo reale dal momento che ci assisti, renderlo reale dal momento che interpreti su un palco e sei parte della macchina: risultato sociologico a posteriori: gli intervistati al 95 per cento si sentono di raccontare che hanno lavorato in qualche modo nel festival, ti dicono il loro curriculum, in un certo senso si auto autorizzano a essere ripresi, si motivano, vogliono farti capire che sono stati accettati dall’autorità del festival, che sono stati ammessi, che è tutto a posto, questo è il loro potere, avere diritto ad esser lì)
 
 
Al festival della letteratura di mantova si va assolutamente coi baffi, chiedetelo all’accompagnatore veneziano di Ponso presentatosi come Danni, senz’altro il look migliore di tutto il festival (delle immagini lo dimostrano: capello corto un po’ spettinato, sorriso liquido, baffi parigini, camicia bordò, giacca a scacchi sui toni del marrone, pantaloni un po’ larghi che cadono divinamente, scarpe scamosciate) e una telecamera vuol dire che ci sei, che esisti, che ci sei stato, che hai sofferto, che sei in relazione, che sei accettato, se sei un fotografao che hai fotografato, se sei Ponso che sei stato antologizzato (e non sei stato pagato) se sei un volantario che hai mangiato, alla mensa, sulle sedie, hai sbadigliato gratis davanti agli stand, preparato caffè, alzato la mano per prenotare il tuo piatto di pasta o un panino, indicato a una signora un teatro o quest’altro, impedito l’accesso in una zona, se hai rubato in un teatro significhi, fai parte del piano, dell’organizzazione – tu c’eri, sei esistito, se ti chiedono come ti chiami puntandoti una telecamera tienilo presente, è un documento sociologico: sei stato in televisione
 
*
 
Su un portone c’è scritto:
VIETATO L’INGRESSO A CHIUNQUE NON SIA UN CONDOMINO
 
*
 
Di rientro a Mirandola fermi a riprendere una fabbrica degli anni ’20 abbandonata. Pezzi di vetro che cadono dalle finestre rettangolari fatiscenti.Volo d’uccelli nel sole. Antonioni. Filari di pioppi. Sbadigli. Cielo della bassa nell’ora assassina. Le cinque. Qualche dettaglio di nuovola.
 
Stop
 

Camera mix 2005, installazione umana nel festival della leteratura di mantova
 
allegato nr.1:
 
Intervista a milo de angelis, rincorso in strada all’uscita di the Passion of marina, [russia 2004, 55 min. in l.o.]
Camera mix: “Prima domanda: mantova perché.”
Milo De Angelis: “Perché è un luogo rituale ormai un appuntamento atteso dove le cose vengono preparate a lungo da tanta pressione e quindi scaturiscono qui in modo vero.”
Camera mix: “Quindi per l’evento c’è stata molta preparazione”
Milo De Angelis: “Si si è stato molto sentito, molto allestito anche, dentro di me, e scaturito con tanto amore, quindi, come il senso di una liturgia che poteva venire solo qui, e in questo modo.
Camera Mix: “Ottimo. Seconda Domanda. Che potere ha, lei?  – la sua apparizione”
Milo De Angelis: “Il non potere della poesia, di una parola che si oppone al brusio delle parole di tutti i giorni, dei  giornali, dei telegiornali, di ogni televisone. Una parola che deve essere concentrata e sentire dentro di se il peso di un’allarme, di una forza, di una potenza.

Camera mix intervista Milo de Angelis

Postato da Alessandro Ansuini
19:34 |||

 

 

sabato, settembre 10, 2005

Festival & Barrique

Oggi e domani, un paio di incaricati Smith & Laforgue saranno al Festival della Letteratura di Mantova in qualità di inviati clandestini per conto della redazione del suddetto festival. Li potrete vedere che distribuiscono libri neri nelle piazze, ognuno con una telecamera in mano. Hanno in mente un piano, ma si riservano di annunciarlo. Novità per le estetiste e gli aspiranti scrittori parrucchieri. La Holden, la scuola di scrittura di Baricco, ha indetto un concorso per natale: il vincitore uscirà su Vanity Fair, la faccenda è sponsorizzata dalle profumerie Limoni, tema del concorso: la vera bellezza del Natale! Sembra uno scherzo, non lo è. Verificare per credere.

Postato da Alessandro Ansuini
07:41 |||

 

 

domenica, settembre 04, 2005

---dalle prose evangeliche ---
 
Lungo la strada erano passati sedici carri e l’aria era ingombra di polvere bianca mentre Gesù entrava a Cafarnao e con lo sguardo scannerizava le case bianche nella luce in cerca della sinagoga. Qui vi entrò e si mise ad insegnare, a tirare fuori i demoni dai corpi. In un pomeriggio di aprile, o maggio, o giugno era in una casa dove quattro uomini calarono dal tetto un paralitico. Gesù si sistemò i capelli dietro le orecchie e fece tornare a casa il paralitico col suo lettuccio. Fu dopo la guarigione del lebbroso, al quale Gesù disse di non proferir parola, mentre lui si rintanava nel deserto, che la celebrità lo colse. Gesù si ritirò presso il mare con i suoi discepoli e una moltitudine di genti lo seguirono, dalla Galilea, da Gerusalemme, dalle parti di Tiro e Sidone, dall’Idumea e dalla Transgiordania, e Gesù disse ai suoi apostoli di mettergli a disposizione una barca affinché le folle, che volevano toccarlo, non lo schiacciassero. A distanza, sventolato da foglie di palma, Gesù sul suo yacht di seconda mano dava lezioni di dottrina.

Postato da Alessandro Ansuini
15:50 |||

 

 

venerdì, settembre 02, 2005

Se ne stava seduta in angolo sgranocchiando qualcosa che assomigliava
a Bach e pareva assorta in una contemplazione dal sapore essenziale,
curava (un bicchiere) e non curava, (il labbro sul bicchiere) gli passarono
davanti due elefanti travestiti da golfisti e lei riuscì solo ad alzare
un sopracciglio perplesso notando che aveva finito qualsiasi
cosa avesse dentro al bicchiere, e i suoi occhi si poggiarono nei
miei – c’era un pianista che si assaporava la lentezza delle dita
sognando ninfee e lolite e i suoi occhi, (di lei) nella circostanza –
si poggiarono nei miei e mi guardò come una che avesse visto
un segnale stradale in una strada sterrata del Kenya, perplessa, poi
parve sovrapporre al suo pensiero una sensazione di incredulità,
non potevo essere un segnale stradale così s’alzo di scatto – movimento
di gonna in cascata dal ginocchio alla caviglia e restò appoggiata
con la schiena alla parete, inclinata, e io mi voltai dalla parte opposta
dove il pianista aveva preso un espressione compassionevole, tipica
di chi potrebbe stare per portare a termine una tesi, o aver ritrovato
un oggetto che aveva perduto e al quale teneva


*


prendi le parole ad esempio prendile tutte si potrebbe impazzire
solo su una congiunzione che le parole sono forme, stelle marine,
piccoli ectoplasmi smaniosi di farsi possedere che fluttuano
in un limbo dove si muovono due pesci rossi ansiosi di urlare –
ce ne stavamo, io e il mio amico Kiniger, a discutere sulla
colpevolezza della signorina Reginik, nobile decaduta, che
pare avesse preso l’abitudine di confondersi, se ne stava come
una pausa inchiodata fra due battute, balbettante, e aveva
quello spessore tipico della parola “ambiguità” – o quella
calma da barista nelle situazioni difficili, mi diceva,
Kiniger - che non la giovane aveva intrattenuto una storia di baci
amorosi sotto i platani qualche estate fa e una volta, mi disse,
aveva percorso tutto un boulevard insieme a lei facendo tintinnare
delle tazzine che avevano rubato - che non si capiva bene dove
volesse andare a parare con quel suo modo di vestire, con quegli
atteggiamenti da sposa vendicativa, da pescatore spazientito,
lei era alla stanza – anche adesso – come un regista che avesse
posizionato il proprio corpo al centro della scena e continuasse
a osservarsi, senza soddisfazione, poiché rimanere fermi un quarto
d’ora davanti a un ibiscus (tra l’altro sfiorito) tradiva una sorta di
precario senso sociale, ma la sua forza era in questo, dissi,
il sapersi sparire, capisci Kiniger, quella è una che si cucina
da sola mentre parla al telefono o che mette sedici candele
in terra prima di farsi il bagno – è un’amorevole figlia di dio
a cui piace giocare da sola e dio è felice quando le sue bimbe
s’appartano e si concedono in spettacoli esclusivi per il
nostro manchevole signore dell’assenza – e appena dopo
averlo detto tutti i presenti presero ad osservarla mentre lei –
proprio lei


*


la cura la giusta abnegazione, ci vuole del tatto, ci vogliono
i sensi acuti e questa lama sempre puntata al collo, l’uguaglianza
è una prospettiva atroce e l’individualismo altrettanto, per questo
quando camminiamo di fianco uno all’altro parliamo di processi,
di intenzioni, ci distraiamo, fissiamo i piedi della ragazze, cosa
vuoi fare se dopo un’estate viene l’autunno, cosa vuoi imparare
che ti possa essere utile nei momenti atroci, quando lei
non vuole farla finita e tu non vorresti essere troppo duro
ma la vista del suo decolleté ti fa pensare che forse si potrebbe
essere burro ancora una volta e se non fosse finito il gin,
chi può dirlo?

La musica è un fachiro che si sdraia sui chiodi e Frida Calo
bruciò in un rogo di pixel disgustoso – la sera della mattanza,
quando Elena Reginik entrò nella casa avvolta in una calma irreale
e si diresse allo scrittoio, dal quale prese un pennarello col quale
dipinse tutta la casa della scritta – Mr nabokov, are you really
so hooked on little girls?

e l’eterosessualità e la polizia crollarono come un quadro, come
una famiglia, avvolte nella placenta di una sterile calma


*


saremo futili io e te, ci sprecheremo, cos’altro vuoi fare,
renderti utile? Disse Elena Reginik che per l’occasione
mi si era presentata con un nome diverso che dimenticai
al secondo giro di rum – mi aveva avvicinato chiedendo
se avessi un accendino e aveva preso a fumarmi vicino
muovendo la testa a destra e a sinistra come una ballerina
di tango incapace di reggere uno sguardo per più di 14
secondi – il tempo che impiega il rum a possederti –
e continuando a utilizzare tutte parole che finivano col
suffisso –ire – tipo dormire, annuire, scoprire, dimagrire
impazzire e blandire – e io sorridevo benevolo col labbro
incollato al bicchiere, gli occhi fissi sulle sue mani e
le gambe accavallate, non vorrei rendermi utile, dissi,
mentre kiniger notava che ero preso nella conversazione
con la nobile decaduta – vorrei avere l’eleganza e l’inutilità
di uno swaroski capisci, mi piacerebbe essere il pezzo unico
di una collezione e essere spolverato, accudito, ma non necessario,
mentre Elena Reginik aveva preso a tirarsi su la gonna
con il pollice e l’indice grattandosi un ginocchio per la puntura
di una zanzara – è qui che ho un buco temperale, poiché mi ritrovai
in ginocchio a succhiarle un inguine, con lei che chiudeva le
gambe a forbice per il solletico, e mordeva



*


scopare, chiavare, succhiare, sbavare, leccare,
mangiare, annusare, carezzare, dissi, cambia
la declinazione del suffisso e avrai un risultato migliore,
sostenevo, mentre lei si rivestiva piano che era ancora buio,
e una luce lattea gonfiava l’angolo della finestra, la guardai
nel silenzio che scompare, facendo finta di dormire,
chiudersi i bottoni della camicia e allacciarsi il laccetto
della gonna, infilarsi una matita nei capelli e voltarsi
a controllare in che posizione fossi, fetale per l’occasione,
e seguirmi nel mio processo di rivoluzione verbale
chiudendo l’espressione con la parola: dimenticare.

Postato da Alessandro Ansuini
20:58 |||