non voglio mancare, mi manco troppo, mi manco spesso eppure
mi servo, ho necessità di esserci, e tento, tento di abbracciarvi,
ma vi manco, vi sfioro, faccio la parentesi aperta da sola sul
foglio, sono curvo, gobbo, mi stupisco, mi guardano, li guardo
annuisco

Camera Disco Teleman - Bazzano Square - Luglio 2005 - Masi / Ansuini (foto by Modaphone)
Nettuno, Apgar 4, S.I.D.S. dream in una notte di mezza estate
La piramide di cheope disse, la smonteremo mattone per mattone sudore per sudore, Miller è sepolto e non aveva detto a nessuno di soffrire di emorroidi, qualcuno mi suggerisce di andare in analisi o quantomeno cominciare a chiedere risposte sulla mia vita in sogno – l’inconscio fa e disfa, dice –
l’inconscio ha la risposta, tu chiedi e ti verrà dato, lo dice anche Battiato, con un tamburo nella piazza fra le paludi di sauvignon e i piedi di Amanda, la luce è una mosca che ronza attorno alla merda, incimpando fra le belle-di-notte e i gatti con le palpebre chiuse, o in una strada sterrata vicino Roma con l’indice Apgar inprovvisamente sceso a tre – il bimbo è cianotico, ha le labbra viola, la pelle pallida, disse la dottoressa, mi piace pensarmi consegnato alle mani di mia madre avvolto in una carta oleosa come un mazzo di garofani, mia madre che non era distratta, nonostante mi abbia perso diverse volte in un supermercato, la concentrazione non è mai stato l’aspetto forte della mia famiglia, siamo tocchi, siamo marci, abbiamo le larve che ci crescono nel cervello, non ci importa delle condizioni atmosferiche noi fissiamo i balconcini, attratti come falene, sappiamo costruire un bicchiere d’acqua per perdercisi dentro, siamo trote, siamo ciechi, respiriamo con le branchie, non abbiamo rispetto per nessuno, è la casata, dice, è sintomo di nobiltà questa stravaganza –
le calze rosse, ragazzine di tredici anni alla festa della luna ubriache, che bevono rum e chiedono guardami gli occhi, sono a posto no? Sono a posto? Gli ideali del nuovo millennio incolonnati sulla salerno reggio calabria –
avremo tempo per disfare gli allacci per sedurre il nemico e avvelenarlo, e se ci sconfiggeranno stacchermo i telefoni e ci dilegueremo nel sottobosco – lì
davvero ho un piano speciale per sopravvivere, adocchiando le bacche del bosco corteggiando le cortecce dei faggi o incastrando calamite nei tronchi degli alberi, nominando l’intaglio OPERA D’ARTE, come la cattedrale vegetale in Borgo Valsugana
– comprando sassi dai bambini del luogo, tutti figli di thom yorke,
perchè la famiglia dice la famiglia può essere una cosa buona, tipo un giocattolo esposto dietro una teca e acquistato su ebay la famiglia dice
è una tagliola solo ci metti la gamba in mezzo
disgraziatamente le immagini non eravamo riusciti a portarle, ma c’erano i tappeti, la pioggia confabulò con l’assessore alla cultura che voleva proibirci lo spettacolo –
andò via anche la corrente, dice, il giorno prima (ma ci eravamo attrezzati per un viale di candele, e un altare, se necessario) e con i tappeti è un problema di frange dice Enderle, Alessandro Enderle che è un tipo ossuto e ha l’aria di intendersene di tappeti, mentre li adagiamo nella piazza come bambini caduti durante una battaglia, e ognuno si inizia a mischiare nel fiato dell’altro come se si fosse polvere accumulata dentro un estintore – le stuoie, le luci, il Siel davvero impassibile con dei suoni ferrosi, meccanici, Enri in mutande rientrato dalla bosnia con un brutto virus intestinale e 38 di febbre mi dice di dire che i libri dati in visione durante lo spettacolo sono a pagamento, che bisogna dirle queste cose, farsi pagare, riscuotere, ma se l’unica macchina dove riesci a salire alle tre del mattino ha i Misfits incastrati dentro io penso che siamo nel vicolo del topi, dove anche la morte ha perso i denti, penso che non dovremmo curarci delle anfetamine e della ribalta, non dovremmo farci scambiare per chi vuole apparire come l’ultimo arrivato alla festa, ansioso di entrare in casa, noi la festa l’abbiamo abbandonata
e portiamo operette e spettacolini per le vie scalcinate e i sobborghi scuri, roba
da vino rosso in bicchieri di plastica e tossici che ridono senza capire un cazzo
ex attori, ex musicisti, ragazzine con le treccine in perry zooma, celebre regista postmoderno americano, chi ha tempo di contare gli spicci
o leggere la storia di mao tse tung?
(scaffali vuoti per decine di chilometri lungo la Grande Muraglia Cinese e un cinese, seduto alla fine con una copia di playboy in mano: questa
la mia idea di editoria)
Disfatta, la paramide di cheope è disfatta e insieme ad essa i comunisti, i qualunquisti e gli entomologi della parola, non leggo linus non guardo mtv non vado a votare non studio, sembra una formalità, direbbe Lindo
in un angolo, ammantato nell’ombra, mordendo una mela questi
mi parlano come fossimo un accademia come se i nostri destini dovessero
cambiare il tempo o impedire all’edera di crescere – abbiamo abbandonato anche l’asilo dove cercavano di di spiegarci che significhiamo qualcosa, siamo un’orchestra molesta che impone il suono delle bottiglie che cadono in terra, del piscio che schizza nelle tazze lerce dei treni alle quattro di notte mentre sotto un buco nero corre e grida nel cuore della velocità – ci puoi credere, adesso in trentino una ragazza sta camminando scalza lungo l’autostrada, ci puoi credere? Un vecchio sta dando fuoco nella notte a un fienile mentre piove, e rimane tutta la notte a fissarlo mentre il mercurio cola giù dalle grondaie e lui pensa che domani non pulirà la merda dei piccioni sul balcone, ma resterà lì, con un bastone in mano, ad abituarli, enciclopedico maestro di volatili, ci puoi credere?
Fossi anche da solo su una strada bagnata d’estate, come adesso, o sul nastro nero di Budapest, spargerò il mio seme in questa penisola o altrove, piangerò, rimarrò in ginocchio, dormirò nei fienili, tracciando disegni di nuvole, ho l’anima dei minerali, il sangue mi si fa linfa e mi bolle nelle vene, ho ansia di attraversare questa strada e distruggerla con lo sguardo, sono due notti che vedo persone in giro che poi si rivelano essere segnali stradali, cespugli, giochi dell’acqua sul fondo stradale, ed ecco, cosa mi puoi dire:
- drogati di meno
- cambia gli occhiali
- rientra fra noi, ti vogliamo bene, siamo la tua famiglia
gli umani dice, sono miei fratelli, lo dice Gesù e lo disse una ragazza vegetariana che portava delle tele incastrate sotto il braccio, uscendo dalla facoltà di lettere e filosofia, forse dodici anni fa, gli umani mi vogliono alla loro tavola perché non è bello uscire prima, non è bello tenere un comportamento poco produttivo per il sistema, per il partito per l’associazione, per il movimento, io slego i lacci disfo i nodi non servo a nessuno e non lascio niente, (mica tanto, se pensi ai libri che vi regalo) dal danno partorito e al danno assunto, nato impiccato, come dicevo fabbrico libri neri con le scritte rosse che lascio sui treni, nelle macellerie, nelle buche della posta al posto della torre di guardia, lascio i libri nei cessi degli autogrill, li metto in mano ai bambini tuonando
di
NON LEGGERLI, gli umani dice, sono miei fraelli, e io non sono
Produttivo per la società, per la squadra, per la famiglia, per l’azienda, ho questo talento qui, mi spreco , di continuo, come un ossesso, perché forse la SIDS* non m’ha perdonato e tutto questo è un sogno che faccio crudelmente da 30 anni, insieme ai miei fratelli, gli umani, con le piante tutte che ci strillano intorno e gli appennini spelacchiati
che al ritorno
ci grattano via come pulci
* Sids o “Sudden Infant Death Syndrome”, sindrome dell’improvvisa morte neonatale, cioè quando il neonato, improvvisamente, durante il sonno e senza apparente motivo, non respira più dentro la sua culla. Può accadere entro il primo anno di vita (la casistica maggiore riguarda però bimbi alle prime settimane), sono casi rari, ovviamente, ma inquietanti perché finora la scienza non riesce a dare una spiegazione univoca.

Plant poetry kills poetry stars
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