martedì, giugno 28, 2005
Come promesso, è in arrivo il box set di card inerente lo Street parade a cura di Federico Anastasi (foto e grafica) e il sottoscritto (testi).
Potete vedere qualche foto qui:
http://www.undicidecimi.it/STREETRAVEPARADE/card.zip
Very Limited Edition.
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Alessandro
Ansuini
20:25 |||
lunedì, giugno 27, 2005
SE SIETE IN ZONA NON PERDETELO
lunedì 11/07/2005 presso Quadriportico Bolognetti, via Bolognetti 2, Bologna dalle 22.30 in poi
SHOW-CASE
"FROM THE INSIDE" (- BELLIGERANZA 02) di DJ BALLI SI THE WRONG NIGGA TO
FUK
WIZ!
Solitamente abituato a calcare la scena post-rave a suon di ritmiche spezzate ipercinetiche, frequenze distorte e rumore bianco, dj Balli assume le sembianze di "the wrong nigga to fuk wiz!" per un progetto parallelo di turntablism 100 % italexplotation secondo i dettami down-tempo della extravagante sotto-etichetta "- Belligeranza" (http://belligeranza.c8.com).
Aspettatevi dunque un serata di "cabarscratch" come il belpaese si merita nella convinizione che Bombolo, Salvatore Baccaro, gli Olivier Onions, l'"Intervallo" Rai, l'"Almanacco del giorno dopo", il Meteo ed altro ciarpame jinglefonico sepolto nell'immaginario collettivo costituisca un filone estramemente creativo di audio-oggetti per i manipolatori del vinile nostrani e non solo. La dimostrazione di questo teorema scratchadelico nell'ep "From the Inside" (- Belligeranza 02) presentato dal vivo
lunedì 11 luglio dalle 22.30 in poi presso il Quadriportico del Bolognetti via Bolognetti 2, Bologna.
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Alessandro
Ansuini
21:35 |||
domenica, giugno 26, 2005
L’IMPRONUNCIABILE SUONO DELLA PORNOGRAFIA
L’elemento del crimine che sta dietro al rumore di fondo
della pornografia non sono le urla, o i gemiti
o i “riempimi” o ancora i
“ma è enorme!”, ma una causa primitiva e sotterranea
l’agiografia della morbosità, quel suono che è sotto anche
alle ragioni che portano 100.000 persone (non cuccioli) a radunarsi
dietro a 27 camion che sparano techno per un giorno di fila
- Street Rave Parade Antiproibizionista di Bologna
per fare un esempio, oppure
Berlino, con le foto di Cristiana F in tasca e David Bowie ormai solo
un rumore lontano e bianco, un rumore lontano e aristocratico
e alle 12 e 15 puoi dire: mancanza di valori
alle 13 e 27 puoi dire: divertimento fine a se stesso
su un giornale puoi scrivere: non lo faremo accadere mai più
e su un libro puoi dire, alle 14 e 37 (lo hai scritto nel pomeriggio
quando il sole crea ombre minuscole o non ne crea affatto
altrimenti, non si spiega): questi giovani sono diversi da quelli di un tempo
o ancora:
banda di tossici (è vero)
tribù di calati (è vero)
branco di imbecilli (ancora più vero se rapportato ad un ufficio, ore 07:00
davanti alla macchina del caffé, in un lunedì per esempio: hai sicuramente
ragione tu a lamentarti)
“Un inferno dantesco, una bolgia, un orrore che siamo costretti a subire”
ed è vero, non lo capisci, non lo capisce nemmeno chi nella bolgia
si toglie la maglietta e si comprime con altri centomila corpi (non di
cuccioli) fra le botteghe ambulanti e le dinamo appoggiate su carrelli
l’elemento del crimine dionisiaco che sta dietro al rumore di fondo
dello street parade è una zona temporaneamente liberata e mobile
dove puoi venire anche tu, con due paia di scarpe diverse, e nessuno
si accorgerà di te poichè non sarai più il tuo nome e il tuo cognome
e la tua famiglia e il tuo lavoro ma solo un tempio di carne
restituito all’antica armonia dove nessuno si prende cura di te
e sei molocola pagana e disinteressata e del rumore di fondo
fai parte e ci pensi, che questa è la serata, che la strada
è stata liberata e prova spiegare la Repubblica della Musica
se ci riesci parlami di D’Annunzio che con una 500 rossa
entra a Fiume e abolisce il lavoro per due settimane, ne hai
bisogno anche tu che nessuno ti controlli, per un periodo
che ha un inizio e una fine poiché tutto ha un inizio e una fine
giardini margherita/arena parco nord, (ad esempio) fra queste
parentesi non hai nulla da imparare, sei solo parte d’un mare
affatto debole e per niente verticale, e anche se non ti piace
ne farai parte e quando ti chiederanno il perché non lo saprai
e tutto ciò che puoi fare è annotare come allontanadosi
dall’epicentro tellurico del suono (se riuscirai ad andare via)
il martellamento s’affievolisce e tornando
potrai fissarti la punta delle scarpe sul ponte di Via Stalingrado,
e capire (al limite) il silenzio, da tenere, da non spartire con nessuno
lì con te e tre vecchie (di cui una dentro ad un carrello
per la spesa) ti offriranno una sigaretta e puoi annotare anche
i bidoni della spazzatura con sopra allineate sette bottiglie
di birra in vetro, 4 lattine da 33cl e una bottiglia di porto
semivuota e se lo desideri
alle 19 e 38 puoi dire: assenza di valori
alle 21 e 16 puoi dire: ricerca dello sballo permanente
su un quotidiano puoi affermare: partono in migliaia sotto la pioggia
e su un libro puoi scrivere, alle 02 e 05 (lo hai scritto nelle ore piccole
perché una frase minuscola esce dalle ore minuscole):
questi giovani sono diversi da quelli di un tempo
(dove eri mente la chitarra di Hendrix bruciava mentre Joe Cocker
sudava mentre i Crass si isolavano dal mondo e Guido de Marchi
stampava il primo libro autoprodotto?) (1962) (con i tappi nelle
orecchie)
o ancora:
banda di tossici (è vero)
tribù di calati (è vero)
branco di imbecilli (ancora più vero se rapportato ad un ufficio, ore 07:00
davanti alla macchina del caffé, in un lunedì per esempio: ti ripeto
hai sicuramente ragione tu a lamentarti
di esser lì e a pretendere
che ci sia anche io)
l’elemento del crimine non lo consideri mentre carichi
la tua slava lungo i viali mentre parti per la thailandia
mentre Joey Silvera si prende cura di te perché anche tu
alla fine perdi la lucidità ma
la ritrovi sempre
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Alessandro
Ansuini
17:42 |||
domenica, giugno 19, 2005

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Alessandro
Ansuini
21:11 |||
Queste sono le mie ambizioni:
Do It Yourself è una monarchia assoluta sul tempio del proprio corpo. Do It Yourself confabula negli angoli dei bar, tiene i piedi distesi sotto i tavoli delle osterie, rende i cuochi registi, gli attori dei fiori, i poeti orchidee. Troverete tracce per costruire libri, labels, palafitte e coltivare piante esotiche. Troverete fotogrammi in pixel analogici, tondi come pance, annotazioni a margine su tovaglioli di carta, nessuna disciplina, un taccuino che fissa un altro taccuino come due specchi uno di fronte all’altro, e se vorrete chiudere gli occhi troverete la poltrona più sotterranea che abbiate mai posseduto, appena un gradino sotto le ciglia. La camera sta crollando, una drum machine ne segna i sottopalpiti, la voce ha deciso di tornare ad esser voce e occupa le gole, come un virus, le impollina e infine se ne va, a diseducare un altro tempio. Durante il percorso si costruirà il percorso, come una mano di Escher che sbuca dal foglio e comincia a disegnare il proprio corpo. Le destinazioni sono un’idea tutta vostra.
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Alessandro
Ansuini
18:00 |||
venerdì, giugno 17, 2005
Anteprima di BOOK OF DREAMS di Antonio Koch (ed. Smith & Laforgue)
Stanotte ho sognato Battiato, che ero in viaggio con Battiato in giro per il mondo e io ero un idiota, sbagliavo gli orari dei treni e degli aerei, arrivavamo in ritardo nei posti, perdevamo le coincidenze, e mi sentivo un idiota perché Battiato era così superiore e distaccato che non mi diceva mai niente, camminavamo con le scarpe rotte in giro per il mondo e non avevamo soldi e per colpa mia sbagliavamo tutto e io mi sentivo un cretino perché volevo andare in viaggio con Battiato per parlare di cose esoteriche e spirituali e stavo facendo una figura di merda, non sapevo nemmeno consultare una cartina, e Battiato non mi rimproverava, non mi diceva niente, viaggiava con me sempre al mio fianco, muto come un pesce, al che a un certo punto mi sono incazzato perché non capivo perché dovevo fare tutto io, solo perché lui era Battiato ed era un maestro peso aveva affidato tutto a me e io non riuscivo a organizzare un cazzo perché io ho poco senso pratico, e allora a un certo punto gliel’ho detto, gli ho detto mi scusi maestro ma io sono a pezzi, sono molto stanco e ho dei complessi di inferiorità, dei muri nella testa, e mi affido a lei, ci pensi lei a trovare un albergo, a trovare un taxi per andare all’aeroporto, o in stazione, e allora Battiato schioccava le dita e compariva un’auto a noleggio, una berlina di una marca che non esisteva tutta dorata e luccicante, con anche i sedili dorati, e mi diceva, ecco fatto, vedi, devi solo chiedere, il tuo problema (mi diceva Battiato) è che non chiedi mai un cazzo a nessuno e invece è proprio questo che devi fare nella vita, devi chiedere le cose a tutti, chiedi e ti sarà dato, com’è che non lo capisci, forza, adesso sali su questo catorcio, guida tu, che io non ho la patente. Questo sogno mi ha molto colpito e penso che Battiato nel sogno aveva ragione, e allora al risveglio sono andato in negozio nel negozio nuovo di Feltrinelli dove lavoro adesso e ho chiesto le ferie, e mi hanno detto che le ferie me le posso scordare perché bisogna averle maturate, e io non ho maturato un cazzo, è appena un mese che lavoro lì e già chiedo le ferie e non va bene, adesso dopo l’estate vediamo, magari ci scappa un weekend o un weekend lungo, vediamo come mi comporto, vediamo come va il lavoro, la Feltrinelli è una ditta molto grande con delle tecniche complesse di motivazione del personale, hanno delle strategie che funzionano io mi fido di loro, tanto se mi trovo male vado via, mi licenzio e vado a fare l’imbianchino che guadagno molti soldi e poi lo dice anche Battiato, che è meglio un imbianchino di Le Corbusier.
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Alessandro
Ansuini
04:48 |||
mercoledì, giugno 15, 2005

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Alessandro
Ansuini
21:36 |||
domenica, giugno 05, 2005
Per chi non l'avesse letto nei commenti, la data del 9 Giugno all'Alto Tasso è stata annullata. Ricordo altresì l'appuntamento del 18 Giugno con la Seconda Disseminazione Karpòs. Seguiranno i dettagli.

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Alessandro
Ansuini
22:19 |||
sabato, giugno 04, 2005
In camera di tua sorella cercavo un accendino
Mi muore una fabbrica intera (dentro) e tu sparisci
nella porta della cucina ciabbatando con in mano
una bottiglia di soda caustica sbraitando qualcosa a proposito
della salatura delle aringhe e delle infradito – radianti
anelli di fumo slegano i loro cappi attorno a questo promontorio -
(ho) un piede allungato ad alga dal divano e
(ho) gocce di sudore che infilano fedi al dito (sinistro) del mio occhio (sinistro) mentre lei
(ha) l’umore che si nebulizza e condensa agli angoli delle volte nei muri e
(ha) la presunzione di rivenire giù piovendo dagli angoli – gli angoli
“Quelli devono avere una pianta davanti” affinché la negatività che trattengano
venga respirata dal naso delle felci per venire ridistribuita
in anidride euforica mentre l’estate s’infila dalla finestra come una vecchia
che spinge per entrare in un vagone della metropolitana affollato
puntanto tutti sui suoi gomiti e una mosca
si rinfresca il naso sul bordo del rubinetto che perde anche lui:
confortante
*
questo continuo partorirsi di tutte le cose e non piangere nemmeno, i capelli davanti
o i capelli pettinati da una parte, (mi fanno pensare alla parola mezzadria)
i capelli pettinati da una parte (o anche alla parola feudo) li assecondavo,
e persi le chiavi del parco in una notte di qualche tempo fa
(le date, per me, sono come quando ti specchi i denti nella lama del coltello)
sicché non potevamo più andare a fumare (tranquillamente) e camminare
mi stancava molto (le salite), come dire, le curve, i pesi,
le erbacce ai lati della strada, la salita mi entrava
percettivamente a fondo nel cervello molto più di quanto riesca
a fare un lettore empatico e la straziante rumoristica
che proveniva dalla finestra con le persiane blu dove ero solito
passare sotto o anche (attraverso) dove una ragazza con la coda era solita
fischiettare mente rassettava o preparava da mangiare – camminare mi stanca (molto)
e così per sopperire al naufragio della tranquillità componemmo, con le mani, le unghie
e un telo una buca fra il grano, prendemmo la macchina e arrivammo sulle colline, e lì,
mentre il grano tutto ondeggiava le minuscole teste sulle note delle strutture dell’aria
eseguite dal vento (un brian eno meno enfatico) scavammo una buca
e aprimmo un telo nel grano dove ci sdraiammo coltivando minuscole braci.
Un aereo, passando in alto, osservò il campo di grano e pensò che quel telo rosso
che si apriva nel giallo simmetrico dei campi sembrava un fegato, e il pensiero
gli volò a tutti i superalcolici che assumeva per noia mentre
il suo arbremagique verde e scolorito dondolava sul parabrezza del biplano.
*
ero certo che i ragazzi di una cittadina dell’alaska di cui non ricordo il nome
si annoiavano a morte e ne ero certo perché ho visto alcune foto – su un giornale
che aveva in camera tua sorella (che ci facevi in camera di mia sorella?)
che ritraevano le scritte sui bagni di questa cittadina di cui
ti dico, non ricordo il nome (sampong?) tutte cose tipo “oggi voglio morire” oppure
“oggi è il 13 gennaio e ci stiamo annoiando a morte” oppure “speriamo tocchi a me”
e riflettevo sul fatto che ci siamo visti per sei mesi interi, io e te, ed eri inaccessibile
finché d’un tratto potevo alzarti la maglietta o stringerti i fianchi a mio piacimento
e quei due minuti separati dalla tua decisione di concederti mi assillavano, la loro
vasta glaciale separazione, un minuto prima eri inaccessibile, un minuto dopo
potevo frugarti fra le gambe come se ci fossero quattro persone presenti all’evento -
due che un minuto prima non si toccavano e due che un minuto dopo erano
questo strano ingranaggio che siamo diventati e tutto questo ad un tempo mi affascina
dall’altro mi nuoce terribilmente poiché
non siamo in alaska, noi.
Quale ingranaggio?
L’amore, questa immagine di un bambino paralitico in carrozzella, che da sola è infinitamente triste, mentre sposata ad una persona che la spinge rende il gesto sacro, icona.
Postato da
Alessandro
Ansuini
19:49 |||