venerdì, aprile 22, 2005

Il 23 Aprile 2005, organizzato dall’associazione Tentacolo Art / Campi Sociali, è in programma a Bazzano, (BO) il primo INDIPENDENT PRESS FEST. Interverranno Le case editrici clandestine o indipendenti ASSCULTPRESS, da Pistoia, IFIGLIBELLI di Roma e la SMITH & LAFORGUE, padrona di casa. L’evento è un’occasione per far incontrare e al tempo stesso divulgare una forma di sopravvivenza della letteratura che con l’avvento di Internet ha permesso alle persone di trovarsi con più facilità, ai contatti di rendersi raggiungibili, agli eventi di essere pianificati su larga scala senza bisogno di muoversi. Le case editrici indipendenti o clandestine si collocano nell’underground e tengono letture in tutte le parti d’italia, si scambiano libri, li stampano, li regalano, ma soprattuto: li pubblicano. Le forme del linguaggio più recenti e innovative, da sempre sbarrate dalla diga dell’editoria ufficiale che le blocca in partenza in favore di sempre più assillanti logiche di mercato che devono corrispondere al gradimento della massa, (purtroppo sempre più spesso indentificata con il pubblico televisivo), ora trovano sbocco nelle pubblicazioni clandestine, sempre più curate, sempre più diffuse, che hanno cominciato a sviluppare numeri, per ciò che riguarda la poesia, che s’equivalgono se non addirittura superano quelle della vendita delle poesie in italia da parte dell’editoria ufficiale. L'Indipendent Press fest vuole far incontrare e mettere a confronto realtà differenti che nel corso di questi anni sono cresciute da sole, trovando modi sempre differenti per aggirare le evidenti difficoltà dovute dalla scarsezza dei mezzi, ma hanno investito sulle idee e sui poeti, hanno tenuto e stanno tutto’ora tenendo reading un po’ dappertutto, enoteche, campi di grano, pub fumosi, arci, centri sociali, teatri, librerie, corti medioevali, concerti rock, ville dell’appenino, avvolte dalla nebbia. Ci sarà la possibilità di ascoltare letture dal vivo, di capire le possibilità di diffusione se si decide di affidarsi ad una casa editrice clandestina o indipendente, di capire come farsi i libri da soli (è previsto un intervento di manifattura nel corso della serata) come farsi una casa editrice propria, o solamente bere del vino o addormentarsi sul divano. Va da sé che se pensate di venire e chiedere che se pubblicando con la Smith & Laforgue i libri finiranno da Feltrinelli sarà meglio che optiate per la riviera, per trascorrore magari un weekend al sole, poiché perdereste il vostro tempo, mica per altro. Se invece scrivete per la scrittura, detestate le file e i tempi lunghi, la burocrazia e i salotti letterari, potete venire a dare un’occhiata. Vi vogliamo.




http://smithandlaforgue.splinder.com
Info: smith_laforgue@yahoo.it

Postato da Alessandro Ansuini
02:37 |||

 

 

sabato, aprile 16, 2005

 

Postato da Alessandro Ansuini
19:22 |||

 

 

DI ADDETTI ALLA NOSTALGIA E CAMMINATORI INSTANCABILI
– resoconto di una due giorni a contatto con l’editoria ufficiale -
 
 
Il 13 aprile, in un’osteria, quattro curatori di antologie hanno spiegato il perché e il percome del loro lavoro, nell’ordine Gian Ruggiero Manzoni (per Diabasis), Ladolfi (Rivista Atelier) Santagostini (piccola casa editrice di cui non ricordo il nome) e Riccardi (curatore insieme a Cucchi dell’antologia uscita di recente per Mondadori)
Il 15 Aprile, al centro sociale Papinski, su invito di Giovanni Cattabriga (wu ming2) sono stato  a sentire Brizzi parlare del suo nuovo romanzo in uscita a Maggio e quindi ho avuto uno spazio per parlare della Smith & Laforgue.
 
La serata in osteria è stata abbastanza istruttiva dal mio punto di vista, che sono uno di quelli che di editoria ufficiale parla per sentito dire, ma che mi sono accorto poi essere, il sentito dire, anche benevolo nei confronti di una razza che smebra voler emulare Van Gogh, ossia suicida che poi corre a dire agli altri: mi hanno sparato. Dal mio piccolo, avrei voluto sentir parlare di poesia, quando una mondadori mi si presenta con un’antologia che definisce gli autori lì racchiusi come nuovissimi, quello che mi aspetto io è che mi si spieghi dove si trova, il nuovo, in questi autori catalogati come generazione del ’70. (questa odiosa orizzontalità catalogante giustamente spazzata via da Gianruggiero Manzoni che attribuisce una verticalità a qualsiasi approccio con i poeti e la loro poesia, sia sotto il profilo critico che semplicemente di lettore, e non un’orizzontalità classificante: in due parole, come disse Wilde, esistono solo due categorie di libri, quello belli e quelli brutti: chi li ha scritti, e quanti anni aveva, conta poco.) Invece la serata scorre via sul minuetto (come ha fatto notare qualcuno) sul come i curatori hanno scelto gli autori (più che altro nebulose dissertazioni per dire, in pratica “quelli che mi piacevano”, o “quelli che conoscevo”, o ancora peggio: “Non ho scelto tutti quello che piacevano ho cercato di fare un qualcosa di eterogeneo”, frase detta da Santagostini) e sul come questa poesia nuovissima si sviluppi in un contesto di “rinnovamento continuativo”, per usare un termine in voga fra i politici in quesi tempi, fra l’eredità di Sereni e Montale, fra una scorreggia di Zanzotto e una scarpa dimenticata da Sanguineti. Tutto è di una noia mortale, ovviamente, fatta eccezione per Gian Ruggiero Manzoni che quando prende la parola si differenzia subito dal resto degli astanti facendo notare come la sua non sia un’antologia nel senso consueto del termine, ma piuttosto, a partire dal suo enunciato poetico di prefazione, un’accolita di poeti fedeli alla linea del sacerdote guerriero, tanto cara a Manzoni, a cui i poeti presenti della “raccolta” hanno aderito benevolmente. Non è un caso che Manzoni strappi l’unico applauso della serata, nonostante apparisse in effetti un po’ stanco (mi ha detto che anche al pomeriggio si era tenuta una discussione e immagino che incazzarsi due volte nello stesso giorno, la seconda, per giunta, dopo cena, deve essere una bella fatica) rispondendo in maniera schietta e diretta alle domande e puntanto diritto contro Riccardi, che si dimostra un pesce fuor d’acqua in un ambiente che forse non prevedeva ostile, accennando frasi tipo, rivolto a Manzoni “Io non la conosco”, oppure “Non mi sembra la sede adeguata”. Ottima la risposta di Manzoni all’accusa di proselitismo, risolta in un semplice “Se non riuscissi a far dei proseliti con la parola sarebbe meglio che smettessi.” (questa è una mia rielaborazione della risposta ma, a quanto mi ricordo, il concetto era più o meno questo)
Dicevo all’inizio di come per me sia stata fruttuosa questa serata perché esco con l’informazione che la mondadori ha tirato 1500 copie di questa antologia, in pratica un contentino per gli addetti alla nostalgia, con una ristampa di 500 copie, numero che quasi quasi rischiamo di superare con l’editoria clandestina.
Abbastanza triste, a fine serata, l’accostarsi di alcuni poeti a Riccardi, soprattutto di alcune poetesse che sono venuto a sapere escluse dall’antologia suddetta, mentre io, che stavo parlando con Andrea Ponso (unico poeta inserito in tutte e quattro le antologie) mi sono tolto lo sfizio di allontanarmi quando Riccardi è venuto lì.
Scopro inoltre, dallo stesso Ponso, che la Mondadori non paga una lira ai poeti inclusi nell’antologia perché si sa, i poeti campano mangiandosi le unghie.
Mi resta un piacevole senso di stordimento dalla serata, la convinzione che Manzoni tutto a posto non è, ma ha la faccia, i contenuti e il carisma per stare lì davanti a Riccardi e punzecchiarlo in continuazione, spesso anche gratuitamente, sulla patetica operazione commerciale fatta dalla “banda di Zelig”, e il rammarico che se ci fosse stato Cucchi ci saremmo divertiti ancora di più.
Inoltre ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Giovanna Passigato e guardare in faccia Matteo Fantuzzi, al quale gli si sarà accapponata la pelle quando dal fondo della sala mi sono permesso di dire che non mi piaceva Zanzotto, così, giusto per.
Altresì mi sarebbe piaciuto sentire Riccardi spiegarmi qualche passo di Zanzotto, lui che di poesia ci capisce, o Santagostini magari, che mi è sembrato molto dimesso, ma, come ha detto lo stesso Riccardi, “Non era la sede adeguata”, e meglio così mi viene da dire, perché di balbettamenti se ne sono sentiti pure troppi.
 
Decisamente di diverso taglio la serata al Papinski di Sasso Marconi, curata come detto da Giovanni Cattabriga alias Wu ming 2, che prevedeva quattro chiacchiere con Brizzi, un aperitivo, e la possibilità di parlare della Smith & laforgue. Per la precisione sottolineo come questa sia stata la terza di tre serate curate dai ragazzi del Papinski, sotto il nome della rassegna “Voci Off”, che prevedeva per la tarda serata anche la proiezione di un film.
 
Arrivo praticamente per primo, per sistemare i miei black books quando arrivano Cattabriga e Brizzi, cosìcché abbiamo la possibilità di conoscerci un po’, col secondo visto che Giovanni già lo conoscevo e basta quello per capire perché il collettivo Luther Blisset prima e Wu Ming adesso stiano facendo qualcosa di significativo e significante nel panorama letterario italiano, copyleft in testa. Brizzi è simpatico, è padre di tre bambine, non se la tira per niente e come mi vede mi fa: “Sei tu quello che si cuce i libri da solo?” Mi è parso, come Giovanni, molto interessato al progetto clandestino d’editoria e m’ha promesso di pubblicizzare i nostri prossimi appuntamenti sul suo sito, s’è preso il volantino della serata del 23 Aprile a Bazzano e mi ha dato la sua mail. Pare che Enrico Masi, (anche lui presente, anche lui Smith & Laforgue) gli abbia strappato una mezza promessa a entrambi per venire, insieme, visto che sono amici, a Bazzano a incontrare i ragazzi dell’associazione. Staremo a vedere, fiduciosi.
È stato curioso poter chiedere a Brizzi cose che avevo in gola da dieci anni, tipo la frase su jack frusciante che dice “Come dice robert smith nessuno conosce nessun altro” che invece è di baudelaire, poiché il folletto dei cure, all’epoca, ha praticamente tradotto “gli occhi dei poveri” dallo spleen de paris per poi farci una canzone, tra l’altro bella, “How beautiful you are” dall’album Kiss me kiss me kiss me”, e io volevo sapere se Brizzi era a conoscenza della faccenda, e pare che lo sapesse. E ancora dirgli: Enrì, ma Bastogne è il prodotto dell’incazzo per esser stato definito la susanna tamaro dei giovani? Lui dice di no, che bastogne, quando usciva jack frusciante, era quasi finito.
Dice inoltre, sempre a proposito di bastogne, che sta realizzando un progetto abbastanza ambizioso con un ragazzo che fa l’operaio in una ditta petrolchimica non ho capito bene dove, per trasformarlo, tutte e 214 le pagine, in fumetto. Dice che attualmente hanno fatto 56 tavole e che forse non glielo pubblicano. Gli ho detto che venti copie gliele faccio, come Smith & Laforgue, e speriamo non m’abbia preso in parola perché io i libri li cucio a mano, come i palloni, non sono mica la mondadori, e con le copie voluminose ho un po’ di difficoltà.
Poi ha parlato fissando in alto, durante l’incontro pubblico, (in tutto ci saranno state una ventina di persone) del suo nuovo libro che in pratica voleva essere una guida turistica particolare ed è finito per diventare un romanzo: la storia è questa: Brizzi, essendo pazzo, ogni tanto, con dei suoi amici pazzi, parte a piedi per andare da Bologna a Firenze, o da Bologna a Cervia, così, senza ragione alcuna, a volte camminando anche ai bordi delle autostrade. Dice che lo scopo non è il viaggio in sé, come poteva essere per i beat, né una ascetica ricerca interiore, come poteva essere per Rimbaud, ma semplicemente per il gusto di farlo, di perdersi il nome, di dormire dove capita, di stare con gli amici in un’esperienza che, a quanto dice e non stento a crederlo, è unica. Soprattutto quando ti fai una doccia ogni due settimane. Il suo libro in uscita parla del viaggio che ha fatto dall’Argentario al Conero, in compagnia staffettistica di suoi quattro amici, nell’arco di tre settimane.
Inoltre ha anticipato che ha scritto dei testi per delle tavole fumettistiche di Bonvi, quello di Sturmtruppen, e ne era visibilmente e comprensibilmente orgoglioso, ovviamente per essere lui stesso un appassionato di fumetti. Entrambi i libri li presenterà a Maggio alla Fiera del Libro, e si chiamano, rispettivamente: "Nessuno lo saprà" e "Apriti sesamo: Ali babà e i quaranta ladroni".
Quindi ho parlato un po’ io della Smith & Laforgue, e ovviamente non vi dico cosa ho detto così la prossima ci venite quando ve lo dico, e in ogni caso la Smith & Laforgue non vi pubblicherebbe, quindi non vedo che interesse potreste avere.
Ultima cosa divertente, mentre stavamo fuori a fumare una sigaretta, prima d’andar via, ho avuto con Brizzi la seguente conversazione:
“Toglimi una curiosità, se tu chiedessi alla mondandori di pagarti un anno di soggiorno a Venezia perché devi scrivere un libro, te li darebbero?”
“Col cazzo.” Fa lui.
“Vedi perché non pubblicherò mai per mondadori? C’è un motivo.”
“Però ti dico una cosa. Coi soldi di Bastogne ho vissuto un anno a Venezia, quartiere giudecca.”
“Ma dai, e perché?”
“Per il tuo stesso motivo credo.”
“Grande. E come è stato?”
“Bè, il giorno non ti rompe il cazzo nessuno, poi la notte ti vengono a bussare i ragazzi dell’università e ti invitano a giocare a pallone nella scuola. Così a Venezia, alle tre di notte, ti metti i pantaloncini e vai a giocare...”
“Ma pensa.”
“Già.”
 
Rimaniamo silenziosi, finiamo le sigarette, loro s’apprestano ad andare a vedere Arancia meccanica, il film previsto dalla rassegna a seguire.
 
Che dire. L’ambiente accademico, in sostanza, e facendo riferimento alla “serata delle antologie”, m’è parso non solo chiuso su su stesso, ma beato e tronfio di essere così. Non voglio fare il polemico, e non difendo nessun orticello, anché perché il loro orticello posso tenerselo ben stretto, dico solo che se questi signori pensano di vendere antologie in Italia sono dei pazzi, ma io credo non lo pensino nemmeno loro stessi, ma la cosa che più mi rattrista è che credano che loro, e il loro piccolo reame da 2000/3000 persone non possa essere scalfito, che la poesia nel 2005 debba ancora far riferimento, con tutto il rispetto, al gruppo ’63 e che sia a consumo dei pochi, come dicevo prima, addetti alla nostalgia, e non si consideri che un verso possa avere, per un sedicenne, l’effetto dirompente di un riff heavy metal.
Dipende, secondo me, da come glielo offri.
Ovvio che se continui a pubblicare poeti che tolgono gli articoli prima delle parole, o speri che qualcuno entri in una delle poche librerie che ancora hanno l’angolo della poesia sperando che si sborsino 15 euro per comprare un poeta italiano sconosciuto, stai fresco a far uscire la poesia dal ghetto.
E tu che proponi, penserete voi, dall’altra parte dello schermo.
Bè, tanto per cominciare di venire il 23 Aprile a Bazzano, ad ascoltare cosa hanno da dirvi e offrirvi le editrici clandestine, e quindi sentire con le vostre orecchie delle poesie che la pargoletta mano l’hanno mozzata, e scrivono per persone che hanno un cervello bombardato da milioni di imput e immagini quotidinamente. Abbiamo fiducia in voi.
Noi crediamo che la poesia possa ancora piacervi, lontano dai salotti e dagli stanzoni polverosi, crediamo che possa ancora farvi venire i peli dritti sulle braccia.
Ma non la troverete in libreria, oh no.
La prima frase che ho detto quando ho parlato della Smith & Laforgue è stata:
“Noi, come editrice, non portiamo gli scrittori in libreria, ma ce li facciamo uscire.”
 
E attenti perché un reading sotterraneo sulla base di una drum machine o di una sezione di fiati forse è in programma proprio sotto casa vostra.
 

Alla prossima.

Postato da Alessandro Ansuini
02:22 |||

 

 

lunedì, aprile 11, 2005

 
E' difficile che in questo blog si parli di qualcosa di diverso dalla letteratura, ma stavolta, guarda un po', voglio fare un'eccezione. Ovviamente come Grillo vi invito a non fare quello che leggerete appresso:
 
La colza danneggia gravemente Siniscalco. [di Beppe Grillo]
Prima di fare questo discorso occorre una piccola premessa. Quanto sto per
dire danneggia gravemente il ministero delle finanze, inoltre e'
considerato
"truffa" dallo stato. Se deciderete di mettere in atto quanto NON vi
consiglio affatto di fare, quindi, sarete perseguibili e io ovviamente NON
vi consiglio di farlo. VI spiego semplicemente e nel dettaglio cosa NON
fare.

La premessa criminosa e' la seguente: quando i motori diesel vennero
ideati,
non esisteva ancora il carburante che oggi noi definiamo "diesel". Non
esisteva perche' non esistendo i motori diesel, nessuno (escluso il buon
Diesel) si era mai chiesto con cosa farli camminare.

Quindi, i primi motori diesel furono concepiti avendo come combustibile
degli olii vegetali, come l'olio di semi, l'olio di soia, l'olio di
girasole, l'olio di semi vari, e cosi' via. Si', proprio cosi', quelli che
usate in casa per friggere.

La domanda e': e i motori di oggi? La risposta e' : idem. La stragrande
maggioranza dei motori diesel (credo potreste avere dei problemi con
quelli
turbocompressi) e' capace di bruciare uno qualsiasi degli olii che si
usano
in cucina, con l'eccezione dell'olio di oliva (dovreste prima
surriscaldarlo, aspettare che decanti il residuo, e poi ossidare alcune
sostanze facendoci gorgogliare dell'aria mentre bolle. Far passare
dell'ossigeno dentro un combustibile liquido che bolle non e' mai saggio,
quindi non lo fate se non vi chiamate Enichem di cognome. Perdipiu' il
numero di esano e' alto, quindi il botto lo sentirebbero molto lontano).

Comunque, la notizia che il Resto del Carlino dava oggi e' la seguente. La
gente, a quanto sembra , sta iniziando a scoprire l'olio di colza. L'olio
di
colza e' un oliaccio di merda che le industrie usano per friggere su larga
scala, e ha due vantaggi: il primo e' che rovina il fegato molto
lentamente
, il secondo e' che costa poco. Costa poco nel senso che all'ingrosso e
nei
discount il suo prezzo oscilla tra il 0.45 e i 0.65 euri/litro.

E quindi il Carlino dice che molta gente, "complice il tam tam su
internet"
inizia a prendere d'assalto i discount per comprare questo olio.
Dopodiche'
lo si ficca nel motore.

Problemi tecnici? L'unico problema tecnico e' che l'olio vegetale e'
leggermente piu' denso degli altri, e quindi potrebbe dare dei problemi
all'accensione. L'ideale sarebbe partire con il diesel petrolifero, e poi
iniziare con l'olio di semi vari, o l'olio di colza. Questo significa che
la
cosa migliore da fare e' testare sul vostro motore quale sia la
percentuale
massima di olio vegetale che potrete usare. Prima ne aggiungete il 10% e
edete come va, poi il 20% e vedete come va, poi il 40% e vedete come va,
eccetera.

LA cosa che dovrete verificare e' come si comporta in accensione. I vecchi
motori diesel, quelli non common-rail, quelli con le candelette di
preriscaldamento per intenderci, NON hanno alcun problema e ci potrete
cacciare dentro quanto olio vegetale volete. Quelli common rail invece
vanno
verificati come dicevo prima, aggiungendo lentamente percentuali sempre
piu'
alte di olio vegetale.

Non sarebbe stranissimo se riusciste anche voi, come la maggior parte, ad
aggirarvi sul 75% - 80%. L'olio di semi, l'olio di colza, possono costare
anche 0.45-0.50 al litro. Il diesel...

Tutto qui, direte voi?
No, non e' tutto qui. Perche' lo stato considera questa cosa una truffa,
cioe' un reato. Se voi, cioe', comprate legalissimamente un litro di olio
di
colza e anziche' friggerci i calamari lo infilate nel serbatoio del vostro
diesel per lo stato state compiendo un reato che e' truffa, perche' state
evadendo la tassa che c'e' sui carburanti.

Non importa il fatto che l'automobile sia VOSTRA e anche l' olio sia
VOSTRO
e quindi ci fate quel che volete. Lo stato dice che nel momento in cui
diventa carburante , qualsiasi cosa debba pagare delle accise. Quindi nel
momento in cui io sbatto, che so, il resto del carlino nella stufa, sto
compiendo una truffa perche' il resto del carlino NON paga l'accisa sui
carburanti ad uso domestico.

Allora, qual e' il problema? Il problema e' che il carlino vorrebbe dare
la
notizia, come la voglio dare io, mentre lo stato (che teme che la gente
sappia come truffarlo) non vorrebbe. E cosi', i giornalisti sono
minacciati
di denuncia, per istigazione a delinquere, qualora dicessero che tale
operazione sia possibile, e che tale operazione sia vantaggiosa.

Quindi, mi adeguo.

Allora, con questa operazione il diesel lo pagate dai 0.45 ai 0.65 euri al
litro. Siccome il diesel petrolifero , come e' noto, costa MENO di cosi',
allora l'operazione e' svantaggiosa.

Allo stesso modo, bruciare olio di colza inquina zero. Inquina zero
perche'
siccome il bilancio chimico di una pianta e' nullo, il CO2 che buttate
nell'atmosfera e' lo stesso che la pianta ha assorbito per crescere, e il
bilancio per il pianeta e' nullo. Le misurazioni poi mostrano come il
tasso
di zolfo sia pressoche' nullo, e le polveri sottili siano la meta' del
diesel petrolifero. Siccome inquinare e' BELLO, allora ovviamente (in
ottemperanza alle leggi vigenti) devo dirvi che usare l'olio di colza e'
SBAGLIATO perche' rispetta l'ambiente, cosa che , come sappiamo tutti, non
e' giusto fare.

Come se non bastasse, l'olio di colza ha un numero di esano leggermente
(il 3%) migliore rispetto al diesel petrolifero, ovvero il vostro motore non
solo durera' di piu', ma avra' una resa migliore e brucera' meno
combustibile. E questo, come ci insegnano le vigenti leggi, e' MALE,
perche' dire il contrario sarebbe istigare alla truffa.

La stessa cosa vale per l'olio di canapa, che e' ancora migliore rispetto
ai precedenti due. Errata corrige: trattandosi di truffa contro lo stato, e'
ancora PEGGIORE. Sporca di meno, mentre noi tutti sappiamo che inquinare
e' BELLO, rende di piu', e non c'e' bisogno che vi elenchi le insidie del
risparmo (pratica immonda e scellerata) e, come se non bastasse, e' una
sonora mazzata nei coglioni a Siniscalco, la persona in italia le cui
gonadi stanno piu' a cuore a tutti noi. Guardatelo: i suoi occhioni
profondi,
quello sguardo languido e sensuale, l'espressione viva e intelligente:
come pensate di dare un dispiacere ad un "piezz'e'core" del genere?

Quindi, vi esorto a NON piegarvi a queste diaboliche pratiche consistenti
nel risparmiare (vade retro, satana!) soldi mettendo (coprite gli occhi
alle vostre figlie) olio di colza nel serbatoio della vostra automobile
diesel
(che Siniscalco mi perdoni, l'ho detto!), risparmiando per di piu' di
inquinare il pianeta (che come sappiamo invece necessita di dosi crescenti
di inquinamento.

La colza danneggia gravemente Siniscalco.
Aut min conc.
Fate finta che ci sia anche un bell rettangolo color nero "annuncio
funerario" attorno, come nelle sigarette.

Come mai dico questo? Dico questo non perche' sia una novita', ma perche'
e'una di quelle notizie che non si dovrebbero far circolare, e che sui
giornali non trovano spazio. Motivo evidente: contate il numero di
pubblicita' di aziende che fanno carburanti, e il numero di pubblicita' di
aziende che fanno olio vegetale, e scoprirete il perche'.

Siccome in USA c'e' un dibattito sul potere dei blog, mi piacerebbe fare
un test: vedere quanto si diffonde una notizia (sebbene gia' nota a molti)
in
barba alla censura industriale che vige sui giornali, e che usa il ricatto
"non faccio piu' pubblicita' sul tuo giornale se non dici cosa voglio io".

Quindi, se vi va, e avete un blog, replicate o linkate questo articolo, o
dite le stesse cose con parole vostre. Non so perche', ma a me Siniscalco
non fa tanto sesso.

In generale, comunque, oltre all'olio di colza e a quello di canapa che
sono gli ideali, vanno bene anche l'olio di semi di girasole, quello di semi
vari, quello di mais. L'unica discriminante e' il costo al litro, il che
esclude l'olio di oliva, oltre ai problemi legati alla densita'.

Beppe Grillo

Postato da Alessandro Ansuini
22:42 |||

 

 

sabato, aprile 09, 2005

Ma quante belle figlie madama doré ma quante belle figlie - nella casa è vasto il silenzio ed è docile a lasciarsi sventrare da queste morbide e affilate lame di gemiti, di urla, di sussurri, di tonfi di ginocchia improvvisamente sul pavimento, arrossate con lo stampo di una rete sulle rotule – per la prolungata postura del cane da divano - da poterci giocare a tris compilando gli spazi con le croci o con i tondi, con le voci e con gli sfondi che s'accuattano come bestie e mostrano ora questo:
 
ma quante belle figlie madama doré ma quante belle figlie - una bambola primitiva, in fuga fra gli aghi della pioggia - incastrata contro l'imbuto della strada, e ora mostrano quello, ad esempio dove venne la luce, spettrale d'improvviso, versata dalle assi di legno della finestra come svuotata sul pavimento, dove invece c'è Jamie che tiene la bocca spalancata ed il mento all'insu, lingua scivola lingua gocciola e libera -  i tuoi serpenti di pioggia, e quelle caverne sottomarine, dove i capelli d'alga della ragazza s'agitano trattenuti sott’acqua da un piede legato ad un pianoforte –
 
quante belle figlie e quante calzamaglie in coda ai divani o geroglifiche sulle sedie, improvvisamente maestose nel gesto simboliche e minuscole come un aforisma, nella calza adunata di sguardi sui talloni nelle pieghe degli avambracci, vaga di lingua spenta come una sigaretta su un braccio incredibilmente dolorosa, i vaneggiamenti sui tacchi o come tutti ridono d'improvviso con le lingue rosa e i singoli pavimenti del mondo tragicamente soli, indifferenti, tutti in posa.
 
Quante figlie nella casa e così belle da far piangere gli impiegati, da far morire d'invidia i fiori che durano così poco, così poco mentre a loro anni di giovinezza vengono concessi in esposizione, e le telecamere hanno la bocca dei pesci che si nutre silenziosa del plancton della loro immagine che muore giovane in ogni fotogramma, che resiste alle coltellate della stagione, sottomessa ed abusata specie di libertine, gli scatti delle fotocamere digitali e le digitali in blocco asserragliate nella ferita, accolita di dita desiderosa di bagnarsi, gli occhi sotterrati nell’eyeliner, muovono le mezzelune come dita d’un direttore d’orchestra scapigliato dentro alle costole di wagner e i fiati, tutti corti, le finestre paurosamente alte, improvvisamente spalancate.

Postato da Alessandro Ansuini
17:12 |||

 

 

domenica, aprile 03, 2005

 
 
 La Cooperativa "La Rupe" e l'associazione "Lo sguardo di Ulisse"

presentano:

"VOCI OFF"
piccola rassegna di cinema e scritture
con il patrocinio del Comune di Sasso Marconi

La rassegna si articola in tre appuntamenti così concepiti:
ore 18: Incontro con uno scrittore italiano per parlare di libri,
editoria, storie e altre facezie.
A seguire: Aperitivo abbondante al prezzo di 3 euro, per continuare a
chiacchierare e tenere a bada la fame. Il tutto nell'accogliente salone
del Centro Giovanile Papinsky, in via Ponte Albano, 43 (Villa Putte) a
Sasso Marconi
ore 21.00: Proiezione di un film scelto e introdotto dall'autore stesso
presso il Cinema Comunale di Sasso M., in Piazza dei Martiri, 1
(Ingresso: 4 euro. Biglietto cumulativo: aperitivo + cinema, 5 euro)

Date, autori, film:

Ven 8 aprile
Enzo Fileno Carabba (autore di 'Pessimi Segnali', edizioni Marsilio -
una delle migliori uscite italiane del 2004).Al cinema introduce: "Il
mestiere delle armi" di E.Olmi

Sab 9 aprile
Wu Ming (collettivo autore di '54' e 'Asce di Guerra', di prossima
ripubblicazione per Einaudi). Al cinema introducono: "The Assassination" di
N.Muller, con S.Penn - attualmente nelle sale)

Sab 15 aprile
Enrico Brizzi (autore di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo" e
"Razorama", presenta in anteprima assoluta la sua ultima fatica, che uscirà
in maggio per Mondadori). Al cinema presenta: "Arancia Meccanica" di
S.Kubrick. Questo giorno ci saranno anche i libri Smith & Laforgue.

Per raggiungere il Centro Papinsky. Da Bo: SS Porrettana, al primo
semaforo del paese, a sin. è via Ponte Albano. Il civico 43 è subito prima
dei binari, sulla sin.

Per info: papinsky@katamail.com

Postato da Alessandro Ansuini
23:51 |||

 

 

La fine di una festa, appartamento all’ultimo piano di una grande metropoli. Poche persone rimaste, sul divano, due donne, una mora e una bionda, lì vicino, mezza addormentata su una poltrona, una ragazza.
 
 
DONNA BIONDA – Che noia questa festa.
DONNA MORA – Già.
DONNA BIONDA – Ehi ma. Quello chi è? Non sarà mica...
DONNA MORA – No, non è lui. Lui è a Parigi.
DONNA BIONDA – Mi sembrava, infatti. Coma facevi a sapere che intendevo proprio...
DONNA MORA – Ti conosco da quindici anni.
DONNA BIONDA – Già.
 
Pausa
 
DONNA MORA – Che noia questa festa.
DONNA BIONDA – Ti prendo un ultimo drink?
DONNA MORA – Finisco questo, non preoccuparti.
DONNA BIONDA – Ma quella ragazza sta dormendo?
DONNA MORA – Sarà ubriaca.
DONNA BIONDA – Beata lei. La seguo. Vado a prendere un altro drink. Lo prendo anche per te?
DONNA MORA – Prendilo anche per me.
 
Pausa
 
La donna Bionda si allontana. Quindi torna con due drink in mano.
 
 
DONNA BIONDA – Sai cosa pensavo?
DONNA MORA – Cosa.
DONNA BIONDA – Sai usare una telecamera?
DONNA MORA – Da sobria forse. Ora come ora verrebbe fuori uno spontaneo effetto Lars Von trier.
DONNA BIONDA – Effetto cosa?
DONNA MORA – Lascia stare.
DONNA BIONDA – E’ un make up?
DONNA MORA – La telecamera per fare cosa?
DONNA BIONDA – Secondo te quella ragazza quanti anni ha?
DONNA MORA – Quale ragazza.
DONNA BIONDA – Quella che dorme.
DONNA MORA – Quella ubriaca vorrai dire.
DONNA BIONDA – Entrambe.
DONNA MORA – Non lo so. Ventidue?
 
Pausa
 
DONNA BIONDA – Che noia questa festa.
DONNA MORA – Tanto è finita.
DONNA BIONDA – una volta sono stata a letto con un nano.
DONNA MORA – Eh?
 
Pausa
 
La ragazza sulla poltrona apre gli occhi. Si alza. Torna con qualcosa da bere. Si siede di nuovo sulla poltrona. Accavalla una gamba. Guarda le due donne.
 
 
DONNA BIONDA – Almeno ventisei.
DONNA MORA – Ventisei cosa?
RAGAZZA – Parlate di me?
DONNA BIONDA – Ti piacerebbe cara.
DONNA MORA – Parliamo di lifting.
DONNA BIONDA – Parliamo di nani.
DONNA MORA – Parliamo di case.
DONNA BIONDA – Già.
DONNA MORA – Gia.
 
Pausa
 
RAGAZZA – Sapete l’ora?
DONNA BIONDA – E’ fuori moda portare orologi, interessarsi.
DONNA MORA – Fuori moda. Ho sentito dire che qualcuno usa dei tronchi umani.
RAGAZZA – Tronchi umani?
DONNA BIONDA – Sono precisissimi.
DONNA MORA – Non sbagliano mai.
DONNA BIONDA – D’altronde non hanno nient’altro da fare.
 
Pausa
 
DONNA MORA – Tronchi umani svizzeri. Inarrivabili.
 
Pausa
 
RAGAZZA – Questa festa è una noia mortale. Avete una sigaretta?
DONNA BIONDA – Non si può fumare.
RAGAZZA – Un tempo questa città era folle, folle. Ora se vuoi una sigaretta devi andartene in balcone.
DONNA BIONDA - Se la trovi.
RAGAZZA - Nessuno si diverte più, non c’è più pazzia.
 
Pausa
 
RAGAZZA – Voi vi divertite?
DONNA BIONDA – Non siamo qui per questo.
DONNA MORA – Già.
RAGAZZA – E perché siete qui allora?
DONNA BIONDA – Per lo stesso motivo per cui ci sei tu.
DONNA MORA – Presenzialismo.
DONNA BIONDA – Se non ci sei non esisti.
DONNA MORA – Se non ti vedono non esisiti.
 
Pausa
 
RAGAZZA – Non è che ce l’avete lo stesso una sigaretta?
DONNA BIONDA – Prendi.
DONNA MORA – Però vai a fumare vicino alla finestra. Il fumo passivo rovina la pelle.
DONNA BIONDA – Il fumo passivo nuoce gravemente alla salute.
DONNA MORA – Il tuo medico o il tuo farmacista possono aiutarti a smettere di fumare.
DONNA BIONDA – Sono utili anche ad altro.
RAGAZZA – Grazie.
 
La ragazza si alza. Ha scarpe coi tacchi a spillo, altissime. Caracolla fino ad una finestra che occupa un’intera parete. La apre. Si accende la sigaretta. Fuori nevica.
 
 
DONNA MORA – Una volta me la sono fatta leccare da Tom.
DONNA BIONDA – Il tuo cane?
DONNA MORA – Il gatto ha la lingua ruvida, ma non si riesce a farlo stare fermo.
DONNA BIONDA – Ah. E com’è stato?
DONNA MORA – Immagino meglio del nano.
 
Pausa
 
RAGAZZA – Questa città è morta. Morta. E voi siete fantasmi. Nessuno si diverte, nessuno va da nessuna parte. Qualcuno vi veste, qualcuno vi sveste, qualcuno vi scopa. Questa città è la quintessenza della noia. Il cimitero dei morti. Ecco, mezzanotte, e cosa? Nulla. Vecchi sui divani, vecchie sui divani. Luci. Il tempo passa e voi nemmeno ve ne accorgete. Non vi accorgete di nulla. Qualcuno di voi si accorge di respirare?
 
VOCE FUORI CAMPO – Io ho l’asma.
 
RAGAZZA – La vostre facce sono le facce della morte. Siete già seppelliti, dimenticati. Siete noiosi. Un’intera serata a bere e a dimenare il culo e cosa ho ottenuto? Cosa? L’ho preso in bocca a quel vecchio laggiù, ha capito bene signora, ma non si preoccupi, non è nemmeno venuto. Questa città è un cimitero e le vostre facce tirate sono le lapidi che...
 
 
La ragazza piega male una caviglia, lancia un urlo, tenta di aggrapparsi alla tenda ma cade giù dalla finestra. Qualcuno urla. La signora il cui marito era stato indicato gli da uno schiaffo.
 
DONNA BIONDA – Poi si dice che non succede mai niente.
DONNA MORA – Già.
 
Pausa
 
DONNA BIONDA – Comunque almeno trenta.
DONNA MORA – Dici?
DONNA BIONDA – Tanto ora non fa differenza.
DONNA MORA –E’ maleducazione lasciare una festa prima della fine.
 
Pausa
 
DONNA BIONDA – Se solo avessimo avuto una telecamera.
 
 

Postato da Alessandro Ansuini
05:59 |||