Questo blog chiude fino al 10 Gennaio, quindi annoiatevi da soli.
Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock di T. Stearns Eliot -
riscritto da Silvia Molesini
Noi via
all'imbrunita sopra blu
anestesia di coricato,
vieni sui vicoli vuoti
in sottovoci di ospizi
di bianche ore ospiti squattrinati
in di resti e trucioli ricche bettole;
vie a ripetersi come noia dialettica
subdole, intente
a portarti quesiti pesi…
Senti, non dire quali,
solo vieni a vedere.
Cincischiano le signore al piano,
hanno opinioni sullo scultore italiano.
Una bruma di stoppa addossata alla finestra
un fiato di zolfo striscia-testina alla finestra
leccarono i cantoni delle otto
tentennarono sui canali di scarico
presero su sé fiocchi caliginosi discendenti
glissarono il balcone, un salto secco
e data tenera bruna vendemmia
si attorcigliarono domestici e muti.
Certo verrà l'ora
del fiato sulfureo sciatore per vicoli
addossato alla finestra;
verrà l'ora, verrà ora
per la costruzione del ghigno per i ghigni di altri;
verrà l'ora di ammazzare e dare vita,
e l'ora di ogni fatto e il momento del gesto
(lui alza e ti getta la questione nella broda);
l'ora tua, mia,
l'ora incerta,
per le molte viste e riviste,
e poi il caffè col biscotto.
Cincischiano le signore al piano,
hanno opinioni sullo scultore italiano.
Certo che verrà l'ora
per domandarsi "permesso? È permesso?"
l'ora di voltarsi e andare giù,
stempiati.
E tutti a farti notare che cadono.
Abbigliata a giorno, la camicia inamidata,
un foulard in filo di scozia, per gancio un particolare bijou,
e tutti a dirla dimagrita.
Mi sarà permesso
rompere tutto?
Quel momento ha l'ora
dove si scelgono e rettificano le cose cangianti.
Che so tutto, già tutto:
so delle venti, delle sei e delle sedici
che scavavo il tempo con piccole cucchiaie;
so i toni appassiti in mortifera progressione
che melodie dell'altro capo macerano.
Cosa perdo?
So di ogni sguardo, di ciascuno
sguardo bloccato a chiedere cose solite
che solitamente mi collezionano sul libro
ed io fissata sul libro che provo a muovermi
da dove iniziare
a gettar via le cicche della mia sbobba quotidiana ?
Come faccio?
E so delle mani, di ognuna
mano inanellata diafana oscena
e sotto un'altra luce reticolato di vene.
Sarà quel sentore sensuale
a farmi perdere il segno?
Mani mosse sul piano, mani inguantate.
Mi sono persa qualcosa?
Che fare?
Cincischiano le signore al piano,
hanno opinioni sullo scultore italiano.
Ammetterò di aver percorso l'imbrunire nei vicoli
e visto le sigarette scomparire
con signori soli che guardano dal davanzale?
Io potevo avere unghie affilate
a graffiare fondali sotto acque immobili.
Cincischiano le signore al piano,
hanno opinioni sullo scultore italiano.
E la quattro, alle otto, sono incanti sonnolenti
stirati tra i medi
dormono, fanés, molières,
distesi con noi sul parquet.
Come, davanti alla pasticceria fine,
potenziare la rottura?
Che lacrimai affamata e lacrimai pia,
che pòrti la testa sfoltita
adagiata sul piatto
non significa ch'io predichi, non conta;
sussulta il quarto d'ora di grandeur
ed il servo divino ha la mia giacca e se la ride
insomma, da brivido.
Ma, e perché no, adesso,
all'indomani delle merende
e dei discorsi di ceramica
noi due, perché non
parlare rilassati,
zippare il mondo a gnocco
rollarlo sugli asfissianti perché,
asserire " Resuscito, ero di là,
adesso vi spiego, vi spiego."
Metti che lo fa accomodare come si deve
e gli dice " non sono mie queste parole.
Dissento."
Ma perché no, adesso,
non si poteva
fatti fine e campo e via bagnata
fatti i libri, le terrine, i vestiti da sera,
questo ed altro?
Non ho parole per rendere l'idea.
Fammi i raggi alle reti neurali:
vedi che si
se lui sedutosi bene o senza giacca
e dalla parte del vetro aggiungesse:
" Io non ho detto questo.
Dissento. "
Cincischiano le signore al piano,
hanno opinioni sullo scultore italiano.
Toglimi i panni dell'eroe pazzo, mica sono io;
io sono leggerina, quella
buona per la piazza, buona per la claque,
la menestrella; il flauto dolce
simpatico e gentile
temperato e preciso;
saggio e tonto un poco;
ecco, un Rigoletto.
Il de sire clown.
Vecia, son vecia.
Me metarò el grembial.
Farò un bel chignon? Addenterò ancora mele acerbe?
Metterò una cotonina a fiori e farò il lungolago.
Ariel vociava lì ai suoi fratelli d'oro.
Un tintinnare privato.
Loro lontano sopra il lago mosso
lisciano al lago le ciocche d'argento
sbattute grosse equoree vele-zebre.
Abbiamo passato troppo tempo in cabina
coi pescatori bruni scappellati, a colori,
poi qualcuno ci ha svegliate, e affoghiamo.
RESTI FERMO COME UN SASSO CHI DI VOI NON SI SENTE SACRO
I sassi devono essere strani personaggi. Nessuno uguale all’altro, due simili possono dichiararsi uno scherzo del destino, calmi, senza fretta, né preoccupazioni.
Se il bambino li lancia in uno stagno per guardarli rimbalzare, o se li getta di schianto, essi seguono il loro immutabile destino, muti, nei fondali, a guardare i pesci negli occhi.
Al loro interno deve esserci una quiete densa, una calma oceanica che dal suo nucleo sprigiona ciò che noi umani non comprenderemo mai: la coerenza.
19 Dicembre 2004 H: 20
TORRE DEL POPOLO ARMANDO ORZI
Via Ceré
Bazzano
Bologna
PAOLETTI - CINELLI - DIMICHINA - ANSUINI
Probabile rumoristica duo camera durante la lettura, buffet vegetariano, se venite non togliete la giacca che fa freddo.
info: il_ragazzo_immaginario@yahoo.it
DICHIARAZIONE DI GUERRA AL GIAPPONE - di Flavio Toccafondi
Il frigorifero di un poeta non ha nulla di artistico, ha il suo epicentro nel mezzo limone spremuto e avanzato, non regala sorprese, un paio di uova, il burro, il ketchup, la maionese, il frigorifero di un poeta è una denuncia! È una denuncia alla comunità che gli artisti andrebbero salvaguardati, nutriti meglio!, ci vorrebbe un catering che a pranzo e a cena servisse loro un pasto caldo bilanciato, proteine, carboidrati, fibre, tutto nella giusta misura, nutrirsi è importante, anche scrivere, ma nutrirsi innanzitutto!
I poeti sono cagionevoli!
Esteticamente se la cavano con l’idea che dell’estetica hanno, si lavano, sudano, si perdono, si cimentano, i poeti difficilmente riescono, al limite ci provano, poi escono, si allontanano, si immedesimano, sorridono, ma sorridono perché non hanno capito un cazzo!
Quando vedete sorridere un poeta è perché è confuso, perché qualcosa sta correndo più forte di lui, il poeta è un maratoneta che si masturba sulle sconfitte, è carta straccia, il poeta è una scommessa persa, perde tutto, ma è un genio perché sorride, sorride, sorride.
Poi ci sarebbe da protestare per questo fatto che il poeta deve anche lavorare!
Allora lo vestono bene e gli trovano un turno in un albergo, e in quel turno il poeta è costretto a mandare fax, a segnare i bagagli dei giapponesi, takahashi, takeda, matsumoto, i poeti hanno poco tempo per scrivere ma sanno tutto del giappone, e i giapponesi, che sono furbi, si fanno fare il check in dai poeti!
E allora, sapete cosa vi dico? Che qui bisogna dichiarare guerra al Giappone!
Bisogna prendere un foglio di carta bianca e con la mia Bic gialla gliela spedisco io via fax la dichiarazione, anzi, dichiaro guerra al GIAPPONE, AI GIBBONI E AL FAX, e ai turni di riposo infrasettimanali,
dichiaro guerra a tutti,
- ai lunedì,
- alle molecole
- a tutto quello che si muove
e all’estetica, attacco l’estetica con tre, difende con uno, il mio obiettivo, che ci crediate o no, è conquistare 24 stati
o distruggere qualcosa.
PAROLE DI EDOARDO SANGUINETI
la poesia è ancora praticabile, probabilmente: io me la pratico, lo vedi,
in ogni caso, praticamente così:
con questa poesia molto quotidiana (e molto
da quotidiano, proprio): e questa poesia molto giornaliera (e molto giornalistica,
anche, se vuoi) è più chiara, poi, di quell'articolo di Fortini che chiacchiera
della chiarezza degli articoli dei giornali, se hai visto il "Corriere" dell'11,
lunedì, e che ha per titolo, appunto, "perché è difficile scrivere chiaro" (e che
dice persino, ahimé, che la chiarezza è come la verginità e la gioventù): (e che
bisogna perderle, pare, per trovarle): (e che io dico, guarda, che è molto meglio
perderle che trovarle, in fondo):
perché io sogno di sprofondarmi a testa prima,
ormai, dentro un assoluto anonimato (oggi, che ho perduto tutto, o quasi): (e
questo significa, credo, nel profondo, che io sogno assolutamente di morire,
questa volta, lo sai):
oggi il mio stile è non avere stile:
Uno studio televisivo. Da una parte, seduti, tre uomini. Dall’altra tre donne. In mezzo una conduttrice. Donna. Spettatori seduti tutto intorno, per applaudire, o intervenire.
PRIMO UOMO – Mi dici come fai a perdonare una che ti ha tradito con il tuo migliore amico? È inaccettabile!
Applausi
SECONDO UOMO – E che bisogna vedere cosa l’ha portata a farlo, forse.
TERZO UOMO – Perché voi fate così! Voi siete la rovina della società!
PRIMA DONNA – Ma cosa dovremmo fare, noi, allora? Quando siamo trascurate, cosa dovremmo fare?
SECONDA DONNA – Ma lo sai che ti dico, che ha fatto bene a tradirti!
Applausi
TERZA DONNA – Perché voi siete inferiori, l’uomo è inferiore, riesce a fare solo una cosa per volta!
Applausi e fischi.
CONDUTTRICE – Proviamo a tornare al tema principale.
PRIMO UOMO – Perchè l’apparenza al giorno d’oggi è tutto. Questi pantaloni che porto costano 200 euro.
CONDUTTRICE – Quei pantaloni costano duecento euro!
SECONDO UOMO – Non è come dici, dipende dal contesto, l’altezza si misura dal collo in su, signori si nasce, mica si diventa.
TERZO UOMO – Perchè voi non siete mai soddisfatte di niente! Quando un uomo torna a casa stanco dal lavoro vuole trovare una moglie che ha accudito la casa, che ha preparato da mangiare, non una donna che sta tutto il giorno fuori casa e cucina i i cibi surgelati! I c-i-b-i-s-u-r-g-e-l-a-t-i !
Grida e applausi
PRIMA DONNA – Noi donne dobbiamo essere belle, dobbiamo essere effecienti, dobbiamo accudire la casa e i figli, ma il tempo per noi, il tempo per noi quando lo troviamo?
SECONDA DONNA – Ma lo sai che ti dico, che state bene lì! State bene lì e ri-ma-ne-te-ci!
Applausi, fischi, grida.
TERZA DONNA – Perché siete voi, e non noi, siete voi, voi che fate così!
CONDUTTRICE – Adesso proviamo a tornare al tema principale.
PRIMO UOMO – No, è che ci sono diverse sfumature, il tradimento non è uno. Si può tradire con la mente, si può tradire con il corpo.
CONDUTTRICE – Con il pensiero. Si può tradire con il pensiero.
SECONDO UOMO – Perchè non hai mai conosciuto l’amore! Un uomo veramente innamorato n-o-n-t-r-a-d-i-s-c-e!
PRIMA DONNA – E’ tutta una questione d’empatia, dipende tutto dal livello empatico.
TERZO UOMO – Ma siete voi che prima volete una cosa, e quando l’avete non la volete più! E che pretendete da noi? Cosa deve fare l’uomo?
SECONDA DONNA – E’ colpa della tecnologia, da quando ci sono i cellulari, internet, tutto è diventato più facile. È più facile tradire!
CONDUTTRICE – Lei dice che è più facile tradire!
TERZA DONNA – E’ l’uomo che deve starsene al suo posto, perchè noi stiamo al nostro! E secondo poi, se tu fai una cosa, non sono io a doverti dire che sbagli, e secondo poi, se sei tu che non ti muovi, per me stai bene lì! Vuoi stare lì? E r-e-s-t-a-c-i!
Applausi e grida.
PRIMO UOMO – E’ che l’uomo non è fatto per essere monogamo! Lo volete capire!
CONDUTTRICE – Lui ha detto che l’uomo non è fatto per essere monogamo.
SECONDO UOMO – E i figli? Chi si occupa di guardare i figli? Abbandonati davanti ad una televisione, anzi, dimenticati davanti ad una televisione!
CONDUTTRICE – Un momento, un momento, dipende da cosa si guarda, la televisione è un mezzo, cerchiamo di tornare al tema principale.
TERZO UOMO – Perchè siete voi che avete vouluto, questo! Voi, non noi! E ora? E adesso?
PRIMA DONNA – Ci somo molti programmi culturali alla televisione, basta scegliere, b-a-s-t-a-c-a-m-b-i-a-r-e-c-o-l-t-e-l-e-c-o-m-a-n-d-o!
SECONDA DONNA – Io voglio dire che il telecomando a casa lo gestisco io, la partita? Non esiste! Guardiamo qualcosa che piace a tutta la famiglia! E io e mio marito siamo sposati da v-e—n-t-i-c-i-n-q-u-e-a-n-n-i!
CONDUTTRICE – Sono sposati da venticinque anni! Complimenti!
TERZA DONNA – Ma se siete voi che pretendevate che riuscissmo ad essere mamme ed amanti al tempo stesso, e poi avete preteso che contribuissimo al, al, familiare, per poi fare cosa? Chi è che poi lascia tutto per andarsene con ragazze più giovani di vent’anni? Chi è? Siamo noi o siete voi?
CONDUTTRICE – Il dibattito si fa quanto mai interessante, ma ora dobbiamo mandare la pubblicità. A fra poco!
PUBBLICITA’
CONDUTTRICE – Allora, dove eravamo rimasti?
UNA VOCE NEL PUBBLICO – Deficienti!
PRIMO UOMO – Volevo rispondere alla cosa che ha detto lei prima.
SECONDO UOMO – Non sono molto d’accordo con quello che diceva lui.
TERZO UOMO – Ma allora che ci state a fare qua in televisione? Dovreste essere a casa ad occuparvi dei vostri figli!
Applausi, grida e fischi.
UNA VOCE NEL PUBBLICO – Bravo!
PRIMA DONNA – Riguardo a quello che diceva lui prima sono d’accordo con la cosa che ha detto lei, l’ultima.
SECONDA DONNA – Secondo me hanno ragione tutti e due.
TERZA DONNA – Noi? Noi? Ma siete stati voi i primi a farlo! Voi, non noi. E stai buono. Stai buono. Stai buono. Stai. Stai buono. Stai buono.
UNA VOCE NEL PUBBLICO – Ma fatela stare zitta! Zitta! Basta!
CONDUTTRICE – Ma chi è che grida fra il pubblico? Dategli un microfono, almeno capiamo tutti. E cerchiamo di tornare al tema principale. Allora. È giusto o no proibire in tv tutti i film in cui gli attori si accendono la sigaretta?
La fine di una festa, appartamento all’ultimo piano di una grande metropoli. Poche persone rimaste, sul divano, due donne, una mora e una bionda, lì vicino, mezza addormentata su una poltrona, una ragazza.
DONNA BIONDA – Che noia questa festa.
DONNA MORA – Già.
DONNA BIONDA – Ehi ma. Quello chi è? Non sarà mica...
DONNA MORA – No, non è lui. Lui è a Parigi.
DONNA BIONDA – Mi sembrava, infatti. Coma facevi a sapere che intendevo proprio...
DONNA MORA – Ti conosco da quindici anni.
DONNA BIONDA – Già.
Pausa
DONNA MORA – Che noia questa festa.
DONNA BIONDA – Ti prendo un ultimo drink?
DONNA MORA – Finisco questo, non preoccuparti.
DONNA BIONDA – Ma quella ragazza sta dormendo?
DONNA MORA – Sarà ubriaca.
DONNA BIONDA – Beata lei. La seguo. Vado a prendere un altro drink. Lo prendo anche per te?
DONNA MORA – Prendilo anche per me.
Pausa
La donna Bionda si allontana. Quindi torna con due drink in mano.
DONNA BIONDA – Sai cosa pensavo?
DONNA MORA – Cosa.
DONNA BIONDA – Sai usare una telecamera?
DONNA MORA – Da sobria forse. Ora come ora verrebbe fuori uno spontaneo effetto Lars Von trier.
DONNA BIONDA – Effetto cosa?
DONNA MORA – Lascia stare.
DONNA BIONDA – E’ un make up?
DONNA MORA – La telecamera per fare cosa?
DONNA BIONDA – Secondo te quella ragazza quanti anni ha?
DONNA MORA – Quale ragazza.
DONNA BIONDA – Quella che dorme.
DONNA MORA – Quella ubriaca vorrai dire.
DONNA BIONDA – Entrambe.
DONNA MORA – Non lo so. Ventidue?
Pausa
DONNA BIONDA – Che noia questa festa.
DONNA MORA – Tanto è finita.
DONNA BIONDA – una volta sono stata a letto con un nano.
DONNA MORA – Eh?
Pausa
La ragazza sulla poltrona apre gli occhi. Si alza. Torna con qualcosa da bere. Si siede di nuovo sulla poltrona. Accavalla una gamba. Guarda le due donne.
DONNA BIONDA – Almeno ventisei.
DONNA MORA – Ventisei cosa?
RAGAZZA – Parlate di me?
DONNA BIONDA – Ti piacerebbe cara.
DONNA MORA – Parliamo di lifting.
DONNA BIONDA – Parliamo di nani.
DONNA MORA – Parliamo di case.
DONNA BIONDA – Già.
DONNA MORA – Gia.
Pausa
RAGAZZA – Sapete l’ora?
DONNA BIONDA – E’ fuori moda portare orologi, interessarsi.
DONNA MORA – Fuori moda. Ho sentito dire che qualcuno usa dei tronchi umani.
RAGAZZA – Tronchi umani?
DONNA BIONDA – Sono precisissimi.
DONNA MORA – Non sbagliano mai.
DONNA BIONDA – D’altronde non hanno nient’altro da fare.
Pausa
DONNA MORA – Tronchi umani svizzeri. Inarrivabili.
Pausa
RAGAZZA – Questa festa è una noia mortale. Avete una sigaretta?
DONNA BIONDA – Non si può fumare.
RAGAZZA – Un tempo questa città era folle, folle. Ora se vuoi una sigaretta devi andartene in balcone.
DONNA BIONDA - Se la trovi.
RAGAZZA - Nessuno si diverte più, non c’è più pazzia.
Pausa
RAGAZZA – Voi vi divertite?
DONNA BIONDA – Non siamo qui per questo.
DONNA MORA – Già.
RAGAZZA – E perché siete qui allora?
DONNA BIONDA – Per lo stesso motivo per cui ci sei tu.
DONNA MORA – Presenzialismo.
DONNA BIONDA – Se non ci sei non esisti.
DONNA MORA – Se non ti vedono non esisiti.
Pausa
RAGAZZA – Non è che ce l’avete lo stesso una sigaretta?
DONNA BIONDA – Prendi.
DONNA MORA – Però vai a fumare vicino alla finestra. Il fumo passivo rovina la pelle.
DONNA BIONDA – Il fumo passivo nuoce gravemente alla salute.
DONNA MORA – Il tuo medico o il tuo farmacista possono aiutarti a smettere di fumare.
DONNA BIONDA – Sono utili anche ad altro.
RAGAZZA – Grazie.
La ragazza si alza. Ha scarpe coi tacchi a spillo, altissime. Caracolla fino ad una finestra che occupa un’intera parete. La apre. Si accende la sigaretta. Fuori nevica.
DONNA MORA – Una volta me la sono fatta leccare da Tom.
DONNA BIONDA – Il tuo cane?
DONNA MORA – Il gatto ha la lingua ruvida, ma non si riesce a farlo stare fermo.
DONNA BIONDA – Ah. E com’è stato?
DONNA MORA – Immagino meglio del nano.
Pausa
RAGAZZA – Questa città è morta. Morta. E voi siete fantasmi. Nessuno si diverte, nessuno va da nessuna parte. Qualcuno vi veste, qualcuno vi sveste, qualcuno vi scopa. Questa città è la quintessenza della noia. Il cimitero dei morti. Ecco, mezzanotte, e cosa? Nulla. Vecchi sui divani, vecchie sui divani. Luci. Il tempo passa e voi nemmeno ve ne accorgete. Non vi accorgete di nulla. Qualcuno di voi si accorge di respirare?
VOCE FUORI CAMPO – Io ho l’asma.
RAGAZZA – La vostre facce sono le facce della morte. Siete già seppelliti, dimenticati. Siete noiosi. Un’intera serata a bere e a dimenare il culo e cosa ho ottenuto? Cosa? L’ho preso in bocca a quel vecchio laggiù, ha capito bene signora, ma non si preoccupi, non è nemmeno venuto. Questa città è un cimitero e le vostre facce tirate sono le lapidi che...
La ragazza piega male una caviglia, lancia un urlo, tenta di aggrapparsi alla tenda ma cade giù dalla finestra. Qualcuno urla. La signora il cui marito era stato indicato gli da uno schiaffo.
DONNA BIONDA – Poi si dice che non succede mai niente.
DONNA MORA – Già.
Pausa
DONNA BIONDA – Comunque almeno trenta.
DONNA MORA – Dici?
DONNA BIONDA – Tanto ora non fa differenza.
DONNA MORA –E’ maleducazione lasciare una festa prima della fine.
Pausa
Chiosa l’assurdo, brandendo spade di lingua, la resa, l’attesa, l’influsso delle maniglie che piegano verso destra, perché verso destra? Cospirazioni, ecco cosa. Tutto ha una faccia, tutto ti osserva, prende appunti su di te.
La finestra di casa tua è in possesso di segreti indicibili. Il tuo letto potrebbe farti arrestare.
Le case degli abitanti del mare sono in fiamme, nessuna piramide è stata scovata, gli ultimi poeti mutilati si aggirano negli angoli delle strade, sotto le curve delle luci natalizie, mostrando le loro mutilazioni e cercando la pietà degli avventori che si tirano su il cappotto, preoccupatissimi dal mal di gola.
Un atroce spazzino, realmente indifferente, freddo come un chirurgo, compone piccoli mucchi di foglie, e tossisce.
Una ragazza avvolta in un cappotto tiene lo sguardo fisso in terra e tira fuori le labbra solo per produrre equazioni di fumo, deglutendo.
Io riesco ad avvertire in anticipo, anche con gli occhi chiusi, anche durante il sonno, l’invasione della mia stanza.
Non ho mai avuto un passato, se ne siete capaci, provate a raccontarmelo.
Ho nella testa sequenze di immagini che non si colloocano in nessun tempo, ma fluttuano come bollicine in un bicchiere di prosecco, questo.
“Un altro, signore?”
“No, basta così”
La scomposta andatura delle marionette simile a un equazione disegnata sulla lavagna.
SE UNA NOTTE D'INVERNO, MR CALVINO
Se una notte d’inverno un viaggiatore
arrivasse qui davanti io, con la fermezza di chi,
lo inviterei gentilmente a/
le nemesi storica della poesia o della narrazione
risiede nella dannazione al tentativo,
mostrando cattedrali inconsapevoli che è il mosaico
a dominarle, mai la croce issata in alto, poiché dietro alla croce
ci sono dei chiodi, dietro
al mosaico è il viaggiatore che recita un --- requiem
per le frasi che finiscono in fogli appallottolati a forma di
pianeta terra in fiamme- i ciclamini, asseriva un terrorista,
sono tutti dei nazisti, le collettività
disintegranosi reggono sulla gentile architettura del suono – gemoemtria
frainteso - le regalerò dei fiori,
arriverò più tardi ma lei sarà contenta,
mesmer costruiva muraglie cinesi lungo le nocche
bianche di Gould, magro con le gambe ad arco
appollaiate bracciolo della sedia, disinteresse per le ossa umane
perlustrazione dell’apprato digerente che ultimamente rigetta composti vaghi
arricchiti da interessanti nuance pastello, sarà il vintage dei gastroenterologhi
o solo una nuova forma di leggera pazzia, come l’atteggiarsi da donne
possendendo un pene-apporta-pene?
Possedevo un viaggiatore chiuso dentro un inferno invernale, le piccole
mani della suora, Giuditta la chiamavano, ubertosa come un herpes faceva
la frangetta a suor hermes, naufraga di genitali, raccontando che una notte
di pioggia, un papa, il 15 maggio del 1623 disse:
“La geografia sterilizzerà la mente”, un usignolo,
ora carcassa, disegnava col becco morto aureole di santi
lungo la curva dell’appennino, appena due respiri prima che una campana
sondasse il cielo del paese con la consueta bronzea calma del panettiere
un attimo prima che dino campana scendesse
dalle colline di marradi e arrivasse in tipografia con quaderno rosso, dicendo: