EINSTURZENDE CAMERA
Prende sempre più corpo il progetto che prevede la lettura su un tappeto musicale composto da: violoncello, fagotto, sinth, basso, chitarra e rumoristica varia.
Più avanti altri aggiornamenti, nomi e date.
Lunga vita a Federico Blò.
DAL CORSO DI SCRITTURA DI FEDERICO BLO': ALLA MANIERA DI HAROLD PINTER
Un albergo di una piccola cittadina della pianura padana, inverno. Esterno dell’albergo: nebbia. Interno dell’albergo: un portiere seduto dietro alla reception, un uomo dall’altra parte del banco, che beve un bicchiere d’acqua.
Silenzio
UOMO – Stai lavorando.
PORTIERE – Mh mh.
UOMO – Io non riesco a dormire. Così sono sceso a fare due chiacchiere. Ti faccio compagnia.
PORTIERE – Sto lavorando.
UOMO – Viaggio molto, mai lo stesso letto due notti di fila. Non riesco a dormire.
Pausa
UOMO – Fumi?
PORTIERE – No.
UOMO – Io fumo, ti dispiace? Che ore saranno?
PORTIERE – Le tre di notte.
UOMO – Non riesco a dormire. Mi giro e mi giro e mi giro.
Pausa
UOMO – E’ tranquillo qui.
PORTIERE – Già.
UOMO – C’è silenzio. Sarà la nebbia ad attutire i suoni.
Pausa
PORTIERE – E’ che non c’è nessuno in giro. Le persone dormono. Io sto lavorando.
UOMO – Ti piace il tuo lavoro?
PORTIERE – E’ un lavoro. Mi piace che si fa di notte, che è silenzioso.
Pausa
PORTIERE – Di solito.
Pausa
UOMO – Già.
PORTIERE – Già.
Pausa
UOMO – Viaggio molto io. Tu sei di queste parti? Dall’accento non mi sembra.
PORTIERE – Sono di queste parti.
Pausa
UOMO – Sarà meglio che provi a dormire un pò, domani devo alzarmi presto.
PORTIERE – Già.
UOMO – Non posso restarti a fare compagnia. Mi sa che ti annoi qui, tutta la notte. E’ silenzioso. Non ti annoi a stare qui tutta la notte?
PORTIERE – Lavoro.
Pausa
UOMO – A che ora finisci?
PORTIERE – Alle sette.
Pausa
UOMO – E a che ora cominci?
PORTIERE – Alle undici.
Pausa
UOMO – Otto ore.
PORTIERE – Già.
UOMO – Devono essere lunghe.
PORTIERE – Come otto ore di lavoro.
UOMO – Io però non posso rimanere a farti compagnia. Devo provare a dormire un po’.
PORTIERE – Capisco.
UOMO – E’ che viaggio molto.
Pausa
UOMO – Donne, da queste parti?
PORTIERE – Poche. E quelle poche tutte a letto.
UOMO – Ne ho vista una verso le nove, un gran pezzo di donna. E’ qui in albergo?
PORTIERE – Non lo so, io arrivo alle undici.
UOMO – Ah.
Pausa
UOMO – Io vengo spesso in quest’albergo, tu sei nuovo?
PORTIERE – Lavoro qui da due anni.
UOMO – E ti piace?
PORTIERE – E’ un lavoro.
UOMO – Io una volta lavoravo di notte.
PORTIERE - ...
Pausa
UOMO – Non lavora più qui, come si chiama. Quello moro, con i baffi.
PORTIERE – Non so, non c’è nessuno coi baffi.
UOMO – Magari li ha tagliati, lavora qui uno moro, alto, carnagione olivastra.
PORTIERE – Si.
UOMO – Mi pare si chiami Franco.
PORTIERE – Sì, lavora ancora qui. Non ha i baffi però.
UOMO – Mi pareva.
PORTIERE - ...
UOMO – Non dimentico mai un volto io. Mai. Nonostante viaggi molto.
Pausa
UOMO – Come hai detto che ti chiami?
PORTIERE – Non l’ho detto. Franco.
Pausa
UOMO – Ma non sei il Franco che conosco io, a te non ti avevo mai visto prima. Sei un altro Franco?
PORTIERE - Probabilmente.
UOMO – Non portavi i baffi?
PORTIERE – No, mai portati i baffi.
Pausa
UOMO – D’accordo Franco, io vado a dormire.
PORTIERE – Buonanotte.
UOMO – Non ti annoiare troppo.
PORTIERE – Lavoro.
UOMO – Mi spiace non poter rimanere a farti compagnia.
PORTIERE – Già, buonanotte.
Pausa
UOMO – Salutami Franco, comunque.
PORTIERE – Certamente.
Pausa
UOMO – Buonanotte allora.
PORTIERE – Buonanotte.
UOMO – Anzi buon lavoro.
PORTIERE - Già.
UOMO – Buonanotte.
PORTIERE – Buonanotte.
Mentre leggevo a Livorno i Cure si esibivano a Roma con una scaletta decisamente seria. Giorgia di mtv continua a vestirsi malissimo e ha un ritorno audio nel microfono davvero pessimo. Nel mondo non si parla di nulla. Si fanno domande inutili a Carmen Consoli. Qualcuno apre un blog con una scritta di che guevara, un altro con una scritta di hitler, tipo "potere agli imbianchini" (magari). All'italia sul due, discutendo dell'isola dei famosi, dicevano, ma quelli che sono al grande fratello non hanno talento. Per dio, quelli del grande fratello non devono avere talento, devono non poter uscire, girare a torso nudo, avere una gran luce intorno che li costringe a portare gli occhiali da sole e, al limite, scopare. Un pò come in paradiso, da come me l'hanno spiegato. Preoccupante è che una trasmissione come quella della de filippi che si pregia di allevare talenti in quattro anni abbia creato sedici ballerini cantanti che passano da saranno famosi al maurizio costanzo, o buona domenica. Dovrebbero far chiudere amici sarete famosi della de filippi per mancato raggiungimento del target. Mi dicevo anche, due sere fa, che i tre direttori dei tre tg delle reti mediaset sono mario giordano, quella specie di susanna tamaro trans, emilio fede e carlo rossella, che nessuno sa quale sia il nome fra i due. Questo dovrebbe esser preoccupante, come il ritorno degli integralisti cristiani che hanno cominciato a fare il trenino a ritmo di samba capeggiati da Ferrara e seguiti da Avvenire: come dire, combatto l'isola dei famosi travestendomi da jonata del grane fratello. Oppure dovrebbe essere preoccupante porsi domande sulla comunicabilità in letteratura, visto che è una cosa intrinseca della scrittura stessa. Che la scrittura sia comunicativa lo dimostra il fatto che si può leggere, che un artista dica io non voglio comunicare nulla è un'altra questione, ridicola come la lecciso cercata da tutte le trasmissioni tv. Ecco, la tv: in tv potrebbero educare, potrebbero farti prendere una laurea senza andare a lezione, e invece ti ciucci platinette e la di pietro. Costanzo mostra un libro dei fichi d'india. Marzullo è fonato come Mancini. La lazio è in silenzio stampa per tutti tranne che per il presidente, e non si capisce che cazzo di silenzio stampa è, se uno parla. Gli scrittori dovrebbero rifiutare le pubblicazioni. La gente dovrebbe scendere in piazza per difendere il proprio stipendio dimezzato invece che la cessione di un calciatore. Dovrebbero chiudere le sale da cinema. Toccafondi è vivo, mi ha mandato un sms con scritto "Sono completamente ubriaco, non è fantastico?". Qualcuno manda le poesie ai concorsi, qualcun altro si sente un critico. Nessuno si interroga sullo stile di Kerouac, nessuno lo sviluppa, nessuno si chiede se lui si ponesse domande sulla responsabilità di uno scrittore: per quello avete dei faletti come faretti nelle vostre sale di lettura. Piuttosto si cercano nuove suonerie ai cellulari. Le ragazze che si prestano per i video dei club di sms, i trova amici per intenderci, dovrebbero venire sodomizzate da ognuno che si iscrive. Vorrei vomitare in un'acquasantiera in mondovisione e poi recitare un padre nostro. Vorrei portare il papa sullo shuttle e fargli vedere che dopo le nuvole non c'è nulla. Vorrei poter indossare una maglietta con uno slogan politico senza sentirmi ridicolo. Vorrei potermi interessare al mio futuro e a quello di quelli che verrrano, ma non me ne frega un cazzo, per cui non faccio la raccolta differenziata. Rigo le macchine costose con le chiavi senza motivo alcuno, non compro un vestito da undici anni. Vorrei potermi emozionare sapendo che una cosa che ho scritto vi è piaciuta, ma non me ne frega un cazzo.
Dipendesse da me opterei per un sano diluvio universale, o un meteorite che colpisce la terra, o una nuova era glaciale.
Quest'epoca mi annoia, quelle passate erano anche peggio.
Vorrei potermi relazionare con un evento catastrofico che non sia l'eliminazione dell'Italia dal prossimo mondiale o la nuova finanziaria.
Ho incrociato baricco alla stazione di Firenze S.M.N. - lui scendeva dal treno in cui io salivo.
Ha un culo minuscolo, visto da dietro.
Lui è rimasto a Firenze, mentre io andavo via.
Tutto questo già diverse persone fa.
MISSING
Ho saputo dalla madre di Toccafondi che l'artista debole, meglio noto come il merlo, è scomparso. Non si hanno notizie di lui da giorni. Anche la gatta Gigia teme il peggio. Anzi. Mi comunicano ora che la gatta Gigia è morta sette anni fa. Chiunque abbia notizie dello scomparso può mettersi in contatto col Maestro Beneamati, attualmente in rianimazione a Mazzara del vallo.
In sua memoria, pubblico qui qualche suo verso, da “La notte è altrove”:
3
Non mi piace la gente.
Non mi fido di loro.
Non mi piacciono le persone che si muovono,
la gente,
ecco,
la gente dovrebbe stare ferma,
se si muovono
sono costretto a controllarli
per me
diventa difficile,
creano disordine,
creano
sottofondo sordo.
4
Smisi di uscire da casa
nel 1983.
La gente sbucava in continuazione dagli angoli.
Non la potevo controllare.
A
DOMANDA
Ma possibile che che con Toccafondi e Ghezzi in buono stato di salute (ne dico due, potrei dirne almeno dieci) sulla pagina della cultura di Repubblica, quando si parla di poesia, io debba trovare un articolo che parla del ritrovamento di un carteggio fra Caproni e Luzi?
E non mi venite a dire che Caproni e Luzi erano due grandi poeti senza aver letto gli altri due che ho citato, nella loro interezza.
Che epoca triste.
A
NEMICO PUBBLICO
Diceva Toccafondi che lui si fida delle banche, affidando loro i propri risparmi, e non capiva perché invece loro tenessero le biro legate con la catenella. Per quanti come lui, come me, si sentono bistrattati dalla propria banca, ecco in arrivo una sentenza della Cassazione che sancisce come illegali gli interessi percepiti dalle banche sullo scoperto. Proprio così dice, illegali, e che restituiscano 30 miliardi di euro. Questa, per noi gloriosi che ci muoviamo sopra e sotto la sottile linea rossa (dello scoperto) è una grande notizia.
In fondo ho fatto bene ad avere sempre il conto in rosso da due anni a questa parte.
A
STUPRO ALLA FELTRINELLI
Non ho ben capito, ma oggi ho visto al telegiornale delle immagini che mi hanno fatto ben sperare. Una gran massa di persone che ha occupato Piazza di Spagna, a Roma, per manifestare contro qualcosa - vuoi la guerra vuoi il caro prezzi - fatto sta che alla fine hanno fatto irruzione nella Feltrinelli e si sono portati via dei gran libri senza pagare. (anche in un supermercato, se non sbaglio) So che il governo ha dato disposizioni nel caso in cui il magnifico evento si ripetesse, che vanno dalla manganellata, alla multa fino all'arresto. Ora (sistemandomi il colletto della camicia) non è per dire, ma in una poesia, una cosa del genere, l'avevo predetta. Poi dice che i poeti non sono profeti. E a conferma della mia ipotesi sostengo che proprio ieri sera parlavo di scrivere un racconto che si occupasse di novelli robin hood che entravano nei supermercati, sequestrando le cassiere e permettendo a tutti di uscire con la spesa. Quei bravi ragazzi.
A
Da TRANSZE di Enrico Masi, edizioni Smith & Laforgue (2004):
Presi dei fiammiferi , una banana , le candele il sacco e una chiave prima di uscire dalla stanza principale , silenzio , il vento , muri bianchi , bei quadri alle pareti , il mio passo lento che scende la casa . Ci sono tantefinestre , si sente un buon odore di piante di pino . raccolgo il sacco con lo sporco mi incammino per una strada polverosa , intorno aun piano centrale , tra due onde collinari . Comunque andrò a piedi per questa giornata , era stata una fortuna dormire in quelle condizioni . Piegavo la gamba come fosse un arto andicappato ed ero quasi giunto al primo bivio , al pensiero di essermi scordato svariate cose , nei cestini del corridoio . In maniera lenta mi guardai indietro , assolato mattino turgidi i granelli svolazzanti tutto in fiore , provavo fretta e continuai per la seconda via , verso il capannone , stavamo là dentro come se fosse un laboratorio , non ci si arrivava tanto agilmente senza scavalcare una altura , isolata , per queste zone lambite . Dalla nuova espansione abitativa derivava la confusione di certi camion con catrami e rucola , potevo continuare ancora a lungo , senza accorgermi della demolizione di un vecchio casolare con annesso cantiere nuovo , una macchina mi passo di fianco a passo di cinghiale , troppo caldo , non era appennino .
Timido provai a passare per il vecchio guado , bagnandomi le scarpe e ascoltando le acque che una volta ogni dieci ti sembrano pulite . trovai la porta aperta e me ne stupii il giusto , anche se non c’erano rumori . Sudami addosso pensavo , per l’occasione dell’entrare nell coperto , stanze di pesce , e trovarci una persona , ammantata nell’essere indaffarato , era tiepido , e non mi mossi di un secondo , nel baleno dello sguardo , furono sottili i travagli passati insieme , ed ecco un sorriso , permaloso magari . provo a dimenticare , gli dico , appoggiando il sacco a una trave di lato . Provo a far finta di niente . il disordine regna allerta da ogni ruspa nella stanza , pare dominare , e il motivo dell’accattonaggio ci appartiene, non si butta via niente , tutto quello che si trova .lA rsiposta fu ; non ho neanche mangiato ; provai a distendermi sul tavolo da lavoro nell’angolo ,sopra certe ammende da spartire con un paese straniero , senza capire in realtà . Trasportai sacchi pieni di tappi colorati dal fienile fino al deposito piccolo lungo il rio di fianco , essendo questo laboratorio in luogo imboscato ai lati della vallata , dentro un casolare , pieno di vecchi letti e con poca eletricità e sconosciuto ancora , dato l’esiguo numero di settimane della sua presenza . La località si trovava nell’emilia sperduta , delle strade che non servono , a meno che tu non sia un amante della natura . Se erano le ore a scandire i banchetti con le prospettive esterne , non importava soffermarsi sulla perdita di tempo e ancora il silenzio poteva resistere fra noi due , mentre la sua schiena tentava di fondere insieme due rami forti per crearne forse un sedile , a una certa altezza . piovve la notte senza che parola fosse passata dalle labbra di due dinosauri , prima che altre voci arrivassero n quei campi , cosa succede , cosè questo silenzio , non mi stupirei se foste da soli , ma così è esagerato , suonino le autoradio . Diafani i primi nostri coetanei giunsero senza la cognizione della quiete che aveva aleggiato , di fianco al torrente per tutt il tempo passato a trasportare minestre di vecchie aziende agricole fuori dalla stanza , ottimizzando i poster contro le pareti e sistemando l’unico scaffale , mentre la schiena batteva il legno . si disse che serviva più consapevolezza , che le faccende non potevano continuare , così , io non livedevo mai , e non capivo certi discorsi sulla sorte del nostro progetto in costruzione . Sentii anche parlare di collaborazioni , anzi di affiliazioni e di futuro , senza comprendere la portata del tutto , dopo la sbafata di una grigliata di carnazza rimanemmo solo in tre a saccheggiare e sdozzolare tutta la casa , che nel secondo pomeriggio sembrava più pulita , anche se il vento aveva portato una certa ventilata aria mossa di foglie . Dormii all’aperto senza dire una parola , anche se eravamo diventati tre . il terzo braccio aveva benpensato di scorticarsi i piedi a voler sembrare libero . non si muoveva più , quindi eravamo in due con un braccio da sedere che poteva compiere mansioni ben precise , che venivano portate avanti senza proliferazione di sintagmi . I corpi diventavano più lancinati e mobili , nelle pieghe di erba e terra contenute in quel corto eremitaggio per mettere in ordine l’isolato , e riuscire a montare una amaca e le piante necessarie .- week end –
si poteva riuscire a mantenere un certo stato di caratteristiche domestiche , anche in quel luogo. Ma per quale motivazione ? senza dubbio il vecchio camion con sopra tutto l’armamentario degli amplificatori , stava proprio in questo momento , gracidando al sole di qualche stradina parallela ad una palude che si estende nei confronti del proseguimento della vallata . La costruzione e rielaborazione di quello spazio richiedeva assai più che una spremuta di buona volontà , bisognava inventarselo funzionante quel posto . Mi venne in mente una serata di maggio in cui gli alberi sono illuminati dai fari , esci in sintonia , le torce non le hai portate , ma vorresti affondare nel corpo ,morbido ,senza dover soffrire . Incamminato verso la bicicletta , immersa nelle ortiche , più fuori sulla carrareccia di avvio principale , mi imposi di urlare un saluto , ai due compari che , illeciti , continuavano le ore . Trovai la bici in buono stato , sellino basso , ruota dietro se era sgonfia andava bene , inforcai e diressi il mio sguardo verso il paese diretto a cercare un generatore . I campi risplendevano di frutteto di prugne e vite dai rami contorti di un vino bianco , ciliegie , pendii di mobili slittini , vecchie case ibride . Lassù il borgo nascondeva i resti di una grande luna cabalistica ottocentesca , a pietra , su di un selciato. Avevo un contatto nel paese piccolo , il figlio di un elettricista che sarebbe apparso da un camioncino per dirci se la nostra sorte era stata fortunata .-26.5. mattina –
mobilitai le ruote , pattinando sulla ghiaia . per ereggere la salita i polpacci dovevano mietere il loro succo di cingoli , e fare fatica . per svoltare nel tornante , all’indietro per la curva a scendere , sottili movimenti per non cadere veloci .
IL VISIONARIO - INDICE
(dichiarazione d'inesauribile appetenza)
(gli ultimi giorni sono divini)
LA CANZONE SOMMERSA
(loro hanno preparato una ragnatela)
(il perseverante e perverso uscir fuori di sé delle cose)
(io sono noi)
(Rimbaud mon amour)
COLEI CHE IGNORA
(della paura primordiale)
SCINTILLE
(Squame baluginanti liquido nero)
(per gentile concessione della F.A.C.)
(una nuova partenza)
(the Lindon academy)
(Lilli, Tania e Marlene)
LINDON ACADEMY #2
(verso la regola delle fragole)
(Un'alba è un'alba è un'alba)
(l'amore è distrutto)
(di vergini e spose reietti dell'inferno)
(sull'impossibilità di comunicare)
(frasi ripetute all'infinito)
MARLENE PREGA
(maledizione del poeta)
TANIA SCRIVE
(quaderno delle indulgenze)
(nuova cucina del verso)
(Lilli e le nocche sbiancate)
(profezia della Confusione)
NOMADISMO PSICHICO
(la tribù cambia stazione)
CANTO DELLE BOCCHE
(l'ora suina)
°°°
LINDON ACADEMY #3
(dopo il ricettario nulla è come prima)
TANIA #1
MARLENE #1
LILLI #1
LA CONFUSIONE
Il libro è prenotabile presso la Smith & laforgue che, ovviamente, non ve lo invierà.
A
ANGOLO DELLA RECENSIONE
Voi prendete lo straniero di Camus, fategli fare due ore di bicicletta per arrivare a casa di Kafka, uccideteli entrambi e tagliate loro le mani, fatele a pezzetti e mettetele in un frullatore. Aggiungete un orecchio di Siddartha, frullate tutto, e fatevelo servire - freddo - da una coppia di gemellini spaventosi ed educati.
Avrete Trilogia della città di K. di Agota Kristoff che, vi assicuro, non è la versione ungherese di Agata Christie.
Plant poetry kills poetry stars
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