giovedì, luglio 29, 2004

CHIUSURA ESTIVA

Le Officine Letterarie, per quanto riguarda la versione web, vanno in ferie per tre settimane.

Per cui, voi, non avrete niente da leggere, a meno che non andiate qui http://www.ifiglibelli.com/volumi.htm dove potrete acquistare il mio ultimo capolavoro alla modica cifra di un euro.

Fate i cattivi.

A

Postato da Alessandro Ansuini
05:56 |||

 

 

venerdì, luglio 23, 2004

Lui pensa di saper valutare un film, s’osserva di profilo nello specchio, assume una posa che dal vivo, in movimento, non assumerà mai ma quella è la posa che lo convince, che lo rassicura, perchè lui si domanda, ha schemi, cerca cose, e quando cerca deve andare dentro di sé e trovare i suoi moduli, le sue affinità, e risolvere il problema, assolvere la domanda, e lo fa mente cammina, e non si ferma mai a guardare una vetrina, e si siede, anche su uno sgabello.

Lui prende da bere, paga in anticipo, lui ha tasche e nelle tasche mette le mani, lui è triste e non sa dove mettere la tristezza, e allora compra un frigorifero a rate, una scultura, compra delle stampe di Schiele e dice “Comprerò delle cornici a questi quadri” e poi non lo fa, non compra le cornici e le stampe non vengono a rivendicare la promessa non assolta, e questo le rende divine.

Postato da Alessandro Ansuini
05:09 |||

 

 

domenica, luglio 18, 2004

A quanti fossero interessati a spucliare cosa sto facendo ultimamente sottopongo questo capitolo, del mio ultimo lavoro a nome, definitivo, K, che potete leggere qui.

http://forum.karpos.org/index.php?showtopic=369&st=0&#entry3218

A

Postato da Alessandro Ansuini
20:24 |||

 

 

venerdì, luglio 16, 2004

FAVOLA NERA

Ho scritto una cosa per non far dormire tranquilli i bambini quanto i genitori.

La potete leggere qui:

http://www.karpos.org/index.php?for=1&&aut=6&sez=33&tes=362&pag=0

A

Postato da Alessandro Ansuini
02:26 |||

 

 

lunedì, luglio 05, 2004

Che sia stato un europeo strano è facilmente verificabile, si pensi solo alle due squadre che hanno raggiunto la finale, la Grecia ed il Portogallo, che abitualmente non superano la prima fase, le poche volte che si qualificano. È stato un europeo dove i fighetti superpagati sono naufragati fra sputi e rigori sparati alle stelle, dove George Clooney giocava in porta con la Grecia e l’Italia sìè presentata con un giapponese sulla fascia, durante il primo tempo con la Danimarca, e nessuno sapeva chi fosse. Di partite belle se ne ricordano due o tre, di espisodi significativi uno: il portiere del Portogallo che, dopo aver parlato con dio, si toglie i guanti e dapprima para un rigore, quindi, di prima persona, spedisce il Portgallo in semifinale tirando il rigore decisivo, facendo piangere tutta la terra d’Albione. Quello che resta, alla fine di queste due settimane di calcio brutto, è un’immagine. Un pazzo, che chiameremo Jimmy Jump, (così recitava la scritta sulla sua maglietta) che a cinque minuti dalla fine della finale che vedeva la Grecia in vantaggio uno a zero sul Portogallo ha invaso il campo saltellando, nello stupore generale, mostrando dapprima una bandiera del Barcellona che poi, orgogliosamente, ha lanciato in faccia a Figo (per chi non lo sapesse Figo si rese protagonista di uno dei più gravi tradimenti in terra di Spagna, passare dal Barcellona, per l’appunto, al Real Madrid) per poi cominciare la sua folle corsa in mezzo al campo, seguito da una decina di persone che cercavano d’afferarlo e non ci riuscivano, per terminare la sua ellisse, braccia al cielo, insaccandosi nella rete difesa da George Clooney, facendosi molto male, secondo me, ma cambiando, in maniera inequivocabile, il risultato della partita, poiché se è vero che gli eventi si succedono inevitabilmente, il nostro Jimmy Jump, con la sua entrata, ha fatto sì che i giocatori si abbeverassero, che i difensori della Grecio si guardassero negli occhi dicendosi “dai cazzo cinque minuti”, che ai giocatori del Portogallo si freddasse il sudore sulla maglia o che, più semplicemente, magari il predestinato portoghese che era stato scelto dal destino per pareggiare la partita all’ultimo minuto si trovasse, in quel momento, da tutt’altra parte, mordicchiandosi un’unghia.

E dunque gloria a te, Jimmy Jump, padrone dei destini calcistici di tutta Europa: avrei voluto essere al tuo posto.

 

Postato da Alessandro Ansuini
21:41 |||

 

 

sabato, luglio 03, 2004

 

The Death of Art

Ciò che mi arde nella mente, all’infierire delle meraviglie, mentre mi infarcisco (il corpo) con piccole bruciature a forma di stella o piramide o tagli la cui cicatrice
produrrà margherite sbilenche, sono le mani di Tea, (curve) sulla tazza di porcellana color sangue di drago – l’unica vera cosa francese che si vanti di possedere,
e un’estate di qualche anno fa a Nizza, seminuda tutto il tempo - con due miei cugini
prodotto di qualche riproduzione familiare, magri e nervosi, che si sfiancavano
fino allo stremo delle forze, mi risalivano ora dalla risacca della mente come cuccioli morti, ricordi dall’acqua, e in effetti avevo preso a bere molto e Tea m’ignorava,
anche vicino alla stampa con la frutta e all’ombra della sedia - si “porcellanava”, diceva,
(la porcellina) s’imbellettava di cipria bianca il viso (di suo) pallido e reso solo
più oleoso (e diafano) e indossava un enorme paio d’occhiali da sole (neri )
che le copriva metà del viso e faceva le pose, negli specchi le pose con una gamba in avanti, seria di tre quarti, disinvolta mano su un fianco - come se la stanza dove eravamo contenesse gli occhi degli invitati ad un ricevimento dove, vogliamo dirlo
(non eravamo state invitate) lei primeggeva essenziale e certa o nemmeno volontaria, solo dolce e curva, parsimoniosa (e accogliente)
come un adolescenziale e abbondate decolltè.
Ninfa mammella, mia sposa gemella, un tempo gemmavamo negli edifici e le fabbriche -
eravamo violette eravamo studiate come un dirottamento aereo, prima che passasse il carro con l’albina e sua madre, in una notte di maggio di cui gli alberi portano memoria,
una giuria di platani assistette e concesse che i piedi dell’albina scendessero dal carro e producessero un piccolo sentiero sul bordo del marciapede e c’invitassero, tenero veleno, a seguirla fin dentro (tre gradini cigolanti d’una scaletta arrugginita) dove ci consegnò
con le manine bianche e ossute e leggermente odorose di latte cagliato e di resina
due piccole sfere nere, (perfette) calde che ingoiammo senza pensare, un vago capogiro, qualcosa di speziato, con fondo di cacao amaro e calore, che ci introdussero,
senza alcuna volontà o rimpianto (da opporre)
sul sentiero che conduceva alla metamorfosi.

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Postato da Alessandro Ansuini
20:38 |||

 

 

giovedì, luglio 01, 2004

Non volevamo comprometterci, la camera del riposo e del sonno,

e la toletta ora assassinata di smalto e quaderni e una lampada (a forma di piede),

proprio dove da qualche ora scrivo, portano ovunque pieghe molli di prostituta (intenerita o di madonna) adolescente, nelle tende, nelle calze a fisarmonica e nei piedi dondolanti, e perfino in Tea, adesso in posa da ostrica con le mani dure come un divaricatore,

mia consanguinea, ha una familiarità disgustosa, (con me) e altre cose

meno bianche in questa casa - le fratture di silenzio e di anonimato in cui mi riverso quando smetto di scrivere e mi guardo intorno (le sento)

vibrose e operaie come squilli di fronde come intollerabili inadeguatezze estetiche.

Dimagrivamo nella casa e ci tenevamo (pulite e ci tenevamo) al guinzaglio,

io avevo da poco deciso di essere un cimitero e avevo messo un angelo (di marmo)

alla porta che Tea sfiorava e agghindava, neanche fosse una bambola, tutta gonne con drappi e smancerie infantili per adescare il maestro che comunque ci ignorava.

Fingevamo le pose dei fiori

-         da fuori mi disse da fuori ci guardaremo sparire e la pioggia (in effetti) disegnava

contorni di polipi e bocche (che se ne andavano sgambettando) nel prato tutte scatti

fra le foglie secche e la carrucola, la carrucola nel pozzo con l’arco di ferro, i mattoni infestati da rampicanti e piante di quart’ordine, cercavo una forcina, una sinfonia o qualcosa di primordiale da chiamare osso – è quell’ansia, quella torbida corrente

di ciò che non potrebbe mai comprometterci, come succede con le cose perse e poi ritrovate per caso, o con le persone morte, in un disagio di diversa essenzialità (spirituale).

La stanza del sonno e del riposo è troppo purgata da polvere (io, per l’occasione)

e abissi (Tea divina bambola, cenerentola della tristezza nostra fatina dei sogni)

e invece dovrebbe essere un rifugio che mi accoglie, una caverna di anime pendule,

magari a testa in giù penzolanti come calze stese o (pipistrelli) un’ambra solida con dentro il fossile di insetto (e i suoi mordicchiati polpastrelli) che io mi sento divenire d’improvviso. 

Deve essere la stanza del sonno e oltre il sonno toglierò tutti rumori e i colori, dipingerò le pareti di lilla, tutto dovrà essere parte della mia fierezza, teatro di bufere e tragedie, senza

l’intervento di alcuno a sbarrare la strada, nemmeno i feeders di sopra, poiché: io, da oggi, cospiro.

 

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Postato da Alessandro Ansuini
03:19 |||