mercoledì, giugno 30, 2004

 

Lécheuse

Picture by Marilyn Manson

Postato da Alessandro Ansuini
04:48 |||

 

 

domenica, giugno 27, 2004

*

e dormi sempre meno la notte, l'umidità la luce fredda, il caffè,
le figure che s'assorbono nella grana buia degli occhi svanendo in fosforescenze,
visi e azioni che vanno al colore muto, senti di perdere
ogni cosa ma la purezza
vecchia logora bambola piegata sulle ginocchia canta - muori presto significhi niente
significhi presto muori e niente, vaghezza -
vuoi incidere a parole sommelier del verbo, vuoi scegliere questo tempo
o la prima persona - tenerezza
chi vogliamo sacrificare la prima o la terza, il verso lungo o lo stile che ti riconosci
giochiamo a fare i mondiali di calcio tu mettiti in porta io faccio la telecronaca -
avremo una storia saremo eco ci vorrete bene che importa.

O giochi o guardi o immagini di farlo, né l'uno né l'altro, geniale timidezza.


*
















Postato da Alessandro Ansuini
09:25 |||

 

 

venerdì, giugno 25, 2004

Shakeleter & Paris Literary Company MMIII - Ed. I figli belli -

Prefazione di Mauro Mazzetti

 

E' maledettamente complicato risalire alle connessioni tra i pensieri di
alessandro ansuini e i pensieri di ansuini alessandro, alle trame che
vi intrecciano i loro padri letterari, quando non direttamente
specificato tra virgolette o corsivi, al senso riposto, al supposto qualcosa che
gli ansuini starebbero per dirvi- come se volessero annullare la
scrittura, questa necessità invadente di non salvare nemmeno una goccia
d'inchiostro- "buttare giù" è quello che fanno, le loro parole nel
precipizio, nel vuoto che evidentemente è la terza dimensione dei loro
particolari fogli di scrittura, meglio ancora se elettronici- perfino l'assiduo
andare a capo, per cui li diresti poeti e che potrebbe sembrare
artificio grafico d'ausilio per le pause di lettura, ossia quel tanto
d'enfasi, perfino quello è in loro un precipitare la parola e i suoi sensi nel
vuoto che, ne sono convinto, immaginano senza gravità- eppure
"precipitare" resta Il Verbo ma soltanto assumendo valenza di composto
chimico-elettrico: parole ionizzate fluttuanti-
nemmeno gli ansuini si salvano dal partorire pensieri o idee, ma in
loro avviene un miracolo: il pensato, l'ideato, vengono trasposti in
figure e visioni assai concrete ma legate tra loro (la trama) attraverso un
filo che è l'astrazione del ritmo vitale proprio del molteplice autore,
e questo innesca una produzione di suoni che fa della loro opera
essenzialmente una variazione del miglior cinema surrealista-
ci sono molti modi di leggere gli ansuini, uno è quello di incantarsi
come tra le fontane di villa d'este, uno è quello invidioso che vorrebbe
rubare, e altri ancora che non mi sono stati riferiti; personalmente
propendo per la lettura precipitosa, scorrendo il film rapidamente, per
godere, anziché di immagini e suoni, di quel filo invisibile che, lo
dico, è il loro cuore, e per, rileggendo, sorprendermi di quanto m'è
sfuggito le volte precedenti-
è un modo di centellinare e assicurarsi per il giorno dopo-

 

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Postato da Alessandro Ansuini
17:32 |||

 

 

martedì, giugno 22, 2004

FORZANDO L'ANIMALE

 

E fu, che gli alberi piegarono sferragliando le fronde, il cielo

s’incupì dagli angoli bassi e si strinse d’improvviso a pugno

come una bocca che ha sbadigliato e

tutti rimanemmo zitti, assorti, durante l’annunciazione della stilografica

e la venuta del regno della carta.

 

Per il regno della congettura, per la disarticolazione

di questa mappa di solitudine, sbatto contro i corpi

di altri corpi contro il mio

laida la morte ci accolse con le sue dita lunghe e nodose, madre di luce

ed eravano appena un quadro di bambini,

chi non si prese cura di noi allora, non lo farà nemmeno adesso

 

(alza la tavoletta in bagno centra la vivida O)

 

curo una formica dentro una scatola di plastica

e lei mi sorride

 

*

 

le anatre non seguono il discorso, trascendono il percorso,

la numerosa e ampia sentenza delle cose di cui ti devi prendere cura,

la cornice dei pixel, l’occhio così nudo improvvisamente

come una spallina caduta che lascia uscire un seno, la mia anima

a pettinarsi il casco d’argento, a lustrarne i capelli di liscia tregua.

Armi e seduzione di pagine successive, dolce tendresse, nell'esile gambo di porcellana,

la nuda schiena felina, mi scusai, impacciato, mi dichiarai non completamente guarito, e lei non badava a me.

Sapevo che nelle immagini si nascondevano i simboli e così come due uova che friggono in una padella possono miamre una riproduzione dinanzi ad un'altra riproduzione (probabilmente un delacroix)

così baciare incendiava i capelli o il movimento lento delle dita degli alberi senza vento, chi fra noi può affermare con sicurezza

che gli alberi non si muovano anche in assenza di vento?

Un australopiteco, ecco, chi desideravo incontrare in un centro commerciale e litigarci alla loro maniera, urlando, e facendogli le capriole davanti.

Volti di modigliani che si lasciano colare addosso orologi liquefatti continuano a chiedere

“Un imbianchino ha ucciso le corbusier?” E c’entra questo, c’entra qualcosa con la foto

che ritrae Schiele e Hitler nello stesso collegio, a vienna?

Voglio morire di vaghezza, leggero come una lacrima che scivola su un capello di donna.

 

*

 

Le chiesi, cosa vuoi fare da grande?

Voglio che qualcuno si uccida per me.

 

*

 

A me, tutta la calma del grano.

in innocenza graffi in incoscienza lascia deboli liane a dondolare,

mentre un piromane ha innescato il fuoco dell’estate da tutte le finestre

e le porzioni di pelle donate alla luce s’allargano, tutte le mammelle silenziose.

Sono assuefatto ad un regime di regni che si accadono addosso accavallandosi,

vaste molli gallerie temporali chiazzate d'immagini che si sorpassano l'un l'altra,

questa atroce indifferenza che batte il chiodo nella carne e ci crocefigge,

questi imperi di anestetizzata civiltà,

medioevo tecnologico di uomini tutti calvi e incipriati,

di donne che hanno paura d'invecchiare.

 

*

 

Campi di corpi vuoti, stampelle con stracci di persone appese. Manifesti. Tigri con la luce accesa. Un ragazzo che scuote un albero in fiore creando una buffa pioggia di petali. Sandali.

 

*

 

Cos'hanno la scrittura e i gatti e in comune?

Così, a prima vista, direi il difetto di voler giocare solo quando pare a loro.

Tu non sei mai parte in causa nella decisione, e se lo sei, forzi l'animale.

Alla domanda perché scrivo non saprei dare una risposta.

Scrivere è far accadere le cose tutte assieme, come mentre vivi.

E possiede tutta la drammatica rigidità dell’atto perduto, dell’insignificanza.

 

*

 

Quei piedi scalzi, e tutto il tempo che ci vuole, tu devi imparare

il comandamento della lentezza, sofisticate le stagioni abusati

tutti nostri ruoli, lei, vaga scalza per un segno io, padrone delle infradito e tu

tu dove sarai?

La banana dell’estate stava oscenamente appoggiata fuori, la sbucciammo,

ricavando tre petali flosci che producevano lanuginosi fili umidi, e della polpa

facemmo scempio, dividendo in tre anch’essa, scarnificando le pareti dell’ozio

con una meticolosità da chiurghi.

Una tazzina rimase tre giorni in preghiera, suo il fondale zuccherino,

sue le incrostazioni e il cucchiaino fossilizzato sulla punta, noi l’osservavamo

speranzosi che le spuntassero le gambe.

Alla televisione, le mantidi religiose si facevano la toletta.

Così questo è tutto il tempo che ci vuole, ma c’è dell’altro,

scandire / osservare / inghiottire la lentezza, il tuo nuovo comandamento

su cui non mi pronuncio con oggetti sterilizzati come possono essere

le scheletriche parole, ma potendo vi soffierei negli occhi un profumo,

di una fresca notte estiva, tutte le molecole dei fiori spalancati,

se potessi vi farei annusare quel grido, ma posso raccomandarvi

soltanto di guarire presto, di fare le cose semplici, e toccare tutto.

 

*

 

Avrei potuto fare l'architetto e disegnare giardini labirinto in Svezia o in Gran Bretagna,

avrei potuto imparare a suonare il pianoforte.

Invece sto su un divano mentre i platani piangono

un sangue liofilizzato, in polvere gialla.

 

Postato da Alessandro Ansuini
03:13 |||

 

 

martedì, giugno 15, 2004

Ho visto una stampella portare a spasso la pelle di Fassino

Postato da Alessandro Ansuini
04:58 |||

 

 

sabato, giugno 12, 2004

da JUNE MMIV di Omar Kesabian

 

 

Il surrealismo ebbe personaggi che seppero distinguersi, in qualunque modo, magari anche non rientrando in un concetto di strettamente artistico, se si fa distinzione fra opere ed operato.

André Gide, e il sorriso sghembo di Lafcadio, ha lasciato una delle tracce più profonde. (1862-1910) Alfred Jarry (1873-1906) e la sua rivoltella, Arthur Cravan (1881-1920) pare fosse il nipote di Oscar Wilde. Spari nel Golfo dl messico, una notte, dove lo videro imbarcarsi su uno scafo dei più leggeri. Marcel Duchamp (1887-1968) e la sua pazzia per i suoni delle parole e per la tragedia delle coincidenze, Hans Arp e la mosca con uno sguardo enfatico, che riposa il naso su uno zampillo d'acqua (1888-1996) Jacques Rigaut, (1899-1929) probabilmente il più grande di tutti. Annunciò, a vent'anni appena che di di lì a dieci anni si sarebbe suicidato. Diceva che nulla poteva frapporsi a chi portava la data del suo suicidio all'occhiello. Fu un filosofo, in certo modo. Seppe rispondere, con la vita e con il metodo, alla prima domanda della filosofia, ossia: la vita vale o no la pena d'esser vissuta?

Un filosofo, si dice, debba corrispondere con l'esempio ai suoi assunti. Jacques Rigaut fu uno di questi.

Esiste una corrente filosofica con pochissimi eletti, anzi, nessuno, detta Rigautiana, che ha il gelido difetto e la meticolosa precisione di esaurirsi nel momento stesso in cui vi si aderisce.

Al cinema facevano "I diari della motocicletta" storia giovanile e formativa su Ernesto Guevara, e in tabaccheria fioccavano gli accendini del "che".

Facce di individui che dovrebbero sembrare rassicuranti su piedistalli di slogan rigidi come le gambe delle sedie di legno, tipo "uniti per vincere" o "La forza delle cose fatte, la fiducia nelle cose da fare" mi fissano da ogni angolo di strada, invadono la casella della posta.

Gli anni ottanta stanno lentamente ricominciando a strisciare sotto la pelle, acuendo il mio terrore per il ritorno delle spalline.

Succhio caramelle gialle, al limone.

Postato da Alessandro Ansuini
18:34 |||

 

 

sabato, giugno 05, 2004

Prefazione di Scatto Matto, di Flavio Toccafondi, Ed. Smith & Laforgue

 

di Alessandro Ansuini

 

Scatto matto, il libro che vi apprestate a leggere, è stato scritto, nella sua totalità, in stato di ubriachezza.

Nel titolo sono contenute le prerogative del libro e l'attitudine di chi lo ha scritto, al secolo Flavio Toccafondi.

Lo scatto è nella resa, in quanto il libro parla proprio di questo, del tentativo di scrivere un romanzo, e della confessione dello scrittore della sua debolezza, che a metà libro si arrende, e ve lo dice senza misure: non ce la faccio a scrivere un libro, non ha senso scrivere un libro, l'artista, come dice Toccafondi, farebbe meglio a dipingere staccionate, piuttosto che perdere tempo nell'arte della scrittura.

Ma non credete all'inganno. Dal momento esatto in cui l'autore si arrende, il narrare fa uno scatto, appunto, e come uno zoom impazzito ci restituisce le mani dell'autore, la sua realtà distorta, descrivendo il contesto in cui l'artista debole Toccafondi, direttore d'albergo, aveva pensato di essere uno scrittore, e la follia dello stesso, impietosa, calcata con forza ed ironia sulla carta.

La prima parte, dunque, mostra tutto lo sforzo poetico di Toccafondi, toccando punte di lirismo notevole nella descrizione di un misteriosa ragazza, e all'improvviso sterza su una visione amara e ironica di ciò che significa essere uno scrittore fin nelle ossa senza, ma senza un pubblico a confermarlo.

Quella che vi apprestate a leggere è dunque un'opera letteraria e documentaristica al tempo stesso, che descrive in maniera abbastanza esauriente il limite dove l'artista Toccafondi incontra il Toccafondi uomo, (che si sente) debole, triste, fallito come chiunque di noi.

Il risultato è scatto matto, opera strabica, che non può lasciare indifferenti, un nudo implacabile e veritiero, che non si risparmia nulla.

Diceva Bukowski che Henry Miller stesso, nella sua sfrontata maniera di confessare la verità, avesse tenuto nascosto di avere le emorroidi.

Toccafondi si masturba su Rossella Brescia, e non ha pudore di confessarvelo.

Ma come dicevo all'inizio, questo libro è scritto in stato di ubriachezza, e dunque: in vino veritas.

Postato da Alessandro Ansuini
16:36 |||

 

 

mercoledì, giugno 02, 2004

LETTERA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

 

Ho ricevuto ieri l’altro la lettera nominale, indirizzata a me medesimo, inviatami dal presidente del consiglio, (scritta in un commovente times new roman carattere 16) alla quale mi sento di rispondere, vista la premura avuta dal nostro premier nel contattarmi personalmente:

 

Egregio Presidente Silvio Berlusconi,

mi sento molto solo, e la presenza del poliziotto di quartiere, volta a garantire la mia sicurezza, non ha alleviato di molto questa mia sofferenza. Non dubito che se ne avessi visto passare almeno uno sotto casa mia, la preparazione dei membri delle nostre forze dell’ordine mi avrebbe senz’altro garantito due parole di conforto ma, come le ripeto, non ho avuto il piacere di vederne alcuno, mentre la visita notturna che ho ricevuto dai nomadi della zona mi ha privato del mio preziosissimo bagnoschiuma al mandarino con il quale amavo detergermi e profumarmi il mio corpo italiano.

Sono convinto, illustrissimo presidente, che le grandi opere che ha avviato porteranno immensi benefici per l’economia italiana, e sono infinitamente rammaricato per il buco in bilancio che ha ereditato dalla sinistra e che sta provvedendo, con il suo lavoro quotidiano, a recuperare grazie anche all’aiuto dell’illustrissimo ministro dell’economia Tremonti, che ogni volta che mostra il suo viso in televisione mi inietta una ventata d’ottimismo immediata, tanto da indurmi a pensare che forse dovrei lasciare il mio modesto lavoro di impiegato e lanciarmi, come suggerisce lei in una pubblicità progresso, nel mondo del business, divenendo un global consulter, o un broker, qualcosa insomma che non faccia rima con operaio o impiegato, ma finisca con una consonante e mi dia la possibilità, ogni qual volta che qualcuno mi chiede che lavoro faccio, di lasciarli basiti dall’importanza che il mio misterioso impiego con il nome inglese susciterebbe immediatamente.

Mi chiedevo, illustrissimo Presidente, a che punto sono i lavori della suburbana nella tratta Bologna-Vignola, fermi ormai da sei mesi a Bazzano, inconveniente questo che, lei capirà, mi costringe a uscire un’ora prima di casa e prendere un autobus per arrivare in orario sul posto di lavoro.

Voglio comunque comunicarle che alle prossime elezioni, nella mia scheda voto, scriverò tre volte Berlusconi, poiché nessuno riesce a infondermi la tranquillità e la sicurezza che lei è capace di sprigionare, sposata all’autorevolezza e ad un carisma che non hanno eguali in Europa. Trovo, se mi permette, molto ben riuscito il tagliando che ha fatto ultimamente, e mi congratulo per la splendida cera che mostra sui cartelloni pubblicitari, dove un suo sorriso, anche in momenti di sconforto, non manca mai di ricordarmi che c’è qualcuno che sta lavorando per me, che sta difendendo la democrazia in Europa e nel Mondo, e che ha riportato il nome dell’Italia ad avere un ruolo decisivo sui tavoli internazionali, risultato questo che mi induce a ben sperare in vista dei prossimi europei. (non starò a ricordarle gli ultimi mondiali, illustre presidente, dove il governo della sinistra non è stato capace di imporsi nemmeno sui coreani, con il risulatato che tutti sappiamo)

Per il resto, illustrissimo Presidente, la notte faccio dei sogni terribili, di cani che mi mordono le gambe, e l’arrivo del caldo mi impedisce di respirare bene, e non ho i soldi per comprarmi un ventilatore, che percepisco di pagare 49 euro quando prima costava quarantanove mila lire, ma sto lavorando sulla mia percezione, e cerco di non pensarci.

Le chiedevo, inoltre, visto che ormai siamo in confidenza, se è al corrente di chi è il figlio di Brooke di Beautiful, vicenda che mi sta tenendo con il fiato sospeso, e se è possibile riuscire a portare “al posto tuo”, attualmente in onda su rai due, su una rete mediaset, che ovviamente prendo meglio a casa mia.

Mi permetto infine di suggerire di posizionare, a designatore arbitrale, Mentana o Mastrota, fermorestando che il suo pregevolissimo lavoro fatto fino ad ora è da ammirare: non esiste un altro paese d’europa dove presidente e amministratore delegato di una squadra di calcio sono rispettivamente presidente del consiglio e presidente della lega calcio. Spero che possa colmare questa piccola lacuna.

La saluto, onerevole Presidente, rassicurandola sul fatto che non pagherò l’abbonamento rai, che ho già installato il decoder per la tv digitale, e che non andrò mai e poi mai a vedere i diari della motocicletta, riconfermandole il mio apprezzamento che sfocerà, come le ho già scritto, nella ripetizione del suo nome per tre volte nella scheda elettorale, senza dispersione di voti in partiti che mai e poi mai potrebbero rappresentarmi come lei, invece, degnamente fa da tre anni.

Suo,

Alessandro Ansuini

P.s.

Mi felicito inoltre che la ricerca sugli organismi geneticamente modificati proceda spedita, l’ultimo risultato, il ministro urbani, rappresenta in tutto e per tutto un passo avanti nella scala evolutiva. Continui così.

Postato da Alessandro Ansuini
18:28 |||