ABS(I)NTHE
who shall remember the nocturnal processions
while the marvels-of-Peru bang their petals
May drowned like fingers in a glass of oil
crickets and sunflower fields
and my shadow on a wall like a gigantic
curved and blackened crane
if we could also hold our breath from far away
at the same time
we would be in any case amputated
but melodious
*
everything is laid my calm hands
fondle the blades of your breasts
wonders and hurricanes are born
from a whisper
could you ever have imagined this?
to cry like an oozing nectar
suck the honeycomb
unaware of carrying its seed elsewhere
*
the stars stitch sutures on the skin of night
the enormous back of a black woman
crouched to crush planets
like lice
*
let me rummage under the skirt of your eyes
my fingers are soothing
as they fondle your busy lids
before we come
*
a mute Desdemona
grows inside me
anxious to possess your hips
- frightened
soft fragile Venus
build a house around me
with the apses of your ribs
I cannot sleep alone
*
we imitate the life of dolls
floreal narcotics dangling from balconies
like a small girl's legs
necrotic fingers in a row under the pillows
back to back against each another
inside ample quarries
where all the gray cats
and the vacuum pack wheeze
where our emotional organs preserve us
*
i would like to remove my eyelids, be unhindered
i would like to breathe only your dioxide
i would like to nourish you as orchids are nourished
i would like to be soluble, transplant myself
in your marrow
if you don't look at me
i cannot photosynthesize
and it's like having a perennial thirst
with neither throat nor mouth to heal me.
Trad: Roberta Dammern & Arlene Ang
Da ABSOLUT di Omar Kesabian
ELIOT E LA FUNZIONE GAUSSIANA
I tenui volti se ne stavano appoggiati pallidi ai bordi (delle strade)
l’uva passa
la parola resta
questo modo di ritirarsi, l’eclissi dietro la sigaretta che si svolge (continuamente)
io vado aprendo (corridoi di) calma fra le zampe dei tavolini simile al frusciare
d’un ventaglio di piuma mosso da uno schiavo in una polverosa stanza egiziana
(sono coloratissime) e invado liquido il bancone d’un bar,
dico miller scriveva racconti
pornografici di altissimo livello lei disse, lei la cameriera, lei nel corpo della cameriera
conficcata nel personaggio della cameriera disse
“il bicchiere di vino rosso viene un euro e cinquanta”
fuori rannuvolava io pensai che dovevo comprare urgentemente:
# perlomeno una videocassetta di zero zero sette.
# latte
# cartine
# lo zucchero
# tutti gli album dei pink floyd
# 7 confezioni di cotton fiocc (ricorda la formica)
# e ? (mi manca sempre qualcosa)
Risi.
Dissi ridatevi ricopiamoci rilassatevi rilassiamoci.
Lungo il radioso autunno che rapinava la vista delle cose a cui tengo
vedevo lepri con le gonne rosa in fiamme (svolazzanti) per la pianura
il pensiero di fare l’operaio mi faceva immaginare un cocco, qualcosa di peloso fuori
e bianco dentro insomma, e la frase “Dobbiamo trovare parole nuove”
che non capivo cosa c’entrasse con il fare l’operaio
così che cominciai ad associarla alla parola amore
“Ha stufato la parola amore” dissi alla cameriera nella carne della cameriera
bisogna trovare una parola che sostituisca
la parola amore bisogna fare un sondaggio – un referendum, bisogna
ottenere il quorum della parola amore, andare diritto dentro al quorum, e carpire
una sola parola, che abbia una sola regola, che non faccia mai più rima con
cuore.
(muore)
(e suore)
“Lo paghi o no?” disse la cameriera radicata nella cameriera incastonata nella carne
dissi “Cosa non ti farei con un attaccapanni”
“Lo paghi o no?” disse la cameriera nella carne.
E mi divorò.
ORAE’
Silenzio
Silenzio
Sta arrivando
Silenzio
Silenzio
Candele
Tutti zitti
Silenzio
Sta entrando
Silenzio
Stupidi
Questa è una cerimonia
Mr bergman invade la scena tenendo i piedi larghi dicendo
“Mettiamo una lampadina in mezzo” tutto in bianco e nero tutto
vero come innocente, in contrasto, senziente, il bianco e il nero -
ma le parole nascono unite, catene nucleiche minuscoli codici
legati stretti annodati eccoci:
se non ci scomponi, siamo in movimento, e questo devi capire
l’azione poiché
nell’attimo dell’azione presenziano la scena
dio
te
e il per sempre
e tutto questo, se riuscito a catturare
è
( e a)
devo dirlo?
I pesci coi pesci, le scimmie con le scimmie, tutti gli altri nascosti
ma nascosti bene
Tutto nella domanda, tutto nella richiesta
voi non vi preoccupate di nulla noi comunque
vi stiamo accerchiando
portiamo pezzo a pezzo attorno a voi
l’intera città perduta
non prendete sonno e controllate i vostri bambini
chiudetegli le palpebre con le tazze di girasoli e vegliateli
perché nel sonno
li soffocheremo e verremo a prendere voi
sul posto di lavoro - ci stai già immaginando
quel panico improvviso che ti prende e guardi un punto
vago e lontano nel pavimento siamo lì
che veniamo nelle crepe nei muri siamo già
nelle tue case tu rilegaci, sistemaci, lasciaci prendere la polvere
dalle nostre costole noi
ti stiamo già osservando portando
mattone dopo mattone la città
attorno a te
signor rimbaud stia composto e smetta di passare
quei bigliettini indecenti a tutti i presenti il signor Spender
ha qualcosa da dirci in merito alla “cosa” presumo
qualcosa che non sappiamo come ad esempio la smorfia
che fa Emily, quando lo riceve ma che mr Spender non pronunci quelle tre regole
che ha assunto a valore dell’opera d’arte, il signor wharol mi vomiterebbe
sul divano con un gesto scomposto della nuca che farebbe volare in terra
come un ermellino sventrato il suo orribile parrucchino
e questa stanza circolare ha già subito indecenze atroci
cerchiamo di essere prudenti
(non parleremo, non ricorderemo quella volta
in cui dio, ucciso da nietzsche, gli girò sulla faccia e sui baffi da polacco
tutto il suo margarita e disse “Una mano che non esiste può offenderti
più del tuo essere tedesco, signor come ti chiami?”)
ma ecco, mr spender balbetta, pronuncia la parola come un ritardato
po – po – po
balbetta e qui non si fuma, signor auden, non quella pipa,
qualcuno di voi ha portato un teatro?
Che sia benedetta la sua assunzione che sia dimostrata la sua incolumità
portate una forchetta all’attore portategli del pane
fatelo sedere stirategli le camice
nessuno di voi ha con sé un teatro?
Nemmeno lei, signor schiele, nostro signore della depravazione,
in segreto possiamo confessarlo, mr schiele, quei tratti nervosi,
quei rossi fra le gambe, quelle ragazzine tutte contratte, le mani rachitiche
immobilizzate nella posa cosa stava cercando anche lei, nella posa,
nella morte della posa, mr schiele, la danza della cosa
danza apocalittica senza dottrina, scomposta e disordinata
digerito il simbolo digerita l’idea del simbolo
siamo rissosi come cigni in un lago mr schiele, ne conviene?
Vendicativi. Il signor Pound annuisce, lui che ha avuto la presunzione
Di fare la frangetta alla terra desolata lui che ha sforbiciato
Sapendo di sforbiciare
qualcuno porti un bicchiere d’acqua al poeta
qualcuno lo aiuti, gli insegni, lo scuota
qualcuno tolga le scarpe al poeta
Mr bergman è troppo impegnato con gli psicologi ma ecco
Mr eliot e il suo amico di penna, groucho, (si erano conosciuti
ad una festa a Londra si erano trovati simpatici, dice quello coi baffi,
ma voi gli credete?) per poi solamente dire:
“Aprile è il mese più crudele” come se non lo sapessi come
se noi tutti non lo sapessimo
guardate le montagne, a cui l’inverno aveva portato una calvizie incipiente
guardatele ora, gravide, mentre si pasciono nel sorriso del demente, mamma in attesa
questa terra che sgrava fiori ed effluvi di profumi, ciclicamente -
l’occhio di dio, questo cielo sbilenco che la scia passare
la stupida luce che accende le efelidi di quello sfacciato
(solo gli stupidi lo chiamano prato) osserva, e scopre, e denuda
con le gambe divaricate e molli chiuse dalla ceralacca di un’arancia rossa
questo sole che scalda e nessuno che porge
un crostata alle more al poeta nessuno
che se ne occupi che lo vaccini che lo faccia sentire (qualcosa)
qualcuno porti una sedia per il poeta
qualcuno lo assecondi per l’amor del cielo
è infastidito dalla primavera
non è con le sedie negli appartamenti vuoti e con le scale, breton
che possiamo spiegare il surrealismo che se ci pensi
è una parola come due lo sono amor fou e come tre lo sono
tu chi sei
breton le parole non ci servono gli esempi nemmeno breton
indossiamo le canottiere sporchiamo le camice
ci fanno male i piedi breton abbiamo bisogno
di una pausa
di una nausea manifesta (in meno delle parole che ha usato lei, mr sartre
e si rimetta seduto che non ce la rifacciamo provare)
e i manifesti servono per le pubblicità quando dovremmo essere
virali
contagiosi
coraggiosi come un virus
a macchia d’olio signor tzara, mi ascolta? Spenga quella sigaretta, uomo senza collo,
a macchia di leopardo signor borges e non fissi
nel vuoto e non agiti
quel bastone
se la chiamo in causa è perché
lei c’entra sempre signor borges
guardasigilli della bibilioteca lei vede tutto
lei è stato sorpreso persino a spiare tiresia
che guardava quella sgualdrina (si, sto parlando di lei mr eliot)
lei è ovunque lo confessi, e dunque
sarebbe così gentile da portare un cappello al poeta?
Detesta il sole.
Qualcuno può accompagnare il poeta a casa?
Qualcuno può sorreggerlo?
“E quando devi soffiarti il naso, o quando ti serve una penna
non trovi mani niente
non trovi mai niente” depennate il signor kubrik, depennatelo
ha ucciso nabokov con la timidezza, andate e cercate tutti gli schermi, i teloni
e squarciateli e poi cercate tutte le bobine e trovate tutti i proiettori
e tagliategli via le spine della corrente come togliereste spine
a una rosa, rendete la parola liscia, senza specchi,
fatela suono, e distribuitela
arriverà il giorno in cui il verbo accendere
non significherà più nulla
tenete le parole legate cucitele strette
qualcosa o qualcuno o il nucleare o la chirurgia estetica
arriverà a toglierci l’elettricità dall’immaginazione
(l’elettricità non esiste)
e avremo candele
e silenzio
silenzio
silenzio
nella cerimonia
come diceva Socrates, celebre filosofo brasiliano
fate tutti silenzio, un minuto appena:
parla un medico.
Qualcuno porti un bicchiere al poeta, che ha finito.
Qualcuno gli pettini i capelli, e gli dica che ora è.
E signori, voi potete andare.
COSMOPROF 2004
Pietà
pietà
pietà per il suono scarlatto e l’andirivieni
miss italia vanesia in minigonna, forma piccole O con le labbra
è appena tornata da Brisbane, dove ha calcato i campi da golf
cucita all’ombra del barone Von Gaspel, produttore cinematografico
pigola “Mi stanno bene queste scarpe?”
e ancora “Dobbiamo alzarci così presto domattina?”
pietà
pietà per il wirless, accesso senza fili da ogni parte della hall
ho il sorriso della ceralacca buono a chiudermi
le cattive intenzioni
sfiorando mani d’oltreoceano e educati “Can I have a wake up call for tomorrow?”
nella sala a quadri bianchi e neri, le appliques sanguinolente e i lampadari
di murano a forma di ragno, cornetta incastrata nel collo, testa inclinata
la penna in una mano gli occhi a sondare la scena, Mr Mueller, che rientra ubriaco
e dondolante con la cravatta allentata e in uno stentato italiano afferma
“Buona la sera”
buona la prima mr Mueller e pietà per le colazioni dalle 7 alle 10
e pietà per i camerieri con le mani dietro alla schiena, i cocktail tristi con
mezzelune d’arancio rinsecchite incastrate di traverso fra l’edificio del bicchiere -
a messieur Gieux non rispondo in francese perchè la francia non esiste e chiedo
pietà per la quadratura degli appartamenti, pietà per gli shuttle bus che scavano
ferrovie nella tratta Hotel-Aereoporto – htl/apt per noi che lavoriamo
la domenica in cui si perde un’ora ma come dire
“Si perde tutto al giorno d’oggi, anche la buona educazione” afferma
il signor Malinverno, che trovo dimagrito dall’anno scorso, l’inglese peggiorato,
il sorriso peggiorato e una scarpa slacciata, no smoking nella hall, no smoking
at the restaurant that close at half past ten, ma questa è l’italia, messieur Gieux,
l’italia che esiste e dove puoi fare una cosa anche se c’è n’è scritta un’altra,
siamo un popolo flessibile, affatto orgoglioso, che chiede pietà per le serrature
poco oliate e per le scarpe di madame Riviere a cui fisso la raveille a septe heure e midi,
e permetto di fumare poiché ha sette centimetri di tacco,
una pelliccia di zibellino e un’età che ormai
la rende buona come maschera per gli aperitivi, incipriata, con le unghie squadrate,
mentre un gruppo di giapponesi che fanno tutti di cognome Yamazaki
(il più grande, Yukiteru, già respirava mente i giap si lanciavano su Parl Habor, lui,
che ha udito l’eco della bomba) si accalcano al bancone sventolando passaporti
che sembrano uccellini sventrati, Tokyo decadance, coffe desk aperto 24 ore a giorno con
bevande calde e fredde, minibar, aria condizionata, personale condizionato, cravatte,
garage sottorraneo 6 euro al giorno, piano meno uno, tavernetta del ‘400, cassette
di sicurezza, zwei bier per Herr jakob e signora, nella hall, lui rosso in volto lei zoppa,
accomodati in una camera charme, mobili d’antiquariato, muro sbilenco, stampe
d’epoca alle pareti, felci innervosite, penne rosse, fotocopie e fax in arrivo dal giappone,
sette al giorno per miss Yamazaki (keiko, tutta inchini e capelli fuxia, new tokyo wave)
pietà
pietà
e ancora pietà
venite a provare le noste quattro stelle di comodità
375 euro a notte e passa la paura, come passa la notte
aggrappata all’ultima sigaretta che fugge l’onda di luce che l’alba
apre sulle vetrate specchiate, mattina di vanità, miss italia a respirare sul cuscino
quattordici mozziconi di sigaretta che incombono sul cosmoprof 2004
uncini sbilenchi e sbadigli, odore di pane caldo e giornali
tutta questa prostrazione, questa genuflessione generale,
orologi che segnano la stessa ora su calendari che intonano
l’apertura dello stesso giorno, il secondo di fiera, la prima vera dell’anno,
la primavera che irrompe in margherite sui parti, tutta questa nudità,
come vi dicevo
e già dimenticata
nell'attimo che infuria e dunque:
venite a provare le noste quattro stelle n'est pas?
Plant poetry kills poetry stars
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