mercoledì, marzo 31, 2004

LE MECCANICHE h...

LE MECCANICHE

hanoi renaissance, dalle biciclette ai grattacieli di trenta piani
che non tremano, disse, a respirare sopra le case coloniali –
bianco sbilenco, passami attraverso, vienimi dentro
l’angelo del tritolo e il pesco in furia, questa primavera ha partorito, dunque
i semi tellurici che aveva tenuto in grembo lungo il corso del gelo invernale –
uno spasmo, la paura è un trapezio che non riesce a tenerti gli occhi
e aggiusti una calza “Ho i piedi lisci” dici – come un manichino, e dunque la fuga,
la sottrazione ai miei occhi di te, misura per misura e il tuo profumo
cieco e senza te a nutrire l’aria, a ispessirla – un dolce e cauto profumo che io
non vedevo – Laboratorio Amsterdam, canali circolari, nebbie di gaugain –
signore annerite che paiono tratteggiate dalla mano di schiele – magre
e contratte, tutte, tranne una, come una melodia, quasi adolescenziale,
pigra come una matita, su un letto, in mutande, che tira su le ginocchia
al mento e sostiene un piede in mano, commovente, come comprare
un’opera di shakespeare in edizione economica, su un letto
in una stanza vaga e umida, con gli angoli del soffitto che pendono
come dita d’un morto a galla, carta da parati arancio, scritte sulla parete col rossetto tipo NUOVA ECONOMIA SESSUALE e il piede in mano, il piede
e un dolce e acuto profumo, nell’idea che ho di questo, ora, bianco sbilenco,
vienimi verso, vienimi dentro
passami attraverso

*























Postato da Alessandro Ansuini
21:55 |||

 

 

martedì, marzo 23, 2004

APPUNTI SUL SURREALI...

APPUNTI SUL SURREALISMO

Cos'è il surrealismo? Si potrebbe rispondere in mille modi e definizioni, ma voglio fare due esempi, inerenti la sospensione del derby Roma-Lazio di domenica scorsa:

1) Cassano che dopo aver parlato col "Cipolla" decide che non giocherà il derby, nonostante Prefetto e Questore dagli altoparlanti dell'Olimpico dichiarano a gran voce che non è successo nulla. "Non gioco", dice Cassano a Totti, "Ho parlato cor Cipolla, che mi ha confermato la versione der Patata". E dunque.

2) Galliani che gestisce il calcio, e nella fattispecie 80.000 persone in uno stadio a seicento chilometri da casa sua, come se si stesse occupando di un'aziendina a Cinisello Balsamo. Me lo immagino scocciato, in pantofole, mentre riceve la telefonata di qualcuno dallo stadio e dice: "Passatemi l'arbitro."

Altro che Breton.

A

Postato da Alessandro Ansuini
20:48 |||

 

 

domenica, marzo 21, 2004

ancora da: LA VITA S...

ancora da: LA VITA SESSUALE DEI FIORI (random)

 

Tutto s’è arreso, la volontà è un tentativo, pittori che riproducono tramonti, scalette d’aria, figure sulle sabbia, nuvole che formano volti.

Questa è la senquenza d’un martirio, i fotogrammi che ci scandiscono, minuti proust asserragliati in stanze coibentate di sughero che tentano di riprodurci, tensioni vocali senza carne sulle corde di questa paura.

Ma tutto è reso, il disgusto, la sopportazione, chi ci conselerà dimmi, chi si prenderà cura di noi, creature speciali?

“L’autunno mi macchia i denti” hai detto, questo è un decereto ministeriale pensai, e muovevo delle carte, mettevo a posto dei fogli, selezionavo codici di simboli che rimanevano lì, in una gravida attesa, assetati di una prospettiva oculare che gli ridesse importanza, mentre la luce delle cinque tesseva in pace il suo colore, la primavera fuori a esistere, a insistere, germogli, tutta la semplice struttura intelligente che mi osservava infilare le mie sequenze idiote, inutili.

“Sei angelico quando scrivi, come l’inverno che mi costringe a tenere le scarpe”

Immaginavo la luna che ignorava ogni parola che le era stata scritta, ed era divina per il nemmeno pensarti.

 

L’ignoranza è in tutte le cose divine, l’intelligenza è la tenue forza che si spinge all’attenzione, la saggezza sa che tutto è vano, e riposa con le mani salde sulle ginocchia.

 

Un dentifricio autunnale per i tuoi denti, proposi, un bel vaso per me, dove abbia la possibilità di seppellire i piedi fino alle caviglie.

 

 

*

Postato da Alessandro Ansuini
19:25 |||

 

 

venerdì, marzo 19, 2004

LA VITA SESSUALE DEI...

LA VITA SESSUALE DEI FIORI

 

I fiori indesiderati, gli apostrofi, queste maniche che lasciano ancora uscire mani, ora destre ora sinistre, il giappone non esiste, tu entravi, uscivi, cambiavi abito, la predisposizione dei mobili, le tovaglie, tutto era diviso in quadrati e decidemmo di muoverci in diagonale, ma tu “io sono la regina e posso fare quello che mi pare”, e avevi ragione, sintonizzata nella cucina, tutta la tua schiera obbediente di gigli a darti ragione, “fine della scena” continuavo a ripetere, ma qualcosa ricominciava, una stagione, una cura antibiotica, nella cucina una mela rotolava piano su un tavolo e della tovaglia, restavano briciole, qualcuno di sotto a protestare in una lingua strana.

 

E così anche gli uccelli mi rimproverarono.

 

*

 

o nelle serate, e nei giorni seguenti, tirare le lenzuola, annodarsi, sciogliersi o sudare, toccare una pancia che un giorno partorirà cose minuscole, ma in tensione, la sigaretta che lascia andare il fumo solo da una parte, tutto questo fumo disse lei, queste mansarde, piena di concetti, di aghi, di creme, l’oscena fragilità dei fiori, così entusiasti, solo pochi minuti fa, e ora con le teste morbide e chine come una fila di operai, o il dito pulito d’un banchiere che scivola sulla carta termica spuntando numeri, ossessioni: la matematica della rosa: uno meno oggi uguale un domani da dividere, spartire, bisbigliare.

 

*

 

che non esistesse la Francia era cosa provata, nessuno credeva alle anatre chiuse in gabbie piccolissime con i tubi in bocca, nessuno credeva alla camargue, incapaci di urlare, dubbiosi, in un teatro oppure con i gomiti su un tavolo,

l’eclissi della sigaretta dissi, la vedi? Siamo soli, non nel senso di abbandonati, ma di cose grandi e gialle che si eclissano dietro a cose piccole e fumose: e Istanbul? Chiese lei, d’imprivviso tutta mani e gambe da accavallare, un alcolico dietro l’altro: non esiste nemmeno quella, dissi, e presi a pensare ai camici dei dottori, comunque qualcosa di verde in uno spazio bianco e asettico, come la nostra natura poligama.

 

*

 

ovviamente acquistare cose, sacchi, elastici, la verginità dei fiori strappata ogni giorno da un’ape, da una macchina tagliaerba, questione di lame, di sere e di fumi di viola, nello specchio, il suo seno gonfio di luce, le imposte semichiuse, o semiaperte, traffico nel mezzo di un qualcosa che non sapresti dire, una giornata? Un letto? Ancora nella sera, d’amore e di viola, nessuna stella, nessun dio, le cariatidi notturne stranamente in movimento, il rivo di cassis piegato in quattro e messo sotto un tavolo a togliere squilibri, signor Campana le sue musiche hanno subito altri fascini, signor Rimbaud, nessun divino ginocchio a sorreggere, niente membra nobili, e l’ora del caro corpo e della cara anima, tirannica, accesa in ogni casa come un elettrodomestico, ma senza ronzio.

 

*

 

e nella penombra odore lancinante di mughetto privo di volto, acuto e dolciastro, resinoso con nuance vaniglia, niente di erotico in ogni caso, la vita sessuale dei fiori ha sentimenti albini, senza peli e bianca come la pelle d’un uovo, un orologio da tasca che musica un lieder di schubert nella casta solitudine d’un appartamento in centro, o una televisione, ancora un politico dieci giorni prima delle erezioni amministrative, in cerca del tuo v(u)oto, tutto senza importanza come osservare il cofano d’una macchina parcheggiata un giovedì pomeriggio, tutto passa, una firma, un attentato, solo il dolore resta persuasivo, e il gelsomino spalanca la timida bocca e l’ape lo ignora, e la passiflora nelle crepe delle strade di città, e il Burkina faso? Chiese lei.

Cose minime, risposi, slogan, come un bambino che spalanca la bocca e intenerisce, mentre invece sta per vomitare.

 

*

 

la genziana e la ginestra, oltre ad avere l’iniziale punto g in comune, sono affascinate dal giallo nylon, le orchidee con le loro labbra aperte in realtà non simulano nulla, i significati, così caricati, sono volgari e soggettivi come un collo di pelliccia di visone, particolari minuti di furia, nessun grido, e lo sventolio di piume dell’acacia è come un deserto, mare giallo privo di ossa e sperma, impossibile da navigare, nonostante le ombre e le onde in movimento, una mimesi accurata di cose di paglia, questo deserto, la cura dell’altro, la paura del diverso, il giorno che l’ortensia invase la tua casa e si andò ad appoggiare sul pianoforte, “cosa succede” chiedesti, ero stato io, non sapevo dove mettere la pianta, nonostante l’ortensia disse sono nuova, sono alla moda, sono vestita Christian dior, e cleptomane come Wynona Ryder o Jennifer Capriati, ma senza palle da tennis.

 

*

 

continuamente la gerbera, oscena e vigorosa, margherita abnorme, non esistono le rose blu, e i gambi dei girasoli sono pieni di minuscoli peli viscosi, orribili al tatto, “non è possibile” hai asserito, plasmata nella posa, adorabile nella presa della casa, bastava un paio di tacchi per farti credere migliore, slanciata, e se io lo confermavo in effetti lo eri, poi presi a scusarmi, proprio come fece la mimosa nel giorno di festa, disse sono un giallo capro espiatorio avvolto in carta cerata, così io, che asserivo che accadde d’improvviso, da cosa nacque cosa, il coso nella cosa, sono un bianco capro espiatorio avvolto nella carta oleosa, il pistillo, questa mimesi sessuale, l’ape stupratrice, il bulbo d’un tulipano è una donna incinta, questa terra marrone, sotto una luce gialla, una cosa dentro l’altra, calore, va così: la vita sessuale dei fiori è incompresa.

 

Rimanemmo dunque, tutti quanti, in preda a una strana vertigine, briciole, e uccelli da rimprovero persi fuori, curiosi e affamati come non saremmo stati mai.

Postato da Alessandro Ansuini
04:37 |||

 

 

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Alessandro Ansuini

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A

Postato da Alessandro Ansuini
00:00 |||

 

 

domenica, marzo 14, 2004

FIORI Cè unaltra ...

FIORI

C’è un’altra pelle dentro alla mia pelle
Che si raccoglie al tocco, un lago alla luce;
che perde la memoria, il suo linguaggio
Dentro alla tua lingua e
Mi cancella alle novità.

Nel momento stesso in cui il corpo pensa
Di conoscere le vie per la propria conoscenza
Questa seconda pelle continua a rispondere:

Nella strada, le sedie dei caffé abbandonate
Sulle terrazze; le bancarelle del mercato
Svuotate della loro solida luce,
Benché  la pavimentazione continui a respirare
Uva estiva e pesche.
Come la luce di qualcosa che cresca
Dal nuovo capovolgersi della terra
Ogni mia estremità si raccoglie sotto il vostro tocco
Il vento mi attacca il vestito attorno alle gambe
La vostra camicia che avvolge i fiori ai miei pugni.

 

DONNE SU UNA SPIAGGIA

La luce sceglie le vele bianche, le pance dei gabbiani.

Lontano, su una barca, qualcuno indossa una camicia rossa,
una piccola coltellata nel cielo pallido.

I vostri tre corpi formano una riva curva,
maglioni rosa e marroni, gambe nude.

La spiaggia balugina polverosa sotto la pressione di rame del sole,
ventila il colore dei mandarini.

Una di voi sta dormendo, il tocco del vento
sulla guancia, come un dito di capelli.

La notte esala il suo lungo respiro trattenuto.
Le stelle perforano attraverso.

Al crepuscolo siete un piccolo mucchio molle, un genere di muschio.
Nella luce lunare, un masso di donne.

Anne Michaels

From: The Weight of Oranges/Miner's Pond (Toronto: McClelland & Stewart, 1997).

Trad. Alessandro Ansuini























Postato da Alessandro Ansuini
10:40 |||

 

 

mercoledì, marzo 10, 2004

NOTIZIA   Ho ...

NOTIZIA

 

Ho tagliato i capelli.

Postato da Alessandro Ansuini
15:55 |||

 

 

venerdì, marzo 05, 2004

    ...

 

 

VOICI LA TOMBE

 

Cura il paziente
addormentato nel giaciglio
il fiore smussa l’ora che attendo, l’attesa
in attesa del vostro risveglio

in stupri sonori i colpi della campana

sordo carnale tam tam

 

mattino in angolo blu

sorrido ai territori estern’occhi

fra i corridoi del fumo della sigaretta riesco a contare

i silenzi diversi e questa mossa ad andare, tu

alfiere in diagonale

fra un cavallo e una regina spaesata

sposata all’altra realtà lontana dall’intern’occhi

e sempre la mano di un altro a spostare.

 

Compro una vocale, una O

per chiuderci dentro in dolceporno i rintocchi della campana

nel loro sordo carnale

 

lungo la parete est i freddi e i calmi in prosa

gli insicuri e i talentuosi in posa

e tutto il resto docilmente reso

in un triste e piagnucolante casché

 

 






Postato da Alessandro Ansuini
05:28 |||