DA OGGI POTETE ACQUISTARMI
Una non ben conosciuta casa editrice americana con sede a Bangok, dal nome Smith & Laforgue Press ha cominiciato a dare alle stampe alcuni dei miei libri. Per chi fosse interessato, al prezzo di 4 Euri + spese di spedizione, sono disponibili i seguenti titoli:
- SMOG (2003) - poesie -
- NO DATA (2003) - poesie -
- MOSCA DI CAFFE’ (2004) - Racconto -
I libri si possono richiedere a questo indirizzo: smith_laforgue@yahoo.it
Chi indovina i nomi di tutti gli scrittori esposti sopra vince il phon di Marzullo, le mutandine che Anna Falchi si sfilò in diretta da Luttazzi e il prestigioso "Le crostate di Toccafondi" (Ed. Beneamati 2003)
da: LA CASA DESOLATA - di Arianna Ansuini
E intanto nella pianura gli alberi secchi s’accendono
D’una gelida fiamma bianca che brilla e mostra il panorama
Come se la carne della terra fosse scavata fino nelle sue nude ossa
Ed esposta.
Riflettevo, fra me e me e me, (siamo in tre, ci vuole pazienza) che effettivamente, quando un campione abituato a onori e emozioni decisamente forti si trova, per varie cause e circostanze (vuoi l’età, vuoi la la droga) a smettere, è un bel colpo.
Mi dicevo, sempre fra me e me e me, che l’opinione pubblica sussurra di Maradona che si, era un grande campione, ma come uomo faceva cagare.
La stessa opinione pubblica che sussurra che Pantani, lui si che era un eroe, l’hanno ammazzato, l’hanno lasciato solo.
Io ho fatto un paio di considerazioni, che sono le seguenti.
Maradona, noto cocainomane, riceveva dalla droga un peggioramento delle sue prestazioni, ed è diventato Maradona, ancora, pare, vivo e vegeto. (avete presente quel ciccione che ogni tanto fanno vedere da Piccinini o da Biscardi che blatera parole insulse? Lui.)
Pantani, a parità di droghe con gli altri ciclisti, era veramente un grande campione, ma si è suicidato, o qualcosa del genere. E le droghe che prendeva l’hanno reso Pantani, fino a prova contraria. (confrontare gli ultimi due anni d’attività del Pirata)
Riflettevo sulle pressioni, dunque, sulle assenze, e sul fatto di restare vivi, e sul perchè Pantani sia un eroe e Maradona (anche quando morirà) un grande campione, ma come uomo....
A ZERKALO di Alessandro Ansuini Il mio cuore plagiato a forma di complotto * un gesù diverso in una diversa epoca Io non scelsi mai questa eternità avevo un grembiule celeste senza fiocco * "Ce l’hai un nome ragazzino?" * forse sono rimasto a fissare i buchi del trapano Questo miracolo di riflessione mi fa sorridere * ridi attorno a questo fiocco di nulla, mia madre puoi crederle per essere al tempo * fui maldestro nel peccato, venendo in parte, * a sette anni la lavagna mi insegnò a contare i vuoti mattutino * fu così che i fazzoletti color gabbiano sghignazzarono diceva di aver dimenticato un orologio e aveva la speranza che qualcuno vecchio uovo, me, tamburo del mio giaciglio * il corridoio era una scacchiera e io avanzavo a elle un piccolo passo di lato mi sorrideva come un budda "Qui giace il re che eterizzò i suoi figli modesti" nessun pullover da quel giorno * Notte polare. La mia finestra religione monoteista. * i ragazzini si radunavano e non sorridevano mai. Talentuosi nell’individuare il più debole * l’anima senza il corpo, nuda, disse: mi vergogno molto. E tornò a piagnucolare dietro l’oblò della cornea. * la sicurezza degli oggetti a cui attribuivo memoria Mia madre era dunque morta e assorta in un carillon. * i caratteri cominciarono ad aggirarsi 
quella neve che cominciò a cadere in una maniera
così disordinata
gesù
incontrai in mezzo alla strada un vuoto accademico
ansioso di dimostrarmi che quello
era il mio nome
avrebbe avuto una sorte migliore oppure
in passi di dimenticanza si sarebbe imposto
un autodafè?
una donna mi tirò fuori e io cominciai a piangere
un’altra non smetteva d’osservarmi
in una bolla di luce rossa
fu in quel caldo, piccolo tubero avvolto al proprio nucleo
che divenni immemore
*
nessun fienile andò in fiamme
mia madre aveva le gambe nervose e nella biblioteca
prendevo le distanze da ogni libro che mi fissava
con un occhio di tegola
"Quello sul calendario signora"
"Cosa vorresti fare da grande?"
"Vorrei esser un libro che legge un altro libro"
vicino alla lampadina per tre giorni consecutivi
o forse il giorno è una prospettiva da pigri
non poteva essere sempre domenica e cominciai
ad invertire il significato delle parole
per questo ogni cosa di cui porto testimonianza è una menzogna
lo ripeto anche ora, nei manifesti
mi regalai la consapevolezza di non esistere sul serio
in una finestra in alto, una sera, puoi vedere passare la sagoma di una testa
questo perenne sbadiglio
oppure la volta che ti sei sfregata le unghie
o il sistema planetario che era nelle briciole del tuo cappotto
mi stai osservando?
Il resto è abbondanza o appendice
E simula
mia nonna
la tua, i cordoni ombelicali
lasciate accesi i disinfettanti
la giovinezza è questa tenue forza, questo cappotto double face
che non sai da che parte indossare
la giovinezza sono i denti che ti masticano mentre ti senti cibo
se ti chiedono rispondi: sono fra dente e dente
la signora del pane entrerà una volta di più
sarcastica nell’abbondanza, varierà, come una mutilazione
dicendo: oggi piove
lo stai facendo anche ora
venendo dimenticato
di tutte le teste che impilavo ne scelsi una e dissi
tu sarai per me
e nella volta che fu nuda, tesa al bianco e smarrita
la presi o almeno questo lei mi disse
mi hai preso ma poi la pelle era tesa sulle ossa
e le palpebre, feroci, mi restituirono alla mia essenza di tubero
e fui mattutino
se qualcuno mi chiedeva rispondevo così
proprio così
di fianco alla brezza accanto ai chioschi e in quel ristorante
dove servivano l’anguilla in cui mia madre volle tornare anni dopo
lo avesse conservato
giaccio separato con una vastità di cose assorte
che non mi è permesso toccare
al bianco, teso e smagrito
chiesi asilo
una maestra recitava rosari in inglese
la suora versava la minestra nel refettorio allucinato
le mutande stese nei balconi interni
dei miei nudi lombi di memoria
o in diagonale, alfiere di me stesso, dissi:
sono la torre e posso arrivare fino alla fine del corridoio
ritto per la mia strada
"attento al re" disse la ragazza con una forcina nei capelli
fui boccone in esso e composi una lapide proprio lì
sotto la crepa nel muro
scrivevo però il nome di me e di lei
in una lingua sconosciuta sulle colonne della metropolitana
Un transatlantico nella morsa del ghiaccio.
Parla a questa sigaretta fumata in modo così
spirituale
vuole essermi d’aiuto, laggiù, un muratore con un unghia nera
costruisce una chiesa che ostruirà il sole.
non sorridevano mai.
piccoli fardelli da portare e restituirmi
puttanesche madelaine dalla bocca sempre aperta
e la lingua di fuori.
Mio padre si nascose in una matita che cadde dietro allo scrittoio
per le regioni degli occhi ansiosi di possedere
un senso nel riflesso:
proprio qui,
proprio ora.
CAZZO
mi fa male la testa. E ho dimenticato di togliere le lenti. Si possono portare le lenti 13 ore? Mi fa male la testa. Cazzo.
A
da: MOSCA DI CAFFE' - Di Omar Kesabian
“Blò” dico, mentre scendiamo le scale
“Perché non conservi quello che scrivi?”
“Perché ho paura di quella signora che alza la una scopa verso di te alle due di notte, con aria minacciosa. Io non scrivo. Io nemmeno esisto, illuso.”
“Mi spaventi” dico, mentre usciamo nella luce in formato A4, e nel muro di fronte
leggo la scritta ANDATI A CLARION che mi inquieta non poco.
Sintomo classico di questo stato di cose è, per l’appunto, grattarsi con il mignolo il sopracciglio destro.
“Brutto segno” dice Blò, mentre ci avviamo da Osvald “Hai una sigaretta?”

“Odio i bambini”
Nel giardino davanti alla casa
il plotone d’esecuzione allineò i fucili orizzontalmente e gli elenchi,
diligentemente lasciati fuori dalla porta
vennero giustiziati di spalle.
Dalla finestra osservavo tutte quelle pagine fitte di nomi
che andavano al massacro fra il verde irreale del mattino
sui campi, e in ogni gesto che contenga la sublimazione del dolore.
*
Lungo le navate gli affreschi penzolavano dalle altalene che con moto
di pendolo ci osservavano camminare in fila come bambini
in un collegio di suore.
Io alzavo ogni tanto gli occhi alle volte per ritornare
a formulare tesi di fuga sulle nuche di quello
che occasionalmente mi precedeva per finire a consolarmi
nella procedura che mi comprendeva.
Una colonna di fumo intravista dall’enorme vetrata simulava la scala
che percorrono gli angeli chiamati a raccolta.
*
Autunno.
Fango da portare a passeggio sotto le scarpe.
Le noste divise stese fra una casa e l’altra come denti di un arcobaleno
in bianco e nero.
Una gerbera ha vomitato al mio passaggio e le margherite, tutte
sghignazzavano come dispetti.
*
Ho visto una poesia aprire la bocca
negli occhi di mia madre che moriva.
L’estate mi fu volgare.
*
Attesi di essere assunto dunque, ad un silenzio di più vasta portata
io che per sette volte di fila
sbagliai a coniugare la parola suicidio
finendo in ospedali bianchi, che odoravano di bianco
con la mia pella bianca distesa lungo le lenzuola bianche
ogni volta deluso dalla confutazione dell’insistenza
dei contorni che non mi ci lasciavano sprofondare.
Di tutti quei dettagli avrei voluto morire, ma non ne trovai uno risolutivo.
*
Smisi di mangiare e del riso dell’idiota feci icona.
Che l’autore resti anonimo.
*
Fu incantevole vedere come i corpi s’accalcavano, come ansiosi
in una verticale floscia e sbilenca, come s’incastravano, l’uno all’altro,
in piramidale convivenza.
Vestiti rossi o bianchi e i volti, ecco cosa, i volti,
alcuni con gli occhi chiusi dell’attesa, altri con vitrei bulbi
spalancati verso il cielo
intonavano un lieder severo e rigoroso.
Si stava d’un gelo a comporre, silenziosi, una grandiosa opera di fattura umana.
*
Un secondo e mezzo, il tempo che si prese il bianco
prima di rendermi sacro.
*
*
*

- E se non venisse?
- Verrà
- Voglio dire, e se non venisse?
- Ti dico che verrà.
- ...
- In ogni caso dovremmo cominciare a considerare di essere i suoi figli indesiderati

Più a destra, appena sotto il declivio del giardino, il gelo ha sbiancato le curve delle colline che appaiono come nocche diafane di una mano, immobile nella presa.
INTERROGATIVO #2
Perché quando si incontra una persona che non si vede da un pò di tempo ad un certo punto ci si trova di fronte alla domanda: "Ma scrivi ancora?". Detto così, con l'urgenza e la smorfia facciale di chi lascia intendere come: ancora non ti è passata?

Plant poetry kills poetry stars
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