sabato, novembre 29, 2003

Da: CONVERSAZIONI CON ABRAMO KUTIZOV

 

 

“Diminuita è la scena ragazzo, assottigliata. Una notte che fagocita se stessa è pronta ad attendere un giorno che farà altrettanto. È curioso come si immagini, in questo giardino di meraviglie che è la mente, addirittura di crescere. È decisamente evidente come si assomigli a una gomma da cancellare, con la testa di bachelite tutta presa a disegnare azioni e il corpo gomma che si logora di volta in volta. Eppure nella mente un particolare relè impone alla coscienza, ogni qual volta si affacci nel salone della verità, di trovare una scusa buona per tutti gli ospiti e tornarsene indietro; e questo invariabilmente, ogni giorno della nostra vita.

Anche tu, quanti anni hai?”

 

“Ventinove signore”

 

“Non chiamarmi signore. Anzi chiamamici pure, ma dai un tono più solenne a quella parola, dilla col mento alto, sono un martire io.”

 

“Va bene, (mento alto) Signore.”

 

“Ecco. Mi piace se fai sentire la maiuscola. Ventinove anni. E cosa hai fatto? Hai un figlio? Costruisci navi? Sei stato nello spazio?”

 

“Nessuna di queste tre cose Signore”

 

“Male. Molto male. Non hai ancora concluso niente ragazzo.”

 

“Ed è grave?”

 

“Gesù di Nazareth aveva già allestito il suo spettacolo, alla tua età, o quantomeno lo pianificava. Ma perdona queste insolenze. Tu sicuramente non hai a mente come metro di misura un eroe romantico come Cristo, tu scrivi, immagino.”

 

“In effetti sì.”

 

“E vuoi farti leggere immagino, vendere libri, vuoi che il tuo pensiero circoli.”

 

“Suppongo di sì Signore, come ogni essere umano che si impegni nell’arte della scrittura”

 

“Arte della scrittura”

 

“Esattamente signore.”

 

“Sai perchè si fanno i figli?”

 

“Me lo dica.”

 

“Non sto per dirti proprio niente ragazzo. Non supporre con me. Ti ho chiesto se sai perchè si fanno i figli”

 

“Credo per riprodursi, per continuare la specie.”

 

“E perchè si scrive?”

 

“Non saprei dare una risposta a questo, Signore.”

 

“Detesto l’umiltà. Tipica dei caratteri servili. Fai una cosa e non sai nemmeno perchè. Nella stessa maniera in cui vivi, suppongo.”

 

“Perchè, lei ha una risposta all’esistenza, Signore?”

 

“Cerca un perchè e troverai un perchè. È semplice.”

 

“Mi sembra una frase fatta. Un luogo comune.”

 

“Allora non cercare un perchè, nessuno te lo impone. Hai portato qualcosa di tuo da farmi leggere?”

 

“In effetti sì, avrei delle poesie.”

 

“Ah. Delle poesie. E leggile, avanti.”

 

“Io Signore? Non credo sia il caso. La mia opera non è prodotta per esser letta, ma nasce dalla mente e alla mente si rivolge, è una secrezione spontanea della mia solitudine e a una sola persona è rivolta. La mia voce inquinerebbe il passaggio.”

 

“Mi piace il tuo discorso. Ma qui ci sono solo io, e la tua voce è il tuo suono originario, quindi se la riproducessi qui, ora, davanti a me, non tradiresti il tuo, come dire, nobile intento. E non dimostreresti di avere paura.”

 

“Ma io non ho paura.”

 

“Paura. Ricordala bene questa parola, scrittore. Ricordatela perchè è quella che dovrai affrontareogni giorno, di fronte ad ogni pagina bianca. E dunque leggi, se non ne hai. Il mondo ha assistito a sconcezze maggiori, e anch’io suppongo.”

 

(to be continued)

Postato da Alessandro Ansuini
16:01 |||

 

 

 

CAR SEAT (GOD'S PRESENT)

Tongue tied, nerves as big as boulders
Why Mom, I thought I was your soldier
My brother sits by me
Buckled into the carseat

Feel the thirst, it's time for pulling over
Into the truckstop on my daddy's shoulder
Out back where they plant all the trees
ten feet away my daddy buries me

GOD'S PRESENTS

If my path be smooth or rugged
If with thorns or roses strewn
Where I go the Father seeith
And He will leave me not alone

If I take the wings of morning
far within the giant sea
Even there His hand will leave me
Even there my God will be

Though the gloom of night be round me
Though I cannot see my way
Yet the Lord will see and guide me
Because unto Him the night is day

If my thought are good or evil
Set me think to hide them not
there is one above all seeing
And He beholdth every thought

And ever more my eyes beholds me
And all my ways to Him are known
And His loving arms enfolds me
He will leave me not alone

God's Presents was written by Blanche Bridge on February 11, 1884








































Postato da Alessandro Ansuini
04:25 |||

 

 

Da: Zero

 

In banca.

C’è una sola persona da aspettare.

Un cartello che dice di rispettare la privacy.

 

A sei metri dallo sportello.

Immagino la privacy come un’aura attorno alla quale devo tenermi lontano sei metri (Dietlinde Gruber annuncia che anche quest’anno la crescita demografica in Italia è stata zero e si chiede perché da ogni vostra casa)

Quando arrivo compilo il bonifico e nella motivazione c’è scritto saldo libro.

Lui mi dice:

“Costa tanto questo libro”

“Non è un libro. Sono duecento libri”

“Allora scrivo saldo libri”

“No, sono duecento copie di un unico libro”

“Ah.”

Si mangia le unghie Angelo.

Una volta l’ho visto uscire da una palestra.

So che si chiama Angelo perché lo chiamano così.

Angelo rispondi al telefono.

Angelo fammi una fotocopia.

E lui si mangia le unghie.

“L’hai scritto tu, se posso chiedere?”

“Sì.”

“Ah. E di che tratta?”

“Un compendio sull’integrazione fra il software e l’apicoltura”

“Deve essere interessante”

“Dipende”

“E com’è il titolo?”

“Zero”

Angelo taglia gli angoli degli assegni con delle forbici argento.

 

*

Postato da Alessandro Ansuini
04:16 |||

 

 

giovedì, novembre 27, 2003

LE ROSSELLE

Sono giorni che mi tormentano. Facce diverse d'una stessa medaglia, mi ciondolano pigre davanti, in carta e inchiostro. Una è Rossella Valentino, di cui ho letto "La debolezza è una teoria del corpo” (www.ifiglibelli.com, se interessa) l'altra è Rossella Dimichina, con "La casa che poggia sui soffitti". Diversissime tra loro - e come potrebbe essere altrimenti, camminano entrambe su un filo delicato che ho trovato subito confidenziale, comodo. Ora, io non sono un critico, anzi, sono uno che nemmeno s'emoziona leggendo. Ciò che provo è un certo senso di solidarietà, azzarderei anche la parola pietà, se ne conoscessi il significato, una tristezza infinita per un modo di scrivere che comunque non aggiunge nulla, ma cammina a ritroso come un gambero, cancellando le parole da dentro. Quindi non tenterò nemmeno di analizzare i due racconti, limitandomi ad alzare un dito per indicare la porta d'ingresso di due stanze femmina, diverse tra loro, impetuosa e carnale la prima, un complicato mosaico di specchi che gioca al massacro la seconda. Ciò che divide le due rosselle, secondo me, non è né l'eta né l'ambiente in cui sono cresciute, no, ciò che le divide è la stessa cosa che le unisce, ossia la consapevolezza della diversità, del rischio, della nudità. Loro sono operazioni complicate il cui risultato finale si esplica negli occhi di chi legge: a me hanno cancellato le parole da dentro, come se le loro composizioni fossero fatte di una sostanza che ti viene resa indietro, che aspettavi.

Per concludere, ovviamente, ve ne sconsiglio vivamente la lettura.

Postato da Alessandro Ansuini
21:10 |||

 

 

mercoledì, novembre 26, 2003

da APPENA

 

Cani e volts, e alla fine della strada dei sogni solo scavare con le mani e grattarsi via le unghie, come fossi rimasto dentro ad un pozzo sette giorni tirando via i brandelli di ciò che desideri leggere, mio odiato pornomane, che fissi dall’oblò del foglio dentro le mie cavità, ecco cosa c’è da trovare: qui corrono i topi, qui insegniamo ai bambini ad uccidere i genitori.

Postato da Alessandro Ansuini
20:34 |||

 

 

sabato, novembre 22, 2003

da: Matinée

Come muori d’un improvviso stupore, medicinale
con le tue garze e la cura che hai nel muovere le dita
e se ti tendi, fra un quadro di papaveri e una felce in vaso
ecco che nell’oscillazione di due apparenze
non solo accavalli una gamba come fosse una personalità
ma sbuffi, nonostante quello senza radici sia io, nel vaso.

Ed ecco cosa dovresti essermi tu: nuda terra
Uno spazio più vasto e un più dolce nutrimento
Invece vuoi dipingermi, dipingermi, dipingermi

La pittura è un alfabeto da api e nasconde l’inganno
Dello sciroppo per la tosse col suo sapore vagamente bucolico














Postato da Alessandro Ansuini
17:25 |||

 

 

VERTIGINE - di Arianna Ansuini

E così miss Vonegut accavalla una gamba, ha lo sguardo imbronciato e fissa una corona di spine riprodotta in un quadro a olio: “Si può avere qualcosa da bere?”
Nell’ampio salone la musica di un valzer, sulle cui pieghe molli danzatori lasciano scivolare le gambe, volteggiando.
Il francese, con le sue scarpe sporche di fango, è seduto sul divano e discute di certi tristi errori commessi in passato, e della necessità di liberarsi di alcune strutture.
“Inutile zavorra, di questi tempi” afferma guardando fuori dalla finestra, come se all’esterno del davanzale questa sua affermazione si palesasse in tutta la sua nitidezza.
Fuori, d’altro canto, nevica.
L’uomo calvo che lo ascolta fuma e non stacca un attimo gli occhi dalle gambe di miss Vonegut che solleva un indice, fissa un cameriere negli occhi e ripete: “Si può avere qualcosa da bere?”
Il suo profilo si staglia contro la pallida carta da parati rosa, come se la sua figura si spandesse dallo sfondo contro cui appare in contrasto, macchia di sangue su un vestito da sposa.
Sul pavimento i tappeti si rincorrono in pieghe liquide, senza che nessuno, fra i vari tacchi che li lisciano, si prenda la briga di appianarle.
Una lampadina, su un’applique voluttuosa inchiodata al muro singhiozza e si spegne, come un colpo di tosse.
Miss Vonegut, attenta osservatrice di ombre, riceva dal cambio di luce un senso di stordimento, “Una vertigine” dirà, mentre qualcuno l’accompagna fuori con il gomito a squadra incastrato nel suo.
Il cameriere, di ritorno dall’ordine di un volto che non dimenticherà, resta con un bicchiere di vino in mano, guardandosi intorno, una mano dietro la schiena.
E in cucina cade un coltello, con più efficacia e nitidezza.
Fra le due immagini il senso di una storia che cammina di riflesso in riflesso, per esclusione, fino alla scena originaria.

*

In una piantagione di caffè, in Brasile, d’improvviso le mani che raccolgono e mettono da parte vengono sorprese dal disordine continuativo di una pioggia bianca che non hanno mai visto.
Una nevicata, con l’eleganza e il disordine tipico delle cose incoerenti e vive viene giù a spirale, mente tutti i nasi si voltano verso il cielo, francesi.

In alto.

Così come dall’alto, il poeta, alle due del pomeriggio versa zucchero in una tazzina di caffè, rimirandone il bordo dorato.
Resta ad osservare la crosta assorbire e ingoiare, componendo tante croci col cucchiaino dentro alla tazzina, per sciogliere, per mischiare, proprio come dalle immagini si creano le frasi.
In quel momento entra una ragazza, ha gli occhi inchiodati nel muro opposto, lo sguardo che si inchioda alla fine della scena, come lei fosse in un punto lontanissimo e si osservasse compiersi.
Il poeta ha appena il tempo di notarla, sagoma nera in contrasto con la luce proveniente dall’esterno – notarla alzare un braccio, e alla fine del braccio la mano, le nocche sbiancate, l’occhio muto della pistola, e la deflagrazione.
Una macchia a forma di isola si apre nella camicia bianca del poeta, colpito al cuore.

Colpito al cuore.

Così come in una strada di Venezia, circondata dalla calma abbondanza del mare in grigio e dal profilo della basilica, una ragazza, seduta per terra, sente una goccia calda scivolarle dal naso, e andare a cadere sul foglio che tiene in mano, una poesia.
La ragazza fissa la goccia slabbrata a forma di isola che si apre sul foglio, simile a una macchia rossa su un vestito da sposa, a coprire una sola parola: cuore.
In quel momento, in un mite valzer, due fogli di giornale le si fanno incontro dalla piazza, non visti, sospinti da un vento che li muove circolarmente, lento e languido, musica delle cose inerti.
I fogli di giornale, passo dopo passo, muro dopo muro, raggiungono le gambe della ragazza e si bloccano, avvolti alle sue caviglie.
Lei li fissa, inconsapevole della danza e dei danzatori, piccola dea distratta come la mano che distratta li raccoglie, e leggendo su una pagina la parola “perduto” li getta in un cassonetto, alzandosi, e infrangendo definitivamente l’immagine, o riportandola da dove essa proveniva.

L’immagine.

Quella di due ballerini in un’ampia sala,che volteggiano sulla musica di un valzer, esclusi – fuori la neve – una lampadina in un’applique che emette un piccolo colpo di tosse e si spegne, inchiodata nel muro – i due, vicendevolmente assorti l’uno ad abitare gli occhi dell’altra, giro dopo giro, piegando dolcemente le gambe, vanno a cozzare contro uno specchio, che frantumandosi si divide in una molteplice schizofrenia di immagini, non viste, fra cui quella di un cameriere che sta con una mano dietro alla schiena, in cerca di una signorina che le aveva chiesto qualcosa da bere ed è improvvisamente sparita.

Nella cucina, un cuoco cinese con una figlia cieca si lascia sfuggire un coltello che cade al suolo, riflettendo per un secondo, mente la porta aperta dal cameriere sventola sullo stipite, le caviglie di miss Vonegut che pronuncia: “Una vertigine”.
Che il francese che la sta accompagnando fuori morirà il giorno dopo sono solo pettegolezzi di una penna frivola.









































Postato da Alessandro Ansuini
06:17 |||

 

 

Siamese Twins

I chose an eternity of this
Like falling angels
The world disappeared
Laughing into the fire
Is it always like this?
Flesh and blood and the first kiss
The first colours
The first kiss

We writhed under a red light
Voodoo smile
Siamese twins
A girl at the window looks at me for an hour
Then everything falls apart
Broken inside me
It falls apart

The walls and the ceiling move in time
Push a blade into my hands
Slowly up the stairs
And into the room
Is it always like this?

Dancing in my pocket
Worms eat my skin
She glows and grows
With arms outstretched
Her legs around me...

In the morning I cried

Leave me to die
You won't remember my voice
I walked away and grew old
You never talk
We never smile
I scream
You're nothing
I don't need you any more
You're nothing

It fades and spins
Fades and spins...

Sing out loud
We all die!!!
Laughing into the fire...

Is it always like this?






















































Postato da Alessandro Ansuini
04:29 |||

 

 

venerdì, novembre 21, 2003

Nota a margine sull'essere "eroi" - La sottile differenza fra un soldato e un vigile del fuoco

Un eroe, s'intende, dal mio punto di vista, come colui che dona la sua vita per un altro, o per tutti, nella piena consapevolezza dei suoi intenti. Uno che si trova in un posto per guadagnar qualche soldo e perchè "vicino a casa non era possibile stare" e viene investito da qualcosa che nemmeno comprende, rimanendoci secco, è qualcosa di diverso da un eroe, qualcosa che qui non mi prendo la premura di definire. Era per puntualizzare la sottile differenza fra un soldato e un vigile del fuoco.

Postato da Alessandro Ansuini
04:12 |||

 

 

FORMALDEIDE
 
 
Chi selvatico bacia il disastro, ottocentesco con le mani nei capelli, chi si trucca il volto davanti allo specchio, annoiandosi.

Estensioni di personalità che a volte divengono lame, altre inutili orpelli barocchi.

Io faccio il guardiano dell’obitorio, me ne intendo di luce, e silenzi, e odori.

Io tengo la guardia alle cose sensibili, io respiro l’aria che i morti non toccano.

Mettetevi in fila per parlare con me.

E sappiate che ho l’alito cattivo.

Inconveninenti del mestiere.

Rubo l’aria ai morti.

*

La mia ronda notturna consiste nel passare fra le varie stanze, ho una cintura con me, e una scatola nera che imprime su un nastro dentellato i morsi di ogni chiave che si trova in ogni stanza.
Ogni ora io attraverso la sala delle vasche, la sale degli organi, l’obitorio, e imprimo l’impronta del mio passaggio.

Nelle vasche ci sono i piedi, ammassati.
Non so cosa se ne facciano di una montagna di piedi.
Io ogni tanto, all’inizio, aprivo le vasche, e guardavo tutti questi piedi senza gambe, senza impronte, senza terra da calpestare.
Ora non lo faccio più.
Le masse mi disgustano.
Non guardo più nemmeno i cuori nei barattoli, i feti in preghiera eterna.
Solo ogni tanto l’occhio mi cade su qualche cartellino appeso ai pollici.

Leggo l’età.

Sospiro.

Scrivo poesie sui cipressi scossi dal vento.

Impacchetto, scrivo indirizzi, spedisco.

“La nostra casa editrice non accetta manoscritti, grazie”

*

“Hai una radio?”
“No. Io scrivo.”
“Comprati una radio.”
“Vedrò di comprare una radio.”
“Te ne hanno già parlato?”
“Del lavoro?”
“Quello è più nello specifico. Intendevo della notte. Ti hanno mai parlato della notte?”
“Non capisco cosa intende”
“Lo capirai. Comprati una radio”

Questo fu il dialogo che sostenni con il precedente guardiano dell’obitorio, ormai quindici anni fa.
Oggi ho una radio, sintonizzata su una stazione che passa esclusivamente musica classica.
Lavoro dalle venti alle quattro del mattino.
Accendo le luci dei corridoi.
Li attraverso.
I miei passi sono una sinfonia imparata a memoria.
Apro porte.
Giro le chiavi.
Chiudo le porte.

Scrivo strane poesie.

Fuori il vento scuote i cipressi.

*

Io mi chiamo Lutero, e sono il guardiano.
Una volta credevo di essere un semplice guardiano dell’obitorio, ma poi ho capito, la notte mi ha fatto comprendere.
Avete mai parlato con la notte?
Lei sa essere liquida, sa essere densa, ha la voce suadente di una bambina, la saggezza di un vecchio.
Lei ti cambia i lineamenti del viso.
Roma bruciò di notte o sbaglio?
Avrebbe avuto lo stesso potere enfatico se avesse bruciato di giorno?
Io scrivo poesie per i morti, gliele leggo con voce metallica, che rimbalza sui neon, sui muri bianchi, fra l’aroma della carne che torna a casa.
Ho l’alito cattivo, ma i morti non se ne accorgono.
Non battono le mani.
Posso sentirli annuire, dai loro fragili gusci, vibrare.
Un giorno, dopo una poesia particolarmente sentita, ne trovai uno con i peli diritti sulle braccia.
Una volta scrissi una poesia per una ragazza di diciannove anni, stesa sul lettino, col sesso depilato come la formìca che copre i banchi di scuola.
E a lei l’ho fatta tornare, imprimendogliela dentro come il marchio delle chiavi al mio passaggio.

*

Questo posto, una pagina bianca, questo corpo, inchiostro maleodorante per annotare i miei appunti di dannato.
Corpi di fanciulle a pancia in giù.
Come pagine capolvolte che nascondono il loro significato.
Il mio harem delle parole non dette, dei piaceri non consumati.
Qui siamo tutti parte di un’opera silenziosa e magnifica, scevra da ogni morale.
Qui non partoriamo bambini, ma ci consumiamo le solitudini in una disordinata processione che cambia sempre gli addendi, mai il risultato.
Il mio seme che non produce frutti, dentro corpi come terre aride che non vogliono ospiti.

Qui la poesia è nel suo limbo d’appartenenza, senza lame, senza orpelli barocchi.

Qui siamo tutti nudi di fronte a noi stessi.

Sono il santo contadino che ripete i suoi cicli in un inferno di formaldeide bianca.

Questa è per il vostro giudizio, annotazione di poesia su carne, fatta dalla carne.

Io scrivo dentro i corpi e gli leggo intorno parole come garze per mondare i loro peccati, e i miei, e quelli d’ognuno.

Tutti verrete a me.

Io sono privo di vanità, senza scopi o esiti, sono l’attimo di vuoto che sta fra la causa e l’effetto, sono lo spazio bianco sulla pagina.

Io sono l’ultima dedica, la risoluzione dell’arte.

Queste sono le nostra urla annotate nelle notti bianche, io che rubo l’aria ai morti, e respiro per loro, e in loro vivo e credo, io che li rendo pagine per un’opera che sarà compresa in un tempo in cui anch’io sarò stato resitutito al silenzio a cui appartengo.

Sto aspettando anche te.

Io sono il guardiano.






Note: ispirato liberamente a "Nightwatch" e al ciuffo shakespiriano di nick nolte.























































































































Postato da Alessandro Ansuini
03:29 |||

 

 

martedì, novembre 18, 2003

Nightmares By The Sea

Beware the bottled thoughts of angry young men
Secret compartments hide all of the skeletons
Little girl wants to make her home with him
In the middle of the shore, she wonders

“Don’t know what you asked for.”
“Don’t know what you asked for.”

All young lovers know why
Nightmares blind their mind’s eye
Your rube is young and handsome
So new to your bedroom floor
You know damn well where you’ll go

I’ve loved so many times and I’ve drowned them all
From their coral graves, they rise up when darkness falls
With their bones they’ll scratch the window, I hear them call

“Don’t know what you asked for.”
“Don’t know what you asked for.”
“Don’t know what you asked for.”

All young lovers know why
Nightmares blind their mind’s eye
Your rube is young and handsome
So new to your bedroom floor
You know damn well where you’ll go

Stay with me under these waves, tonight
Be free for once in your life tonight

Your rube is young and handsome
So new to your bedroom floor
You know damn well where you’ll go

All young lovers know why
Nightmares blind their mind’s eye
Your rube is young and handsome
So new to your bedroom floor
You know damn well where you’ll go

All young lovers know why
Nightmares blind their mind’s eye
Your rube is young and handsome
So new to your bedroom floor
You know damn well where you’ll go.















































Postato da Alessandro Ansuini
05:59 |||

 

 

 

da VERSO IL SENTIERO CHE PORTA AL PROFUMO DI MAGNOLIA

Questa è una celebrazione, questa è una funzione funebre, sono mani che si cercano per la preghiera, ginocchia che baciano il suolo, questo è l’attimo teso che va al desìo quando stanchi, in una deposizione annunciata, come acqua e ofelia dimentichi della mano che ci donò la pazzia ci lasceremo alle acque che non tremano

vergine folle

sposa infernale

quest’orchidea è insanguinata:

i nostri antenati cavalcavano i dinosauri.











Postato da Alessandro Ansuini
00:56 |||

 

 

lunedì, novembre 17, 2003

 

LET ME IN

Yeah, all those stars drip down like butter,
Promises are sweet,
We hold out our pans, lift our hands to catch them
We eat them up, drink them up, up, up, up

Hey, let me in
Hey, let me in

I only wish that I could hear you whisper down,
Mister fisherman, to a less peculiar ground
He gathered up his loved ones and he brought them all around
To say goodbye, nice try

Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in, let me in

I had a mind to try to stop you. Let me in, let me in
I've got tar on my feet and I can't see
All the birds look down and laugh at me
Clumsy, crawling out of my skin

Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in
Hey, let me in. Yeah, yeah, yeah
Hey, let me in
(Stipe)


























Postato da Alessandro Ansuini
05:25 |||

 

 

Lettera del veggente
di Arthur Rimbaud




A Paul Demeny
Charleville, 15 maggio 1871


[...]
Io è un altro. Se l'ottone si desta tromba, non è certo per colpa sua. La cosa mi pare ovvia: io assisto allo sbocciare del mio pensiero: lo guardo, lo ascolto: do un colpo d'archetto; la sinfonia si agita nelle profondità, oppure salta con un balzo sulla scena.
Se i vecchi imbecilli non avessero trovato dell'Io che il significato falso, non avremmo da spazzar via questi milioni di scheletri che, da tempo infinito, hanno accatastato i prodotti del loro guercio intelletto, proclamandosene fieramente gli autori!
[...]
Funzionari, scrittori: autore, creatore, poeta, quest'uomo non è mai esistito!
Il primo studio dell'uomo che voglia essere poeta è la sua propria conoscenza, intera; egli cerca la sua anima, l'indaga, la tenta, l'impara. Appena la sa, deve coltivarla; la cosa sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo naturale; tanti egoisti si proclamano autori; ce ne sono molti altri che si attribuiscono il proprio progresso intellettuale! - Ma si tratta di fare l'anima mostruosa: come i comprabambini, insomma! Immagini un uomo che si pianti verruche sul viso e le coltivi.
Io dico che bisogna esser veggente, farsi veggente.
Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di pazzia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non conservarne che la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto, - e il sommo Sapiente! - Egli giunge infatti all'ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di qualsiasi altro! Egli giunge all'ignoto, e quand'anche, smarrito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrà pur viste! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori; cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro si è abbattuto!
[...]
Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco.
Ha l'incarico dell'umanità, degli animali addirittura; dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta di laggiù ha forma, egli dà forma; se è informe, egli dà l'informe, Trovare una lingua; - Del resto, dato che ogni parola è idea, verrà il tempo di un linguaggio universale! [...]
Questa lingua sarà dell'anima per l'anima, riassumerà tutto: profumi, suoni, colori; pensiero che uncina il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantità di ignoto che nel suo tempo si desta nell'anima universale: egli darebbe di più - della formula del suo pensiero, della notazione della sua marcia verso il Progresso! Enormità che si fa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe veramente un moltiplicatore di progresso!
Quest'avvenire sarà materialista, come lei vede; - Sempre piene di Numeri e di Armonia, queste poesie saranno fatte per restare.
[...]
L'arte eterna avrebbe la sua funzione, così come i poeti sono cittadini! La Poesia non ritmerà più l'azione; sarà più avanti.
Nel frattempo, chiediamo ai poeti del nuovo, - idee e forme. Ogni mestierante potrebbe credere ben presto di aver soddisfatto tale domanda. - No, non è questo!
I primi romantici sono stati veggenti senza rendersene ben conto; la cultura delle loro anime ha preso inizio dagli accidenti. [...] Lamartine talvolta è veggente, ma strozzato da una forma vecchia. - Hugo, benché troppo testardo, ha pure, delle cose viste negli ultimi volumi: I Miserabili sono una vera poesia.
[...]
I secondi romantici sono molto veggenti; Th. Gautier, Lec. de Lisle, Th. de Banville. Ma siccome indagare l'invisibile e udire l'inaudito è cosa diversa dal riprendere lo spirito delle cose morte, Baudelaire è il primo veggente, il re dei poeti, un vero Dio. Purtroppo egli ha vissuto in un ambiente troppo artistico; e la forma tanto vantata in lui è meschina: il rinvenimento di cose ignote richiede forme nuove.
[...]
La nuova scuola, detta parnassiana, ha due veggenti, Albert Mérat e Paul Verlaine, un vero poeta. - Ecco. - Così, studio di rendermi veggente. [...]

A. Rimbaud

































Postato da Alessandro Ansuini
04:22 |||

 

 

sabato, novembre 15, 2003

Climbing Up The Walls

I am the key to the lock in your house
That keeps your toys in the basement
And if you get too far inside
You'll only see my reflection

I am your face when she sleeps tonight
I am the pick in the ice
Do not cry or hit the alarm
We are friends till we die

And either way you turn
I'll be there
Open up your skull
I'll be there
Climbing up the walls

It's always best when the light is not on
It's always better on the outside
15 blows to the back of the head


So lock the kids up safe tonight
And shut the eyes in the cupboard,
Do not cry out or hit the alarm
You'll get the loneliest feeling that

Either way you turn,
I'll be there
Open up your skull,
I'll be there
Climbing up the walls

Climbing up the walls
Climbing up the walls




































Postato da Alessandro Ansuini
16:48 |||

 

 

SUGGERIMENTO PER ASPIRANTI SCRITTORI

Considerate questo. Io faccio il portiere d'albergo. Ora. Se aiuto un cliente a portare una valigia, lui mi da dai cinque ai dieci euro. Il tempo che intercorre fra lo svolgimento dell'operazione e l'incasso dell'obolo è circa 5 minuti. Scrivere Ronde de la nuit m'è costato sei mesi di lavoro e ne costa 8, di euro. Meditate gente, meditate.

Postato da Alessandro Ansuini
16:25 |||

 

 

giovedì, novembre 13, 2003

Appena - Recensione di CassiodoroV

Alessandro Ansuini, “Appena”, i figli belli 2003, pp. 28 (ifiglibelli.com)

Ho sentito la musica di Ansuini. È la forma del periodo combinata con la linea di basso dell’invenzione, in altri termini, il groove. Non melodia, quindi, per la quale varrebbe il criterio di prevedibilità della nota successiva, ma schema astratto che invogli all’edificazione di un modello la cui ripetizione è anche fondazione di utopia, ossia la sconfitta del tempo. Un genere musicale possibile soltanto a parole: infatti la letteratura è maggiore tra le arti, ammesso e non concesso che la parola non le vada stretta, nei due sensi: la parola ‘arte’ e la ‘parola’ in generale.

Ora io questa musica l’ho sentita e da quel momento non ho potuto, se non a prezzo di sforzi sovrumani, interessarmi a dettagli come: Il Significato, La Progressione Della Vicenda; cose che in letture precedenti m’erano semplici per riconoscimento gestaltico. Come dire: tra umani ci si capisce, non c’è problema. Ma dopo la musica (la musica a parole) tutto questo non regge più. Verrà tradotto (A.) e si scoprirà che il livello profondo di tutte le lingue si compone degli stessi suoni psichici o struttura atomica, e che sotto la patina del cosiddetto messaggio, di fianco al mezzo usato per diffonderlo, e quindi ad esso estraneo, un organismo, avido di materia ma generoso d’immateriale, arrota i propri denti metaforici. Vale per Ansuini, vale per ogni autore che, come lui, si faccia penna, anzi lo sia.

Poi vedi le parole e c’è Rimbaud, c’è Cristo, ma solo perché ognuno ha dei padri ladri da amorosamente liquidare. Viene da chiedersi perché – un chiaro depistaggio, l’urgenza del quesito – scegliere questi due, ossia uno scrittore e un personaggio romanzesco, e viceversa, nel mito – e si penserebbe “la sa lunga”, ma benché lo si possa scambiare per un autore sapienziale, egli è qui, in questo universo di 28 pp., trascrittore di volatili biscrome. Nel mentre, si formano figure che nemmeno Ansuini ha visto mai, da vero visionario. È poesia? È prosa?

Vi sono – resto sui grandi – brani che ne rivelano simbiosi, o: traslazione dell’idea di sé a delizioso analogo. Qui è il canto della balena. Ansuini l’ode e si vede, in ciò rendendo il proprio gesto complementare a quello di Ulisse, che si fa legare e per nessuna ragione al mondo eccetera. Perché? Perché lui è la sirena (lui, A.), e dimmi se “Appena” non è il pelo dell’acqua, la parola nostalgia assaltata da ogni parte dai colpi di pinna vigorosi di una lettura che la rivolta in rigoglio, e spezzata e protesa dai picchi fizzanti della fontana che gli nasce dal dorso e nel dorso gli rimuore.

Un plauso all’editore, il quale ha generosamente condiviso la registrazione amatoriale di quei suoni senza aggettivi con un pubblico che spera non vasto ma ruvido, un pubblico che assorba gli odori e i suoni risuoni, come le penne rigate in mezzo al sugo.












Postato da Alessandro Ansuini
20:47 |||

 

 

martedì, novembre 11, 2003

GEEK U.S.A.

Lover lover let's pretend
We're born as innocents
Cast into the world
With apple eyes

To wish wish dangerous
My dear delirious
To try and leave
The rest of us behind

Shot full of diamonds
And a million years
The disappointed disappear
Like they were never here

Kiss kiss all of this
The hiss that we had miss
And understand what can't be understood

Sear those thoughts of me
Alone and unhappy
I never liked me anyway

If by chance
Or circumstance
We should fail
Don't be so sad

Shot full of diamonds
and a million years
The disappointed disappear
Like they were never here

In a dream
We are connected
Siamese twins
At the wrist

And then I knew we'd been forsaken
Expelled from paradise
I can't believe them
When they say that it's alright

Words can't define what I feel inside
Who needs them?
Caught with this virus of my mind
I give in to my disease, of my needs
To my disease, of my needs

She really loves to break
Her dad says its OK
She really loves to break
And give it all away

Her ma says she's afraid
What more can she fake
She really needs to break
And give herself away

She gave it all away
She gave it all away
She gave it all away
We really love the USA
































































Postato da Alessandro Ansuini
04:19 |||

 

 

domenica, novembre 09, 2003

da MEDEA - di Omar Kesabian

 

Eccolo, un nuovo giorno: (la tua vergine disposta) un’alternanza di fami diverse, venti sigarette,
un bicchiere d’acqua sul comodino a notte.
(nel pomeriggio rimarrò a fissare sei persiane celesti abbassate – rettangolari - fra alcuni archi d’ombra
creati dagli alberi)
Nella luce la tua pelle pare sottile.
(ho seduto fra le mura consuete con disciplina monacale, servendo cerimonie)
Da piccola ti chiamavano la ragazza di vetro, per via di quelle lunghe dita e di quei modi silenziosi
(in una luce arancione cupo un uomo mi passerà piano davanti frangendo un silenzio di porcellana:
i chiodi dei suoi vaghi rumori mi si conficcheranno addosso dappertutto)
Delle tue foto di bambina che mi hai mostrato t’è rimasto il collo e quella postura annoiata, con un mano sui fianchi, dove sembri trattenere il respiro.
(nello stesso momento annoterò una quantità di verdi diversi, e il corridoio della sera sarà arredato da minuscoli soli di neon, minuscole bocche e dalla loro sete: le luci delle macchine si allineeranno in filari di rosso grano.)
Mi perdo nei disegni celesti sul tuo corpo traccianti negativi di fulmini viola su sfondo bianco.
(Il corpo nudo d’una donna non possiede alcuna voce. È silenzio di specchio.)
Io, adesso, vorrei saperti dipingere.
Nelle cattedrali anche il silenzio ha un brusio di fondo.



















Postato da Alessandro Ansuini
19:31 |||

 

 

giovedì, novembre 06, 2003

TALK SHOW HOST

I want to, I want to be someone else or I'll explode
Floating upon the surface for
The birds, the birds, the birds

You want me, well fucking well come and find me
I'll be waiting with a gun and a pack of sandwiches
And nothing

You want me, well, come on and break the door down
You want me, fucking come on and break the door down
I'm ready

 

 














Postato da Alessandro Ansuini
21:06 |||

 

 

 

Baudelaire make-up

In molti casi perdo la mia santità, la mia fiducia in essa. E scompaiono le parole del poeta: rendi perfetta la tua volontà. Torno a muovere la carne e l’unico paio d’occhi come una persona qualsiasi, in un posto qualsiasi, in un giorno qualsiasi. Con essa, sfuma via anche la parola, che è il mezzo, la procedura di testimonianza, l’atto che fa si che ci sia la comunione fra me e il mondo che è tutto intorno, in pressione costante addosso.

(Dieci notti e una scatola di fiammiferi umidi – poca voce, poca luce – e un bisogno ottuso di sfondare l’imene della comprensione di qualcuno, adagiato in qualche stanza opposta come un vaso su una tovaglia a quadri bianchi e celesti, sentendosi parte)

Scrivere è un atto inutile. In una visione ampia e pagana del susseguirsi del tempo si riesce a raggiungere una cognizione certa e assoluta che produrre simboli morti su carta sia un atto insensato, come tutti gli atti che appartengono alla sfera umana. Si potrebbe ragionare sul perché, dell’atto in sé, sul fine conscio e inconscio della persona che scrive. Colui che scrive cerca l’immortalità, la propria affermazione a posteriori di sé, si immagina vivo, si disegna attivo e presente in un tempo che non gli appartiene, ma l’immortalità, che è un pensiero valido solo finché si è vivi, è in realtà un’idea che serve ad appagare la sete continua che il presente lascia nella gola della mente, ed ha connivenze feroci con un’altra forma di onnipotenza: la depressione.

(Qualcosa che sia simile alla procedura della notte: un movimento che non chiede nulla, s’impone, in semplicità, sulla quantità di ordine che si tenta di disporre. Mascelle spugnose laccate di nero che fanno messe della carne di cui la luce si compone)

Il pensiero di poter esser letti, ossia che il nostro pensiero possa fluire liberamente dalla carta ed entrare di nuovo in circolo in un’altra mente, in un altro corpo ( la scrittura, come qualsiasi forma d’arte, è sia carnale che spirituale) da l’idea di un continuum del pensiero che sopravvivrebbe alla carne, continuando a tenerci vivi anche quando di noi non rimarrà nemmeno il ricordo.

(Sapete bere benissimo dal calice altrui, le vostre dolci rese sono presunte, non ho mai preteso di entrare nella vostra bocca, non intendo tramutarmi in suono al cospetto delle vostre camere abituali.
Vi offro una maschera e dopo averla indossata mi guardate e gridate: uno specchio, uno specchio!!!!
E arrivati dinanzi a me credete di averlo trovato.)

In realtà, dopo l’atto certo della morte, l’esser o non esser ricordati è una presunzione che smette di riguardarci.
“Siamo ciò che siamo perché prima l’abbiamo immaginato”, è la frase che continua a farci sognare come se dopo la nascita e la copula e la morte ci sia ancora spazio per noi nel posto dove non abitiamo più.

(Non ho modo di chiarirvi la strada, vago con un cerino umido in mano, ho avuto la colpa e la presunzione di illuminare dettagli conosciuti ma non visti, ho detto che punti diversi formavano un’unica architettura, ma non ho detto dove si trovasse, ne i tempi e i modi per portarla a componimento.)

Allora andiamo: immaginiamoci.

(Ciò che posso fare è prendervi amorevolmente per le spalle e porvi davanti ad uno specchio, quindi, una volta sfilata via la maschera, lasciarvi a contemplare il vostro volto che ora vi appare sotto una luce diversa. E sentir fremere le proteste per non aver portato a termine nulla, ma esser stato creatore di un ennesimo trucco.)
























Postato da Alessandro Ansuini
20:04 |||

 

 

mercoledì, novembre 05, 2003

COMMUNIQUE #1 (SPRING 1986)
I. Slogans & Mottos for Subway Graffiti & Other Purposes

ROOTLESS COSMOPOLITANISM
POETIC TERRORISM
(for scrawling or rubberstamping on advertisements:)
THIS IS YOUR TRUE DESIRE
MARXISM-STIRNERISM
STRIKE FOR INDOLENCE & SPIRITUAL BEAUTY
YOUNG CHILDREN HAVE BEAUTIFUL FEET
THE CHAINS OF LAW HAVE BEEN BROKEN
TANTRIK PORNOGRAPHY
RADICAL ARISTOCRATISM
KIDS' LIB URBAN GUERILLAS
IMAGINARY SHIITE FANATICS
BOLO'BOLO
GAY ZIONISM
(SODOM FOR THE SODOMITES)
PIRATE UTOPIAS
CHAOS NEVER DIED

Hakim Bey - da Zone Tempraneamente Autonome. Suggerisco, altresì, la pianificazione e attuazione di interventi rapidi e decisi, come entrare in una banca nell'ora di punta, cagare in un angolo e scappare fuori. Se vi manca il coraggio potreste sempre aggirarvi di notte fra i vari sportelli bancomat, e masturbarvi davanti alle telecamere.(anche con passamontagna. Disattivarli, anche, attaccando gomme da masticare sui numeri o lasciando scritte che coprano lo schermo è sempre consigliabile. Le scritte, per chi non capisce l'inglese, sono sopra. Siete liberi di invetarne altre.


















Postato da Alessandro Ansuini
20:26 |||

 

 

martedì, novembre 04, 2003

PORNOMANI E NANI - Confidenze riguardo alla lettura e alla scrittura

Ho sempre riflettuto sulla condizione del lettore, essendo stato io stesso, qualche tempo fa, lettore avido e accanito.

Sono giunto alla conclusione - soggettiva - di considerare colui che legge alla stregua di un voyer di film pornografici - e di qui l'accezione di pornomane attribuita al lettore - come elemento che cerca, fissando qualcosa a se estraneo, piacere personale nell'osservazione maniacale di altri.

Così come lo spettatore di film pornorgafici ha le sue preferenze - ragazzine, grassone, orientali, e un certo tipo di scene - così il lettore ha le sue preferenze lessicali, di stile, di ambiente - il tutto, libro o film pornografico, viene evidentemente proiettato nel suo, del lettore/pornomane intendo,

fondale psicologico, e di qui tutta una serie di associazioni che gli fanno apprezzare o meno un'opera, o riescono a portare un film pornografico alla giusta conclusione, ossia una masturbazione soddisfacente.

Sono rari i casi in cui il lettore si lascia trasportare dalle correnti di chi ha prodotto l'opera, e aggiungo giustamente a mio modo di vedere, poiché

l'opera che abbandona l'autore è come un figlio, non ha proprietà, e viene in certo modo concessa.

A questa premessa, vado ad aggiungere, oltre al mio modo di intendere il lettore, il mio modo di intendere la scrittura, con particolare attenzione rivolta alla scelta di quale pubblico si desidera conquistare, poiché di una scelta si tratta, il tutto per evidenziare la mia assoluta necessità di non comparire

e tantomeno di promuovere le mie opere.

Essendo persona radicalmente anarchica, e ritenendo la mia condizione di poeta come una menomazione, come una malattia, piuttosto che come un pregio o una virtù, ritengo la produzione di uno scritto come una donazione, e di qui l'impossibilità dell'autore di ringraziare il proprio lettore, ma la necessità di esser ringraziato.

Se poi si ringrazia il lettore che con i suoi soldini ci da mangiare, questo è tutto un altro paio di maniche e rientra sotto la categoria della prostituzione, nella sequenza innegabile di prestazione di servizi e ricevimento dell'obolo.

Tutto ciò pone con semplicità uno dei più grossi dilemmi, che poi, come tutte le grandi cose, si poggiano su una sfumatura: intendo la differenza sostanziale fra lo scrivere e il fare lo scrittore.

Ora, nella mia esposizione personale, debbo far notare come per me lo scrivere non sia per niente un piacere, né tantomeno un diletto, ma una sofferenza vera e propria, ritenendo valido di esser definito "arte" solamente quel tipo d'esposizione che prenda spunto da un assunto irrinunciabile: scrivere come se nessuno dovesse non leggere mai, il che proibisce la paura, innanzi tutto, sentimento che attanaglia la maggior parte, se non la totalità, degli scrittori stipendiati, tutte quelle brave fila d'operai letterari che per mangiare scrivono.

Parlo di queste persone con una sorta di disprezzo, e me ne scuso, ma non riesco a non considerare l'assenza di senso del ridicolo che spinge uno scrittore o un poeta a presentare libri o a spiegare le sue composizioni.

L'arte della scrittura nasce da una mente solitaria e ad un'altra mente solitaria è rivolta.

Il silenzio in cui è prodotta un'opera andrebbe rispettato anche mentre l'opera trasmigra verso un'altra mente, diversa da quella del creatore.

La lettura delle poesie, i cosiddetti reading, è solo un pretesto per sfruttare la conseguenze del proprio scrivere, spessissimo in maniera prettamente sessuale, oltre che economica.

Uno intelligente affermava che una volta entrati nella testa delle donne ad entrargli nelle mutandine ci vuole poco: il discorso, s'intende, vale anche all'inverso.

La lettura, lungi dalla pretesa noiosissima di riferire in maniera univoca lo scritto del morto orale, può essere apprezzata solo da chi la espleta, nel momento stesso in cui, col suo concerto orale, lo speaker diviene "poesia nel suo svolgersi", e in alcuni casi il poeta stesso. Un diletto tutto personale, insomma, se vogliamo escludere i succitati intenti economici e sessuali.

È chiaro che, per esempio, una lettura vocale, anche ottima, per esser apprezzata andrebbe registrata e ascoltata mille volte, proprio come si fa con la musica, per poterne gustare le sfumature.

Tutto ciò che di corollario ne sussegue, nell'atteggiamento di colui che si espone all'altrui dileggio e osservazione, qualsiasi atteggiamento esso assuma, diviene uno spettacolo, e il poeta diviene simile alla bestia tropicale che file di persone vanno a vedere nello zoo - esseri strappati al proprio ambiente ed esibiti - o a quei circhi che espongono le mostruosità come attrazione, nani, donne barbute et similia.

A chiusura di queste mie affermazioni, volte solamente a giustificare, con una visione ovviamente personale Le accezioni "scrittura" e "lettura", il mio non

definirmi né scrittore né poeta, voglio rilevare come esso non sia una soluzione, né una via d'uscita da alcunché.

Chiunque è preda del sacro fuoco della poesia sa che esso è il peggior critico di se stesso, che non ci sarà mai tempo per rimirare le proprie opere, per farsene un vanto, essendo la scrittura, come detto, considerata alla stregua di una malattia che andrebbe curata, evirata, per alleviare lo spirito del malcapitato che la intende in questo modo.

Spero di esser riuscito a spiegare, con questi brevi incisi, il perché dell'impossibilità della scelta di un mercato da conquistare, dell'impossibilità di

spiegare ad alcuno alcunché, della constatazione che chi scrive è seduto davanti ad uno specchio, al suo vacuo doppio, la sua sedia vuota, e ogni immagine che compone è volta a riferire ciò che in lui manca - ed è assenza - mai ciò che esso è.

L'unica cura possibile per questa forma di malattia è la soppressione della pagina bianca.

Postato da Alessandro Ansuini
16:10 |||

 

 

CONSIDERAZIONI SU ANNA TATANGELO

 

Ho queste due cose appuntate in agenda, da fare oggi:

 

Un paio di mesi fa ho visto un programma in tv, tipo una sfilata di moda (osservo le caviglie delle modelle, i loro sguardi seri che fissano il vuoto e il vuoto gli fa schifo, alle modelle) e ad un certo punto il presentatore ha chiamato Anna Tatangelo anzi no, lei cantava proprio la sigla.

Ho assistito a tutta la canzone in mutande, la maglietta bianca, in piedi accanto al letto. Mi voglio fidanzare con Anna Tatangelo, ho pensato.

Sandro, lascia perdere i tacchetti che muoveva abilmente.

Ma tu una che a sedici anni si mette davanti a mille persone e canta tranquilla e fa l’occhiolino alla telecamera e sorride, dicevo

 

Devo andare a ritirare la roba in lavanderia, stasera. Ventisei euro per le giacche mi sono sembrati eccessivi.

Stamattina ho chiamato la dottoressa per ordinare gli psicofarmaci per stare sereno ma lei non c’era e il sostituto fa sempre troppe domande.

Rimanderò l’acquisto.

 

Ieri mi ha fermato la polizia. Solo un controllo, hanno detto.

 

 

 

 

Ginepro Toccafondi

   

 

 

 

 

 

 

Postato da Alessandro Ansuini
15:12 |||

 

 

#comunicazione numero uno# ultras + blackblok

La notte, su canale 5, c'è mediashopping. hanno anche un sito internet. lì si può acquistare il set affilalame pirana + piranina (un affilalame portatile che si può nascondere ovunque) al costo di 15 euro. Per le vostre trasferte, per i vostri G8, un oggetto immancabile. Per la battaglia di strada, per costruire armi "già dentro allo stadio", l'occasione che aspettavate. set affilalame pirana + piranina, 15 euro, canale 5, tutte le notti.

Postato da Alessandro Ansuini
03:03 |||

 

 

Questo Blog non è per nessuno. E' un blog d'aggiornamento sulla condizione umana, con postille e consigli mirati alla distruzione della famiglia nucleare. Si alternano alla scrittura Alessandro Ansuini, Roberto Ansuini, Arianna K e Omar Kesabian. In questo spazio dovrete considerare inutili tutte le piattaforme da cui siete soliti partire con i vostri ragionamenti, supposizioni, opinioni. Qui non abbiamo bisogno della vostra personalità. Questo blog non insegna né istruisce. Questo blog non vi vuole come lettori. Spiega semplicemente una visione umana scevra da architetture morali e religiose in quanto esiste una sola religione, valida per tutti, e una sola morale, valida per tutti. Questo è un blog dedicato alle scimmie, ed è illegale. Chiunque voi siate, non siete i benvenuti.

Postato da Alessandro Ansuini
01:37 |||